Bertolucci sbarca a Londra parlando di 3D e facendo il tifo per “la grande bellezza”

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Quasi sessant’anni di storia racchiusi in poco più di un’ora di parole. Parole che trasudavano cultura ed emozioni ogni qualvolta venivano pronunciate, dato che a generarle è stato uno dei maestri italiani più celebri nel mondo: Bernardo Bertolucci. Il premio Oscar (tanto per citare solo il più famoso dei riconoscimenti ricevuti durante la carriera) è stato ospite speciale ieri sera all’Istituto italiano di cultura a Londra in occasione di un nuovo appuntamento de “Le interviste im-possibili” condotto da Hans Ulrich Obrist, curatore e co-direttore della “Serpentine Gallery”.

Nonostante l’ora abbondante dell’incontro, è stato difficile trovare un filo conduttore che potesse legare lo scorrere del tempo, dato che quando si decide di confrontarsi con chi vanta una carriera così ricca, alla fine si finisce per saltare da un punto ad un altro, partendo dal passato, finendo ai giorni d’oggi e tornando nuovamente indietro nel tempo; Bertolucci non è semplicemente un regista, è produttore, sceneggiatore, ma soprattutto è uno dei pochi che ha saputo leggere e interpretare l’evoluzione della cultura italiana, dal Dopoguerra quando tentava di scrollarsi di dosso il peso del fascismo, passando per le rivoluzioni sessantottine, sempre influenzato dalla nouvelle vague, fino a giungere ai tempi più moderni dove il cinema è soprattutto effetti speciali e 3D.

Ed è stata proprio questa, forse, una delle parti più interessanti dell’intervista “im-possibile”, perché quando si pensa di conoscere tutto e di più del maestro (per altro molto ben raccontato in “Bertolucci on Bertolucci” film saggio interpretato in prima persona e diretto da Luca Guadagnino e Walter Fasano presentato alla recente edizione del London Film Festival) ecco che esce fuori qualche inedito del Bertolucci-pensiero.

“Il cinema è un’arte e come tale subisce l’evoluzioni del tempo – racconta il maestro a una sala sold out -. Per questo che un regista non deve mai spaventarsi ma anzi deve abbracciare il cambiamento delle cose che il Tempo stesso gli propone. Il cinema è stato muto con solo immagini, partendo dal bianco e nero, quindi è arrivato il suono, si è passati al colore, prima la pellicola, poi il digitale ed ora il 3D. Tutto questo mi affascina, tanto che la prima volta che sentii parlare di digitale ne volli sapere di più. Mentre già con l’ultimo “Io e te” mi era balenata l’idea di girarlo in 3D magari, pensai, per renderlo meno noioso. Forse il prossimo…”

Sì, proprio il prossimo, viene da domandarsi. Quale sarà? Ma il maestro lancia il sasso e poi molto astutamente ritrae il braccio. “L’idea c’è – ha detto Bertolucci – ma manca la storia, la forma da dare al progetto. Quindi ne riparleremo…”

E nel frattempo, visto il countdown ormai quasi giunto al termine, domanda d’obbligo sui prossimi Premi Oscar. “Tifo ovviamente La grande bellezza di Paolo (Sorrentino ndr) – chiude Bertolucci – . Anche se non dovrei dirlo per scaramanzia, ma ha ottime chance di vittoria. E’ stato un progetto molto importante che ha messo a confronto la Dolce vita di Fellini con questa nuova visione moderna proposta dal duo Sorrentino-Servillo. Il film mi è piaciuto molto anche se, tornando indietro con la mente, la Roma degli anni Sessanta non ha nulla a che vedere con quella di oggi. Quei bei tempi sono ormai volati via…”

Alessandro Allocca – www.alessandroallocca.com