“L’Europa Unita è una idea fantastica, ma come è gestita rischia di implodere”. Bill Emmott si racconta in esclusiva su Londonita

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Scrivere la sceneggiatura di un film e ritrovarsi con quei fatti inventati, che pian piano diventano realtà. Questo quanto accaduto in The Great European Disaster movie della regista italiana Annalisa Piras prodotto dall’ex direttore del The Economist Bill Emmott. Dopo il lancio televisivo a cura della BBC, Londra ha ospitato la prima proiezione cinematografica della pellicola, in occasione della rassegna CinemaItaliaUk, suscitando un notevole interesse tra il pubblico ma soprattutto alimentando un acceso dibattito proprio sul tema portante del film: l’Europa.

Mai come in questo periodo, la maggiore istituzione del nostro continente, si trova al centro di feroci dibattiti da parte dei paesi appartenenti, tra il desiderio di uscirne e il desiderio di rafforzarne la propria partecipazione. Ad accomunare però tutti, europeisti e non, c’è il medesimo pensiero: dopo oltre 20 anni dall’istituzione della moderna Unione Europea e dopo oltre dieci dall’istituzione della moneta unica, le cose vanno riviste. Ripensate, riadattate, rielaborate. Insomma, serve riformulare alcuni principi cardine sui quali si basa l’attuale Unione Europea, sia dal punto di vista economico e politico. I fatti parlano chiaro, le tensioni tra alcuni stati membri (se non tutti) anche.

The Great European Disaster movie, scritto circa tre anni fa, e realizzato nei 24 mesi successi, ha cercato di affrontare queste delicate tematiche, ambientando i fatti in un futuro prossimo, pressapoco nel 2024, dove l’Europa era arrivata a un punto di non ritorno. Dove ogni cosa non poteva essere più salvata e l’idea di un continente unito era ormai pura fantasia. Piras ed Emmott, nel loro fantasioso viaggio, avevano attribuito le colpe del disastro prima alle crisi economiche di alcuni stati membri, quindi alle tensioni politiche tra gli stessi.

Pura immaginazione, si sarebbe detto tre anni fa nel momento durante il quale i due stavano scrivendo la sceneggiatura. Se non fosse che quanto immaginato, invece, mese dopo mese si stava sempre più concretizzando. A partire dalla crisi profonda che ha colpito la Grecia, passando anche per Spagna e Italia, quindi il ruolo della Germania sempre più accentratore e l’Inghilterra dove ancora oggi tira quel vento di svolta, dove svolta sta per “uscire dall’UE”.

Bill Emmott

Bill Emmott, per 13 anni direttore del The Economist

Avrebbe mai immaginato che quanto inizialmente fantasticato, giorno dopo giorno si stava sempre più concretizzando sotto ai suoi occhi, tanto da arrivare ai giorni nostri dove l’idea di una Europa unita è messa in serio pericolo da crisi sia economiche e politiche?
Il nostro obiettivo iniziale, mio e di Annalisa, è sempre stato quello di mettere l’Europa nella peggiore condizione possibile – racconta Bill Emmott in esclusiva per Londonita – ma non ovviamente per il piacere di farlo, quanto per offrire un nuovo punto di vista che evidenziasse le reali difficoltà economiche e politiche che stiamo affrontando ormai da qualche anno a questa parte. Anche se io la considero più una crisi di identità e valori. La nostra volontà è quella di svegliare le coscienze delle persone per far capire loro che la strada che si sta percorrendo, che tutti noi stiamo percorrendo, non è quella giusta. Per far questo abbiamo quindi immaginato quel futuro raccontato nel film, pressapoco nel 2024, quando l’Europa di dieci anni da oggi sarebbe completamente collassata, implosa su se stessa, conseguenza di conflitti e tensioni interne tra gli stati membri. Tempo fa avremmo detto pura fantasia, oggi invece diciamo “probabile che questo accada”. La Grecia è l’esempio più calzante, davanti ai nostri occhi.

Il film cerca di affrontare l’argomento Europa nella sua completezza. Ma, ovviamente, emergono alcuni paesi rispetto ad altri, che rivestono un ruolo chiave sia dal punto di vista politico che economico: parliamo di Germania e Inghilterra. E invece per quanto riguarda l’Italia, qual è il suo punto di vista?
L’Italia sta vivendo due momenti particolari, uno diciamo negativo e l’altro positivo. Partendo da quest’ultimo, l’avvento di Renzi ha dato un’aria di freschezza al Paese e soprattutto ha offerto una valida alternativa al dopo Berlusconi quando, invece, sembrava che la stessa Italia non avesse più nulla da offrire dal punto di vista politico. Renzi è un giovane primo ministro con delle capacità e una certa energia che al sistema Italia può far solo bene. Dall’altro lato della medaglia, il Paese è al centro di una crisi che si protrae da diversi anni e l’economia interna non sta crescendo. La Riforma non sta raggiungendo il suo obiettivo con la conseguenza di rallentare tutto il processo di ripresa. Forse è poco chiaro ai più che se la politica italiana, intesa proprio come gestione, non riprende il suo potere con l’accordo di tutte le parti, di Maggioranza e Opposizione, l’Italia non riuscirà mai a tornare a quei livelli di benessere dei decenni passati. Portando anche conseguenze negative al resto dell’Europa.

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Un momento del dibattito dopo la proiezione di “The Great European Disaster Movie” (foto CinemaItaliaUk – Annie Tobin)

Attraverso questo film voi offrite un vostro punto di vista sull’attuale Europa e, come è chiaro anche dal titolo, offrite anche un vostro punto di vista su cosa c’è da cambiare per non portare l’UE nel giro di una decina di anni a una totale implosione. Quali sono le principale manovre da attuare per bloccare questo declino?
La prima cosa assolutamente da modificare è la politica di austerità attuata negli ultimi anni che sta pian piano succhiando forze a quei paesi che già di per sé hanno difficoltà ad andare avanti. E’ una politica che non sta facendo altro che portare alla distruzione degli stessi paesi, e la Grecia è un esempio tangibile. Il secondo aspetto riguarda una politica comunitaria reale sulla questione energia. Non è mai stata attuata. L’energia invece è il primo aspetto di sostentamento che va risolto. Tutti i paesi sono “schiavi” del petrolio e quindi di altri paesi esterni all’UE. Bisogna invertire la rotta e pensare a uno sostentamento più interno, anche più “verde” che possa stoppare questo enorme flusso di denaro che quotidianamente esce dall’Europa a favore di altri mercati. Quindi l’euro e la questione Eurobond: la redistribuzione del debito pubblico tra gli stati membri ha portato a livelli altissimi di insostenibilità per la maggior parte degli stati. Il sistema monetario unico per quanto valido nella sua idea iniziale, è stato concretizzato attraverso meccanismi complicati e troppo difficili. Ancora una volta la politica ha preso il sopravvento sull’economia, quando invece dovrebbe essere il contrario. Prima bisogna fissare dei parametri economici, valutare se siano sostenibili e raggiungibili dagli stati membri,  e poi mettere in campo tutte le azioni politiche per raggiungere quanto prefissato. La storia recente dell’Unione Europa è stata scritta esattamente al contrario e la situazione attuale vede centinaia di milioni di persone arrabbiate e, soprattutto, che hanno difficoltà ancora a credere nella bontà dell’idea di una Europa unita. Il dibattito, così come la politica economica continentale guidata dalla Germania, è pieno di compiacimento, mentre l’aumento dei partiti anti-istituzionali ed anti-europeisti, in Inghilterra, Francia, Spagna e dappertutto, rischia di cambiare rapidamente e in modo permanente il volto della politica continentale. Con conseguenze catastrofiche.

Tornando all’anteprima cinematografica di Londra di The Great European Disaster movie, ha fatto seguito un dibattito al quale hanno preso parte oltre allo stesso Bill Emmott, anche la regista Annalisa Piras, Hugo Dixon fondatore di Reuters-BreakingViews e autore del libro “The In/Out Question”, il responsabile di Ipsos-Mori Ben Page e il giornalista belga Marc Roche corrispondente di Le Point e France Inter. ”Abbiamo necessità di coinvolgere le giovani generazioni di tutta l’Europa – ha detto Annalisa Piras – perché la questione è cruciale per il futuro del nostro continente. La stessa Italia ha un ruolo fondamentale essendo uno dei paesi fondatori, ma soprattutto colonna portate dell’UE. Purtroppo negli ultimi anni, a causa di una crisi economica interna, si è forse un po’ troppo assopita, lasciando che siano gli altri a decidere per il proprio futuro. L’Italia ha tutte le carte in regola per guidare un movimento di riforma”.

Tra i partecipanti all’evento londinese, organizzato da CinemaItaliaUK, l’Ambasciatore d’Italia Pasquale Terracciano, l’ex consigliere di Margaret Thatcher Lord Charles Powell, l’ex ministro del lavoro in Europa Denis McShane, l’ex funzionario europeo Stanley Johnson (padre del sindaco di Londra Boris Johnson), il deputato della Commissione europea Caroline Morgan, il consigliere dell’Ambasciata di Spagna Esther Corrall Cortes.

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Alcuni dei protagonisti dell’anteprima: da sinistra il giornalista belga Marc Roche, corrispondente per Le Point e France Inter, il direttore di Clara Caleo Green, l’ex direttore dell’Economist Bill Emmott che ha prodotto il film, il fondatore di Reuters-BreakingViews Hugo Dixon, la regista Annalisa Piras (foto CinemaItaliaUk – Annie Tobin)