L’amore di Giovanni Allevi a Londra: “E’ una città magica dal fascino inossidabile”

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Per molti è un genio, per altri è un valido artista contemporaneo. Per alcuni è più bravo come autore, per altri come esecutore. Ad alcuni piace, ad altri rimane indifferente. Tutti però sono d’accordo su una cosa: è unico. Giovanni Allevi è un personaggio unico, questo è oggettivamente di fronte agli occhi di tutti. Va oltre il semplice fatto che è un musicista, pianista o artista. Allevi ogni volta che sale sul palco trasmette qualcosa che lo rende del tutto singolare rispetto agli altri suoi colleghi. E non parliamo di sette note, quanto del suo modo di interagire, muoversi, parlare, esprimersi e, soprattutto, comunicare col pubblico. Lo ha dimostrato in occasione della “prima” della sua nuova tournée internazionale sul celebre palco della Cadogan Hall di Londra, una delle sale da concerti più antiche della capitale inglese dove sono di casa alcune delle orchestre più quotate a livello internazionale, in occasione di un appuntamento organizzato dalla TIJ Events.

Giovanni Allevi ha presentato il suo ultimo album “Love”: lui e il suo pianoforte. Circa 100 minuti di musica che ha richiamato note classiche e contemporanee, influenze stranieri e italiane. Ha suonato tutte le opere contenute in quest’ultimo lavoro introducendole, una per una, in una maniera al quanto unica. Raccontando cosa avesse ispirato ognuna di esse, con quel suo modo di parlare e muoversi, quasi non volesse disturbare le centinaia di persone che aveva di fronte, quasi a volersi scusare con quel pubblico, lì per sentirlo suonare e non parlare.

La gente questo lo sa, sa come è fatto Giovanni Allevi, ed è per questo che dalla prima fila poco prima dei tre bis, si è alzato un lenzuolo con su scritte frasi d’affetto e cuori bene in vista. Perché anche se lui è lì sopra, e la gente in basso davanti, quando Allevi preme sui tasti di quel pianoforte, si annulla ogni dimensione spazio-temporale e si diventa tutti componenti di un unico momento musicale. Unico, proprio come Allevi.

Giovanni Allevi alla Cadogan Hall di Londra 2

Un momento del concerto di Giovanni Allevi dalla Cadogan Hall di Londra. La foto sopra e in alto di copertina sono di di Luca Viola www.lucaviolaphoto.com

Il 46enne musicista ha proposto l’amore romantico in “Loving you”, quello quotidiano in “Come with me”, quello fisico in “Lovers”, l’amore struggente in “Asian Eyes”, quello sublime in “Amor sacro”, quello per le persone più care in “My family” e “La stanza dei giochi”, l’estasi d’amore di “Yuzen”, l’amore per le cose semplici di “Sweetie pie”, e per quelle apparentemente più complicate in “It doesn’t work”, quello per sé – che è anche il più difficile – de “L’Albatros” (ispirato alla poesia di Baudelaire) e per i lati più complessi della propria personalità, “The other side of me”, fino ad arrivare al cosmico desiderio di libertà di “Asteroid 111561” (dal nome dell’asteroide che la Nasa ha recentemente dedicato al compositore).

Al tuo rientro in albergo dopo la prima di Londra, sei riuscito a dormire o ti rimbombavano nella testa ancora gli appalusi del pubblico?
Sono ancora scosso dall’emozione! – ha detto Giovanni Allevi dalla sua camera d’albergo di Parigi dove ha suonato in occasione della terza tappa della tournée europea -. Non sono riuscito a dormire e nella notte la mia mente ha continuato a suonare quella musica come se dovessi ancora fare il concerto.

Che vibrazioni hai avvertito suonando su un palco di quella caratura storica, come è la Cadogan Hall?
Appena entrato mi sono sentito intimidito, ma già dal pomeriggio, il lavoro con i tecnici è stato meticoloso: in particolare l’accordatore ha trasformato quello strumento nel pianoforte dei miei sogni.

Quando ti sei seduto al termine del concerto sul palco con le mani in testa, di fronte alla standing ovation che il pubblico ti ha riservato, ti sei dato un pizzicotto credendo fosse un sogno?
Ho immaginato il concerto di Love per mesi, ripassando mentalmente ogni nota, nel tocco, nella dinamica. Appena suonata la prima nota ho abbandonato ogni controllo ed è stato un delirio, uno stato di trance; ho affondato le dita nel cuore della gente. Quando il pubblico alla fine è esploso nella standing ovation mi sono seduto a terra coprendomi la testa quasi a proteggermi dall’immensa bellezza che stavo ricevendo. Ho provato un’emozione viscerale, indescrivibile, per la quale vale la pena vivere.

Londra da qualche anno a questa parte non sembra essere più la meta estera dove tutti guardano con un certo fascino, quanto ormai una seconda Italia dove ci si ritrova sentendosi a casa propria. Cosa ne pensi?
E’ una città magica dal fascino inossidabile dove ho incontrato molti ragazzi italiani, coraggiosi sognatori, che mi sono sembrati particolarmente orgogliosi di studiare o lavorare in una delle metropoli più importanti al mondo.

C’è un sogno che tiene ancora chiuso nel cassetto? Suonare con un determinato artista? Su un particolare palco? O in una particolare situazione?
Mi appresto ad iniziare un tour internazionale, e l’unico sogno che ho è quello di viverlo più intensamente possibile. Vorrei soprattutto avere un cuore gigante per raccogliere tutto l’affetto ed il calore che il pubblico continua a regalarmi.

Le foto sono dal concerto della Cadogan Hall sono per gentile concessione di Luca Viola. Per i prossimi eventi della TIJ Events (Lo Statuto, Franco Battiato, Enrico Brignano, Subsonica, Maria Antonietta, Sud Sound Sistem) cliccare qui.

Giovanni Allevi Cadogan Hall