“Gli inglesi si stanno sempre più addolcendo. Merito dei cambiamenti climatici”. Corrado Augias si racconta

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Corrado Augias è uno dei volti del giornalismo italiano tra i più comospoliti. Capace di trattare argomenti legati a doppio filo alla storia nazionale, come Ustica tanto da far riaprire il caso al termine di una trasmissione anni dopo la tragedia, a personaggi della cultura mondiale, come Charles Darwin, in occasione di una delle puntate più viste in seconda serata della storia della televisione italiana. Corrispondente da New York, Parigi e Londra, autore di libri di storia e romanzi, profondo conoscitore di opere liriche. Tra tutte, La Traviata, tanto da essere stato invitato all’Istituto italiano di cultura di Londra, per parlare dell’opera di Giuseppe Verdi, ma a modo suo. Come se fosse una puntata di “Telefono giallo”, una delle più celebri trasmissioni da lui ideate e condotte, che ha tenuto incollate milioni di persone al piccolo schermo. Il mistero da sempre è pane per Corrado Augias e, nulla come Londra, può essere terreno fertile per le sue creazioni, soprattutto in ambito letterario.

Sono ormai passati undici anni da quando scrisse il libro “I segreti di Londra”. Ora è tornato nella capitale inglese, ha notato qualcosa di nuovo? Una città meno “segreta” e più aperta al resto del mondo? Differente in meglio o in peggio rispetto a quando lei l’ha vissuta da corrispondente?
Se sia cambiata in meglio o in peggio è difficile da dire, sicuramente i cambiamenti sono numerosi e vistosi. Già a vista d’occhio si capisce che la città negli ultimi anni ha modificato parecchio la sua fisionomia, ci sono più grattacieli dando un aspetto ancora più cosmopolita alla capitale già di quanto ne aveva decenni fa. Sono cambiamenti in parte dettati da esigenze interne, “locali” direi, ma in parte anche dall’influenza che la stessa capitale inglese sta ricevendo dal resto mondo. Quasi fosse una esigenza internazionale che sta facendo di Londra una piazza sempre più aperta al resto del mondo, quindi ancora più adeguata a trattare con persone di ogni dove. Nulla di nascosto, ovviamente, nulla di misterioso: è sotto agli occhi di tutti. Basti pensare al flusso migratorio dagli altri stati europei verso l’Inghilterra, e Londra in particolare, ma anche dal movimento di capitali che ogni giorno passano da quelle parti.

Augias

Corrado Augias e il mastro Giuseppe Modugno all’Istituto italiano di Cultura di Londra

Come corrispondente internazionale ha avuto modo di girare tra le maggiori città, cosa differenzia Londra da Parigi, New York o la stessa Roma sua città natale?
La prima e sostanziale differenza con tutte le altre città è ovviamente dal punto di vista geografico tanto da aver influenzato proprio la cultura centenaria di questa terra. Londra è una città su una grande isola, quindi il suo sviluppo, la sua crescita, è stata dettata meno dai rapporti con l’esterno e più da quelli interni. Non a caso la scelta di guidare in maniera differente, di adottare per primi sistemi di misura divenuti poi standard a livello globale. Gli inglesi, si sa, quando decidono di seguire un percorso, è difficile che poi cambino direzione. Anche la storia recente ce lo ha dimostrato: hanno deciso di far parte dell’Unione Europea ma non hanno mai abbandonato la loro valuta.

Cosa invece Londra dovrebbe prendere da altre capitali mondiali?
Più che dalle altre città, direi dal resto del continente. Nel corso degli ultimi anni, ho notato un addolcimento della città, sicuramente dettato dai cambiamenti climatici che stanno caratterizzando tutto il pianeta, con il relativo innalzamento delle temperature. Londra gode ora di inverni meno rigidi e di estati più calde. Cambiamenti che si stanno riflettendo anche sul comportamento degli stessi cittadini che sembrano ancora di più alla mano, essendo già loro molto gentili nonostante lo stereotipo comune internazionale che li vuole scortesi e freddi. Con gli inglesi ho sempre avuto un ottimo rapporto dettato dal rispetto reciproco. Cosa che non ho notato a Parigi dove la media è sempre molto sgarbata o a Roma dove sono sgarbatissimi.

Avrà sicuramente notato una crescita esponenziale di italiani che vivono nella capitale, tra i quali anche i suoi nipoti che studiano qui. Londra può essere definita “città-nazione” ideale per gli italiani che cercano fortuna all’estero? O è meglio considerarla come una sorta di ponte temporale, in attesa di rientrare in Italia quando la crisi sarà terminata?
Londra va vista prima di tutto sotto l’aspetto delle potenzialità che offre per la crescita culturale dei giovani, sia essi italiani o di altri paesi del mondo. A Londra si parla la lingua attualmente dominante, già questo è un aspetto di assoluta importanza per tutti coloro che vogliono confrontarsi con colleghi internazionali. Poi, come già anticipato, Londra è una capitale internazionale in tutto e per tutto capace di offrire qualsiasi cosa a coloro che intendono “fare”. Se poi, parlando in particolar modo dei giovani, questi decideranno di rimanere a Londra al termine del loro percorso di studi, preferiranno tornare in Italia, o di spostarsi in altri paesi, poco importa. Sicuro è, che al termine della loro esperienza in terra londinese, saranno pronti a potersi confrontare con l’intero sistema mondo.

C’è un aspetto di Londra che le è rimasto particolarmente nel cuore? Un momento? O anche un luogo?
Londra non è una città che amo particolarmente. Mi piacciono gli inglesi, mi piace la loro compostezza, mi piace il collegamento storico che l’Inghilterra ha con l’Italia risalente alla Seconda guerra mondiale e l’accordo fatto con gli alleati che ha permesso al nostro Paese, di essere quel Paese libero che è ora. Quindi, più che ricordare i miei trascorsi da corrispondete a Londra, preferisco andare ancora più indietro col tempo, e sapere che la capitale inglese è sempre disposta ad aprirsi al resto del mondo. Lo ha dimostrato in passato, lo sta dimostrando ora. Questo è l’aspetto che mi piace di più, e che mi va di ricordare.