Alexander Pope nella letteratura inglese

0

Alexander Pope tra satira, classicismo e galanteria letteraria.

Quale solenne e maestosa statua del classicismo inglese, sospesa tra età barocca e Illuminismo, si erge la figura di Alexander Pope, principe dei satiristi dell’età augustana e padre di una certa pedanteria metrica e stilistica, contro cui leverà violentemente gli scudi la corrente romantica. Nato a Londra il 21 maggio 1688, Alexander Pope proveniva da una famiglia di cattolici romani, la cui assoluta fedeltà al Papa gli procurò probabilmente questo singolare cognome: Pope in inglese significa, appunto, Papa. Si ritiene che suo padre fosse un mercante di stoffe il quale, in seguito ad una grande fortuna in affari, si trasferì a Binfield, nella Foresta di Windsor, quando Pope aveva circa 12 anni. Il fatto più rilevante della sua infanzia fu una malattia perniciosa; pare che avesse contratto una forma di tubercolosi cronica che gli apportò una irreversibile deformazione della spina dorsale. Egli fu sempre di corporatura esile e in età avanzata, fu prevalentemente disabile, e in ragione di ciò fu costretto a indossare uno speciale busto rigido correttivo. La sua salute fu sempre precaria ed egli stesso si ritenne quasi in stato di eterna colpevolezza quando, senza alcuna esagerazione, parlava della sua lunga malattia come parte della sua stessa vita: this long desease, my life. Sebbene dovette fronteggiare quest’oscuro male per tutta la vita, Alexander Pope, pur tuttavia, mantenne sempre un patetico senso d’orgoglio che gli derivava dal fatto che, nonostante avesse iniziato la sua carriera letteraria con questo tipo di grave handicap, fu accettato e riverito nei più alti circoli culturali dell’epoca, a cagione solo dell’irrefutabile forza del suo talento poetico.
A parte questa malattia, poco sappiamo della sua infanzia e della sua prima educazione culturale, sicché tutti i suoi primi lavori letterari possono essere descritti in breve. Il suo primo lavoro ad essere pubblicato nel 1709 fu un libretto di componimenti pastorali intitolato appunto Pastorals. Seguì due anni dopo, nel 1711, la pubblicazione dell’ Essay on Criticism, concisa esposizione della nozione di correttezza in poesia, che è un doveroso tributo di riconoscenza letteraria agli scrittori francesi del tardo Seicento (Boileau, Molière, Racine) e prima ancora agli scrittori classici quali Aristotele, Omero, Virgilio e Orazio. Infatti Pope dovette leggere ampiamente i classici e, a giudicare dalle sue prime traduzioni giovanili, fu alquanto esperto nelle lettere latine e greche. Il poeta inglese che egli elesse a suo modello fu Dryden e, in senso lato, Pope può essere ritenuto un “allievo” di questo poeta più anziano, il quale morì nel 1700 quando Pope aveva appena 12 anni. Il verseggiare del giovane Pope deve chiaramente molto al suo predecessore: il suo debito più manifesto fu la rima baciata (rhyming couplet), che Dryden aveva sviluppato in una forma espressiva molto più flessibile e personale, il cosiddetto distico eroico (heroic couplet). Il successivo lavoro di Pope, pubblicato nel 1712, il noto The Rape of the Lock (Il Ratto della ciocca), fu un poema satirico scritto in finto stile eroico (mock-heroic style), lo stesso modulo stilistico usato da Dryden nel suo poema Mac Flecknoe del 1682.
Intorno al 1712 Pope entrò negli ambienti dell’alta società londinese e, insieme ad altri scrittori più anziani di lui come Addison e Steele, si unì ai prestigiosi Coffee-houses, sorta di salotti galanAlexander Popeti della vita intellettuale, letteraria e politica della Londra illuminista. Egli profuse tutte le sue forze nella creazione di un esclusivo e fittizio club intellettuale di satiristi di prevalente indirizzo conservatore, singolarmente denominato Scriblerus Club. Il Club, fondato nel dicembre del 1713, prese il suo nome da scribler, in quanto i suoi appartenenti si ritenevano se non dei modesti scribacchini in polemica contro l’avverso partito degli scribacchini presbiteriani scozzesi, il cosiddetto Whig Party. Ma lo Scriblerus Club che tra i suoi aderenti vantava i nomi degli scrittori Jonathan Swift, John Arbunthnot e John Gray, non durò a lungo. Infatti fu sciolto dopo un anno, quando in seguito alla morte della Regina Anna nel 1714, il partito dei Whigs andò al potere. Come gruppo letterario lo Scriblerus Club produsse soltanto due piccoli lavori, Perì Bathous or the Art of Sinking in Poetry (Della profondità o l’Arte dell’affogare in Poesia) e The Memoirs of Martinus Scriblerus, (Memorie di Martinus Scriblerus) ambedue pubblicati poco dopo lo scioglimento del gruppo. Il primo era una feroce satira basata sui lavori di alcuni poeti minori, denominati dunces, zucconi o somari, che sarebbero stati attaccati da Pope nella sua opera maggiore The Dunciad; il secondo era una forma di classificazione satirica di tutte le manie e perversioni intellettuali del tempo, qualcosa di simile che poi Swift avrebbe descritto nei suoi Viaggi di Gulliver. Nonostante il Club abbia avuto vita brevissima si può dire con molta probabilità che non vi fu satira del periodo che non sia stata in qualche modo connessa alle discussioni e alle posizioni ideologiche degli Scriblerians, e lo stesso carteggio tra i membri continuò anche dopo il suo scioglimento. Pope 1726
The Rape of the Lock, poema estremamente intelligente in vena alquanto leggera, fu scritto per riparare una lite tra due giovani appartenenti all’alta società londinese e contribuì molto ad affermare la reputazione di Alexander Pope come “Principe dei poeti” (leading poet). La prima versione del Ratto fu scritta tra la tarda estate e il primo autunno del 1711 su suggerimento dell’amico e compagno di studi, il fervente cattolico romano John Caryll, il quale desiderava che Pope risolvesse con una facezia letteraria l’annosa querelle che era sorta tra due famiglie cattoliche di Londra, i Petres e i Fermors, dopo che Robert, Lord Petre, aveva tagliato una ciocca di capelli di Arabella Fermor.
Nel 1713 Pope pubblicò Windsor Forest, delizioso poema pastorale contenente descrizioni di aspetti della campagna inglese e della vita animale che si alternano con passi alludenti ad avvenimenti politici, riconnettendosi in questo modo a quella tradizione di allusioni patriottiche e di vaticinio che Virgilio aveva inaugurato con l’Ecloga IV. Certe sfumature delle descrizioni di Pope hanno già qualcosa della sensibilità romantica. Ma la sua posizione sia nell’alta società che nei circoli letterari si consolidò con le traduzioni dell’Iliade (1715-16) e dell’Odissea (1725-26). Queste grandi imprese letterarie assicurarono a Pope una lunga indipendenza economica e il loro immediato successo di pubblico e di critica gli permise di sottoscrivere un contratto di affitto su una casa a Twickenham, dove avrebbe abitato per il resto della sua vita nel perfetto ritiro dell’uomo di lettere.
Tra la traduzione dell’Iliade e dell’Odissea, nel 1725, Pope pubblicò una edizione su Shakespeare. Non fu proprio un successo e molti dei critici dei suoi errori furono trasformati in eroi di quella che forse è il capolavoro più conosciuto di Pope, il poema satirico The Dunciad (La Dunciade). I primi tre libri furono pubblicati nel 1728; nel 1735 Pope se ne dichiarò autore; il quarto libro, The new Dunciad, apparve nel 1742, e l’edizione completa nel 1743. Il principale eroe del poema fu dapprima Lewis Theobald, che aveva mosso critiche all’edizione di Shakespeare curata da Pope; nella edizione finale il drammaturgo Colley Cibber (1671-1757) fu sostituito al Theobald. I bersagli di questa satira sono i Dunces, zucconi o somari, persone senza talento che provano a trarre proventi per vivere scrivendo roba scadente e di infimo livello. Infatti, in questa satira finto-eroica – la mock-heroic satire è un genere di satira allusiva di gesta e ambienti eroici che accentua l’abissale disparità tra una realtà nobiliare e una volgarmente mercantile –Alexander Pope esprime il suo dispregio sia per i suoi nemici personali che per tutti coloro che egli designò come “picconi letterari di Grub Street” (literary hacks of Grub Street), una via di Londra abitata da librai e squallidi scrittori. La Dunciade non è semplicemente un atto di personale punizione satirica. Essa incarna anche una contestazione genuina e profondamente sentita contro tutto ciò che Pope vedeva attorno a sé, ossia una crescente vena di mediocrità nella vita letteraria e intellettuale all’interno del nuovo sistema capitalistico. E questo fu in linea perfetta con una prospettiva radicale e auto-critica che mostra il suo ribrezzo nei confronti di una opulente volgarità e di una vita senza principi morali, tipica della sua stessa classe, la ricca nobiltà terriera dell’età augustana. Nonostante la maestria della frase e del verso, oggi troviamo di pesante lettura questo poema in cui Pope sfoga il suo risentimento contro scrittorelli di poca importanza, e anche contro degne persone come il letterato e filologo Theobald, e in genere mette in berlina i vizi del mondo letterario, dominato dalla dea Stupidità. Il titolo doveva essere originariamente The Progress of Dulness (Il Progresso della Scipitaggine), ma gli fu poi preferito quello di Dunciade, derivato da dunce, zuccone, originariamente dunsman, termine spregiativo dato nel Trecento dai seguaci di San Tommaso d’Aquino a quelli di Duns Scoto, il Doctor Subtilis.
La Dunciade è stata spesso considerata un’opera di protesta sociale dal carattere prevalentemente cupo e negativo. Per contrasto, i Moral Essays, pubblicati tra il 1731-35, e An Essay on Man, pubblicato tra il 1733-34 sono poemi di genere più filosofico che mostrano Alexander Pope al suo meglio come critico sociale che giustifica la stabilità della società cui appartiene. L’impulso a scrivere questi saggi gli venne, anche se in parte, dalla sua amicizia con Lord Bolingbroke. Henry St. John, Visconte di Bolingbroke, il quale era stato Primo Ministro della Regina Anna, alla morte della Regina fu destituito e accusato per sospetti intrighi giacobiti. Ritornò dal suo esilio politico nel 1723 e Pope, il quale lo aveva conosciuto precedentemente ma non molto bene, si unì al suo circolo filosofico (admiring circle) che egli soleva raccogliere nella sua residenza di campagna, non molto distante da Twickenham.
Gli ultimi anni della vita di Pope possono essere tratteggiati con estrema rapidità. Mentre il Saggio sull’uomo era in corso di pubblicazione, Pope si era cimentato nella composizione di un altro poema, The First Imitation of Horace (La Prima Imitazione di Orazio) – con particolare riguardo alla I Satira del secondo libro – il quale nacque da una suggestione di Lord Bolingbroke e fu scritto, come indica lo stesso titolo, nello stile di una epistola oraziana. Quest’opera fu poi seguita da Epistle to Arbuthnot (1734-35) e da un’ulteriore Imitiations of Horace. Nel 1737 inoltre Pope pubblicò una collezione di lettere che aveva sostanzialmente alterato, non per affermare il falso, ma con lo scopo di promuovere una positiva immagine di se stesso e per raffigurare, in una luce più cupa, i suoi antichi amici che erano poi diventati suoi acerrimi nemici.
Alexander Pope fu un uomo del suo tempo, e i valori del suo tempo furono i suoi valori. Egli possedette una sua propria chiave interpretativa del libro non scritto delle regole sociali per promuovere la giusta condotta del perfetto uomo Augustano: un ideale di essere razionale in possesso di buon senso e di equilibrio interiore, e un genere di intellettuale dalle maniere galanti. Nel corso della sua opera, Pope si avvalse di alcune idee filosofiche comuni all’élite degli intellettuali illuministi e alle colte audience del suo tempo. Tra queste spicca la concezione della Natura come guida divina o norma offerta da Dio all’uomo. Le leggi della Natura sono ritenute essere chiare per l’umana ragione, così come anche universali ed eterne. Secondo la prospettiva di Pope se un intellettuale segue le leggi della Natura, allora egli vivrà in piena armonia con la volontà di Dio; ed un critico, certamente, può usare la Natura come sua norma e principio ispiratore nel giudicare l’opera degli scrittori. Questi furono sempre i capisaldi di Pope, la cui vita intellettuale può giustamente essere definita un ibrido tra culto del classicismo, satira sociale e ricerca di un equilibrio interiore perseguibile solo con l’esercizio di una galanteria letteraria. La vita di un perfetto intellettuale inglese che sa miscelare con sapienza e sommo equilibrio l’innato culto del common sense all’esercizio delle buone maniere. Nel 1744, la salute di Pope iniziò a scemare lentamente, fin quando sopravvenne la morte il 30 maggio dello stesso anno.
Il carattere precipuo dell’opera di Pope rimane la sua eccessiva pomposità, che spesso sconfina nella pedanteria e nel culto della precisione verbale e letteraria. A causa di ciò il noto critico letterario James Sutherland, nella sua ironica monografia The Oxford Book of literary andecdotes, annota un curioso aneddoto che Re Giorgio II avrebbe pronunciato in presenza dei suoi cortigiani che discettavano sull’arte poetica di Pope.
“Chi è dunque questo Pope del quale sento parlare così tanto? Io non riesco a trovare quale sia il suo pregio. Perché i miei soggetti non saranno scritti in prosa? Io intendo anche il grande affare di Shakespeare, ma lui proprio non riesco a leggerlo. Questo Pope è alla stessa stregua di un camerata magniloquente e pomposo.”
Who is this Pope that I hear so much about?” said George II; “I cannot discover what is his merit. Why will not my subjects write in prose? I hear a great deal, too, of Shakespeare, but I cannot read him, he is such a bombast fellow.”
Gaetano Algozino London, South Norwood 17 dicembre 2015