A Londra un “occhio” di riguardo per voi c’è sempre. Anzi 7.431

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Sono ormai diventate dei punti di riferimento della capitale inglese al pari delle cabine rosse, i cab neri, i double decker, London Eye, Big Ben, Piccadilly Circus e via via elencando la lunga lista di oggetti, luoghi e simboli che caratterizzano Londra agli occhi di turisti e residenti.

Sono le telecamere di sorveglianza, che sui territori anglofoni si identificano con l’acronimo CCTV, closed circuit Television. Ce ne sono ad ogni angolo, in ogni punto, lungo ogni strada tanto che solo quelle gestite dal Governo attraverso la polizia e posizionate nei 33 borough (municipi) della capitale inglese sono 7.431 rendendo di fatto Londra la città più videosorvegliata del mondo.

Tanto per fare alcuni paragoni New York ne ha circa 2.000 e Parigi 326 (dati Westminster City Council 2014). Le settemila e passa sono in realtà solo quelle che in tempo reale vengono visionate dai centri di polizia per intervenire in pochi attimi nei luoghi dove si verificano incidenti stradali, attentanti, furti, rapine o risse e comunque solo in aree pubbliche all’aperto. A queste si aggiungono le dieci, cinque per piano, installate nei double decker, i pullman rossi a due piani, traformandoli nei posti più piccoli al mondo e più videosorvegliati; Londra conta circa 7.300 bus pubblici.

telecamere-LondraMa la lista non finisce qui, perché poi ci sono quelle posizionate nei treni della Tube due per ogni vagone, e l’intera flotta ne conta 4.134 (dati Tfl – Transport For London 2014). Ci sono anche quelle all’interno dei locali e strutture privati, dai pub ai ristoranti passando per negozi di abbigliamento, musei e palazzi, che per legge devono avere un proprio sistema di videosorveglianza interno che di media conta quattro telecamere ogni 30 metri quadri. Per concludere con i cab, i classici taxi neri, anche loro dotati da qualche tempo a questa parte di microtelecamere per prevenire spiacevoli rapine.

Questa crescita esponenziale dei sistemi CCTV nella capitale inglese è abbastanza recente, iniziata poco più di 12 anni fa in risposta a un attentato avvenuto nel 1999 ad opera di un gruppo di militanti neo nazisti che lanciarano delle molotov all’interno di un pub in Old Compton Street uccidento tre persone e ferendone un centinaio. Da quel momento si decise di adoperare le telecamere per monitorare zone sensibili della capitale. Ma col passar del tempo la scelta fu di ampliare sempre di più il raggio d’azione tanto che nel 2002 venne allestito nel borough di Westminster il primo centro per il monitoraggio costante del territorio. Ora ce ne sono vari, sparsi per Londra con la relativa serie infinita di cartelli in ogni angolo della città che avvisano “Warning CCTV in operation” e neppure in maniera per nulla discreta, dato che le telecamere sono sempre ben visibili sui pali o chiuse nelle loro bolle di plastica lungo i muri. Violazione della privacy? Eccesso di sicurezza? Ad ognuno il suo punto di vista. Certo è che in alcuni dei momenti più terrificanti della recente storia della città di Londra (dagli attentati nella metropolitana del 7 luglio del 2005, alla morte della spia russa Aleksandr Litvinenko avvenuta proprio a Londra nel novembre del 2006, alle due auto-bombe scovate e disattivate prima che esplodessero nel giugno del 2007 di fronte al Tiger Tiger nigthclub) proprio grazie al massiccio circuito di telecamere, le forze dell’ordine inglesi sono riusciti a prevenire, ricostruire e in alcuni casi a risalire anche agli autori.

A conti fatti, è difficile avere un numero preciso di quanti “occhi elettronici” sono puntati su Londra in ogni istante del giorno e della notte. E’ davvero complicato, per non dire impossibile, trovare un angolo della città dove non si è osservati, a meno che non ci si chiuda dentro casa, ricordandosi però sempre di spegnere la propria web-cam.

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