BREXIT: gli effetti possono essere positivi

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BREXIT: gli effetti possono essere positivi

Il dibattito sulla Brexit continua e non risparmia scenari catastrofici su quello che potrebbe accadere e che attende gli italiani residenti nel Regno Unito. Ma gli effetti influiranno davvero cosi negativamente sulle nostre vite?

Attualmente il Regno Unito vive una fase di cambiamento e probabilmente di incertezza in attesa dell’accordo tra Londra e Bruxelles. Il terremoto post-referendum ha portato le dimissioni di David Cameron che ha lasciato il posto a Theresa May, pronta a guidare la nuova squadra di governo. Altri effetti post-Brexit sono stati il calo della sterlina, il piano fuga di start up e banche e la preoccupazione delle compagnie aeree low cost che minacciano un aumento dei costi di viaggio. Tutto ciò ha gettato i cittadini europei in uno stato di panico e caos generale.

Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, esclude che la Brexit non comporterà alcun rischio alcun rischio di recessione mondiale e anzi è convinto che questo cambiamento potrebbe avere effetti positivi sul futuro dell’Europa. Di seguito ve ne elenchiamo alcuni.

Calo dei prezzi degli immobili e possibilità di acquisto. Il Brexit riduce il prezzo delle case a Londra. Sono infatti previsti ribassi fino al 40% sugli appartamenti di lusso. Immediatamente dopo il risultato del referendum, il costo di un appartamento su sei ha subito una forte diminuzione. Secondo quanto riporta, il quotidiano inglese The Evening Standard, su 13.000 appartamenti di lusso, i prezzi hanno subito un notevole taglio da parte dei proprietari tant’è che è probabile che si raggiunga una diminuzione fino al 40%, in particolare sulle case più lussuose.

Calo della sterlina e vantaggi per chi arriva con l’ euro. Per gli inglesi sarà più caro spostarsi fuori dal Paese o comprare beni prodotti altrove, mentre la vita a Londra potrebbe diventare un poco più accessibile permettendo a chi ci abita di prendere un po’ di fiato, almeno fino a quando non saranno ufficializzati i nuovi accordi. Ma si preannunciano tempi lunghi.

Minor afflusso di stranieri e maggior controlli alle frontiere. Il fascino di Londra è proprio il suo lato multiculturale, si sa. Ma dobbiamo ammettere che nell’ultimo periodo c’è stata un’ondata migratoria senza precedenti di persone provenienti dai vari paesi dell’Unione Europea. Il nuovo ministro del Brexit sembra avere il pugno duro in tema di immigrazione. David Davis, fresco di nomina nel nuovo esecutivo di Theresa May, ha dichiarato che se si dovesse verificare un’“immigrazione di massa”, nel tentativo di entrare nel Paese prima che abbia formalmente lasciato l’Unione, il Regno Unito potrebbe rispedirli a casa o addirittura bloccarne l’ingresso. Ciò equivale ad un innalzamento delle misure di sicurezza, maggiori controlli alle frontiere e di conseguenza un minor afflusso di stranieri in terra anglosassone.

Minor concorrenza nel mercato del lavoro. Il fatto che l’ingresso nel Regno Unito potrebbe essere più difficile rispetto a prima, è sicuramente un vantaggio per molti. Il Paese conta di adottare un sistema d’ingresso simile agli Stati Uniti, al Canada o all’Australia per cui è necessario richiedere un visto, valido per brevi periodi, e la ricerca di un lavoro è accessibile solamente alle figure altamente qualificate. In caso di disoccupazione prolungata, il visto verrebbe ritirato senza se e senza ma. Il diritto di risiedere nel Regno Unito potrebbe essere ottenuto, un po’ come negli Stati Uniti, solamente richiedendo la nazionalità britannica (per chi è già residente da più di cinque anni, e gli accordi con l’Italia consentono la doppia nazionalità), sposando un cittadino britannico o trovando una buona azienda che faccia da sponsor. Lato positivo? Meno concorrenza nel mercato del lavoro e più possibilità di trovare un lavoro su una base meramente meritocratica.