Brexit: instabilità alle porte, ma per il momento tutto rimane uguale

0

La maggior parte, seppur risicata (51,9% contro il 48,1% per un’affluenza del 72,2%) degli abitanti del Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione Europea. Decidendolo attraverso il referendum durante un giovedi 23 giugno 2016 che rimarrà nella storia. Quali potranno essere le conseguenza a livello nazionale, europeo e mondiale difficile dirlo. Certo è, che ad oggi l’incertezza regna sovrana.

Prima di tutto, è da ricordare che si è trattato di un referendum consultivo, ossia il popolo ha espresso un’opinione, il Governo ne prenderà atto per fare la successiva mossa: se giocare al ricatto con l’Unione Europea, quindi chiedere maggiori vantaggi per sé, creando poi però un effetto domino, visto che anche gli altri stati-membri potrebbero attuare la stessa strategia, oppure far valere la decisione scaturita dal voto finale, e quindi continuare sulla strada scelta dai propri cittadini: lasciare l’UE a prescindere cosa l’UE offrirà per far cambiare idea. Sempre se l’Europa vorrà farlo.

Comunque vada, i tempi saranno la chiave di tutto. Lo stesso ex sindaco Boris Johnson, portabandiere principale del fronte del “Leave”, ha fatto sapere che “Non c’è fretta di portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea. L’Unione europea non va più bene per questo Paese – ha comunque aggiunto -. I giovani possono guardare avanti verso un futuro prosperoso riprendendo il controllo dall’Unione. Possiamo trovare di nuovo la nostra voce nel mondo – ha evidenziato – potente, liberale, umana; una straordinaria forza verso il bene. La popolazione britannica ha preso posizione per la democrazia. La Gran Bretagna continuerà a essere una grande potenza europea”.

Ma se da un lato le parole di Johnson fanno intendere che, anche se dovesse partire a breve, la macchina del “Leave” non impiegherà meno di un paio d’anni ad attuare tutte le riforme e ad adattare il regolamento di ingresso per gli stranieri, dall’altra le annunciate dimissioni dell’attuale premier David Cameron, portabanidere del fronte del “Remain” fanno intendere che l’instabilità politica si appresta ad arrivare su tutto il Regno Unito con forti conseguenze per il resto dell’Europa. Perché, l’instabilità economica e finanziaria, è già in atto.

Dal canto suo, l’attuale sindaco Sadiq Khan rassicura: “Voglio mandare un messaggio molto chiaro a tutti i cittadini europei che vivono a Londra: siete più che benvenuti qui. Come città, siamo grati per il vostro enorme contributo, e questo non cambierà dopo il risultato di questo referendum. Oggi sono quasi un milione i cittadini europei che vivono a Londra, e portano enormi benefici alla nostra città – lavorando duramente, pagando le tasse, lavorando nei nostri servizi pubblici e contribuendo alla nostra vita civica e culturale. Ora tutti noi abbiamo una responsabilità nel cercare di sanare le divisioni che sono emerse durante questa campagna – e focalizzarci su ciò che ci unisce, piuttosto che su ciò che divide”.

Per gli italiani, insomma, ad oggi poco cambia, tranne ovviamente per coloro che sono direttamente coinvolti nel settore del commercio, dato che stanno subendo già pesanti ripercussioni per via dell’andamento altalenante della sterlina che ha messo letteralmente a soqquadro le borse di tutto il mondo.

Per tutti gli altri, lavoratori, studenti o chi è in cerca di occupazione o chi ha già programmato di trasferirsi qui a breve, per un po’ nulla cambierà, intendiamoci dal punto di vista legale. Tutto rimarrà invariato, tranne nella testa di coloro che, magari scoraggiati dalla situazione corrente, eviteranno di assumere persone non del Regno Unito, per la paura di ritrovarsi improvvisamente con la mancanza di personale da qui a qualche anno.