A Londra Nicola Piovani racconta la sua musica “pericolosa”

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“Una nota, una pausa. Ancora una nota, un’altra, poi una pausa e un’altra nota ancora. E così via. Questa musica a cosa allude? A nulla! Eppure mi commuove, mi fa riflettere, piangere alcune volte. Ma non so perché. So solo che è pericolosa”.

Federico Fellini temeva la musica, tant’è che per lui il momento migliore per ascoltarla era durante le fasi di lavorazione di un film, quando proprio il suo lavoro si tramutava in uno scafandro che lo proteggeva da quella “minaccia”.

“Ma la musica è davvero pericolosa?”. Dice Nicola Piovani ospite d’eccezione per “Suona Italiano” all’Istituto di cultura di Londra, in un evento organizzato in concomitanza con il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, voluto dalla Fondazione Musica per Roma. Nicola Piovani dietro a un Fazioli “il miglior produttore di pianoforti al mondo, un onore poterlo suonare”, racconta la sua vita: oltre 40 anni di storia, di note, di aneddoti, di premi infiniti. Ma soprattutto suona 40 anni di vita parte dei quali è possibile ritrovarli in forma di parole nel suo libro “La musica è pericolosa”.

Nicola Piovani Londra“Il titolo prende spunto proprio dai ricordi che ho con le collaborazioni con Fellini – racconta Piovani, alzandosi dallo sgabello, passeggiando per la sala in un clima amichevole instaurato col pubblico, italiano e inglese, pronto a non perdersi neppure un attimo di questa occasione unica -. Parecchie volte con Federico mi sono confrontato sul significato della musica. E sempre dietro a un pianoforte. Perché è proprio il pianoforte il primo contatto tra regista e direttore, ancor prima che si giri un film e ancor prima che l’orchestra ne suoni il tema conclusivo. Provavo sempre a metterlo a suo agio, ma avvertivo che in Fellini c’era un velato disagio, per questo suo timore nell’affrontare le note, le stesse che sarebbero poi dovute essere alleate nel suo film. Ma, forse, proprio questa pericolosità di cui tanto accennava, era quella difficoltà in più che a me serviva per creare i temi musicali. Una sorta di sfida che motivava ancor di più il mio lavoro”.

Ed ecco Piovani tornare nuovamente di fronte al “Fazioli” per intonare “La voce della luna”del 1990 ultimo film girato da Fellini, in particolar modo il motivo dell’oboe sepolto ma di cui ancora si avverte la sua melodia. Sarà quello il primo momento in cui la sala dell’istituto perderà la sua collocazione spazio-temporale, per immergere il pubblico in un viaggio nelle sette note senza inizio e senza fine, senza estremi e senza bordi.

Il secondo momento è stato invece dedicato a “Caro diario”, musicato per il film di Nanni Moretti e soprattutto “scritto in appena 15 giorni – racconta Piovani -. Tempi strettissimi perché ci furono degli inconvenienti tecnici e mi chiesero di consegnare nel più breve tempo possibile le musiche. Nonostante siano passati ormai 21 anni da quel film, ad oggi il tema di Caro diario è quello che più sento mio, quello che in un modo o nell’altro durante i miei concerti lo inserisco sempre dentro, perché sono io”.

Discorso a parte invece per “La vita è bella” di Roberto Benigni, triplice premio Oscar nel 1997 come miglior film straniero, migliore colonna sonora e miglior attore protagonista… “un tema che lo devo sempre proporre, perché avverto che il pubblico lo attende con impazienza – continua Piovani -. Ma anche per questo ci sono dei simpatici aneddoti, come quello di Benigni che quando mi chiamò per presentarmi la sceneggiatura, prese una intera sala di un ristorante e dopo aver mangiato mi recitò il film. Sì, proprio così, me lo recitò dall’inizio alla fine, quando di norma si spiega o se ne legge il testo. Io rimasi esterrefatto da tutta quella sua carica emotiva e tornato a casa iniziai subito a lavorare. Ma non fu semplice. Non fu semplice ragionare su un film diviso in due storie differenti, prima un ragazzo che sogna di sposare la bella del paese e di aprire con l’amico una libreria; e poi un ragazzo, la sua amata e il bambino chiusi in un campo di concentramento, per altro con la morte finale del protagonista che, secondo i distributori, avrebbe segnato la fine dell’era Benigni, per via del flop certo del film ai botteghini. E invece… Ma lasciamo da parte gli “esperti del mercato” e la loro bravura a dirti solo dopo il successo planetario, perché il film ha avuto quel successo, e torniamo a noi, a questa difficoltà di un film “scomposto”. Dopo un po’ trovai la soluzione, una chiave di lettura differente: in realtà non erano due storie distinte, ma gli stessi protagonisti che per sottrazione vivevano momenti differenti della loro vita, nel passaggio da ragazzi ad adulti, togliendo l’amore nella loro vita per lasciare solo il dramma. E in questo mi venne in aiuto un mio vecchio professore di composizione, che talmente lo consideravo un conservatore così estremista per nulla disposto ad aprirsi fissato con il concetto delle note vicine, che dopo un anno abbandonai i suoi studi. Ma bastò proprio quell’anno per darmi l’ispirazione giusta per comporre il motivo dalla doppia tematica de “La vita è bella” basato proprio sulle note vicine”.

Il “Fazioli” torna così a produrre musica e stavolta regalando ai presenti una emozione più unica che rara, quella di una musica da Oscar eseguita dal suo stesso ideatore e autore.

“C’è una musica non mia che mi avrebbe fatto piacere scrivere? – risponde Piovani a una domanda del pubblico -. In realtà ce ne sono mille. A chi non avrebbe fatto piacere, per esempio, scrivere il tema di “Luci sulla città” di Chaplin musicato dallo stesso Chaplin con Johnston e Newman. Ma potrei andare avanti all’infinito, per questo preferisco suonarvela…”

E c’è invece una musica che lei ha scritto per un film che però non gli è mai stato proposto? “No – continua il maestro -. Più che altro perché non ho mai avuto tempo per pensarci su preso dalle tante cose che ho fatto fino ad ora. Ma prima o poi mi ci dedicherò, perché è pur sempre un esercizio di stile che aiuta a mantenersi in forma. Anche se in realtà quando si compone, fuori dal mondo del cinema, comunque si pensa sempre a una sorta di immagini che potrebbero accompagnare la tua musica. Come nel recente “I viaggio di Ulisse”, musiche che ho composto e che forse potrebbe andare bene per una serie televisiva, perché no!”.

Ma alla fin fine questa musica, come sosteneva Fellini, è davvero pericolosa? “Non so dirlo ancora. Certo è, che se pure lo fosse, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità”.