Daniel Defoe e Robinson Crusoe

0

La “Seconda Bibbia” dell’età moderna.
Daniel Defoe, The Life and Strange Surprising Adventure of Robinson Crusoe

Nella rigogliosa stagione letteraria che contraddistingue il tardo Seicento inglese sorge, come prezioso virgulto da un tronco ancora giovane, quel genio singolare, sregolato e inquieto di Daniel Defoe, che è ritenuto all’unanimità il vero creatore della narrativa inglese moderna e l’antesignano dello scrittore Daniel Defoe 1706erudito, i cui caratteri di curiosità enciclopedica e capacità affabulatoria avranno una fortuna indiscussa nei secoli a venire.
Battezzato semplicemente col nome Daniel Foe (egli non cambiò il suo nome nel più nobiliare Defoe se non intorno al 1695), nacque a Londra nel 1660. Figlio di un droghiere, durante gli anni della sua fanciullezza Daniel vide i grandi cambiamenti della Londra del XVIII secolo, essendo stato il testimone oculare della Peste del 1665 e del Grande Incendio del 1666. Fu educato prima a Dorking dal 1671 e poi alla Morton’s Academy per Dissidenti in Newington Green, frequentando quest’ultima con la prospettiva di diventare Ministro della Chiesa Presbiteriana.
Questa idea, tuttavia, fu abbandonata intorno al 1682 quando egli diventò un mercante di maglieria con base a
Cornhill. Viaggiando ampiamente in Francia, Spagna, nei Paesi Bassi e molto probabilmente anche oltre, Daniel Defoe dovette rimanere particolarmente affascinato dal concetto di viaggio per tutto il resto della sua vita. Defoe (1719) Robinson Crusoe
Nel 1684 sposò Mary Tuffley, ricevendo una dote di £ 3,7000 ma questa non fu sufficiente a salvarlo dalla bancarotta e così qualche anno dopo fu imprigionato per debiti verso i suoi creditori.
La vita di Defoe fu alquanto movimentata ed estremamente variegata; combattendo brevemente
nella ribellione del 1685 guidata dal Duca di Monmouth, fu inoltre strenuo sostenitore di Guglielmo di Orange nella “Rivoluzione gloriosa” del 1688. Fu proprio in quel periodo che Defoe iniziò a scrivere trattati politici, il più importante dei quali, An Essay upon Projects, venne pubblicato nel 1697. Il più noto e ironico dei suoi pamphlets politici, The Shortest Way with Dissenters, lo espose, non appena completato e pubblicato nel 1702, alla berlina e quindi venne in seguito imprigionato nel carcere di Newgate. Per intervento del ministro conservatore, Robert Harley, suo protettore, Defoe venne rilasciato e nei prossimi undici anni egli servì come agente segreto e giornalista politico Lord Harley e altri ministri. Fu proprio durante quegli anni, e fino al 1713, che Daniel Defoe concepì, scrisse, diresse e produsse The Review, un giornale governativo.
Lungo tutto il corso della sua esistenza egli si compiacque nell’assumere diversi ruoli e “maschere”, usandoli come grande effetto da spia, e nei suoi lavori spesso adottò uno pseudonimo o un’altra personalità al fine di sortire effetti retorici. Scrittore alquanto prolifico e versatile, Daniel Defoe scisse circa 500 opere tra libri, pamphlets e articoli giornalistici sui diversi e più svariati argomenti di politica, religione, crimini, geografia, psicologia e scienze occulte e soprannaturali.
La sua vocazione letteraria di romanziere nacque molto tardi: il suo capolavoro, nonché la sua prima opera dell’esordio narrativo, Robinson Crusoe, fu pubblicata solo nel 1719, quando egli si avvicinava all’età dei sessantanni; seguirono a breve distanza di tempo tutte le altre opere principali, Moll Flanders, Roxana, A Journal of the Plague Year. Daniel Defoe morì nel 1731, secondo alcune testimonianze di letargia (affaticamento da lavoro), e fu seppellito a Bunhill Fields in Londra.
Salutato fin dal suo apparire come product of a powerful imagination, Robinson Crusoe divenne subito un successo letterario, riuscendo in poco a tempo a varcare le soglie della Manica e attualmente è considerato uno dei romanzi più popolari della letteratura mondiale. Charles Lamb sostenne con una certa enfasi che “la maniera narrativa di Defoe possiede una naturalezza tale che va molto al di là di ogni altro romanzo e dello stesso genere narrativo”.
Apparso il 17 aprile 1719, il Robinson Crusoe è l’unico libro che, dopo la Bibbia, ha avuto il maggior numero di edizioni. Le origini storiche del tema di Robinson sono note: in quegli anni aveva suscitato grande scalpore in Inghilterra l’avventura del marinaio Alexander Selkirk, il quale era stato abbandonato nel 1705 sull’isola di Juan Fernandez, al largo delle coste cilene. Nel 1709 il capitano Rogers, ardito navigatore, che stava compiendo il giro del
mondo, lo aveva liberato, trovandolo dopo quattro anni di solitudine ridotto a uno stato semi-selvaggio.
Il capitano Rogers raccolse in volume il racconto del suo periplo e subito l’interesse dei lettori si concentrò sul Racconto di come Alessandro Selkirk vivesse quattro anni e quattro mesi solo sopra un’isola.
Daniel Defoe era ormai prossimo alla sessantina; nella sua vita rotta e avventurosa aveva molto scritto, per lo più nel campo della polemica politica o puritana: ma nessun romanzo era finora uscito dalla sua penna.
Aveva delle figlie da maritare e si trovava nella urgente necessità di realizzare con la sua penna qualche grosso guadagno. La popolarità raggiunta dall’avventura di Selkirk gli fece pensare quale argomento di viva attualità sarebbe stato il racconto della vita di un naufrago sopra un’isola deserta. Si recò dall’editore Taylor e, come fece poi sempre, gli sottopose un lungo titolo-sommario: «La vita e le strane, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, di York, marinaio, che visse ventotto anni completamente solo in un’isola disabitata sulla costa dell’America, vicino alla bocca del gran fiume Orenoco, essendo stato gettato a riva da un naufragio nel quale tutti gli uomini perirono tranne lui solo; con un racconto di come, alla fine, venisse altrettanto stranamente liberato da dei pirati: scritto da lui stesso». Il Taylor accettò di dare a Defoe, su questo canovaccio, la commissione di un volume di trecentocinquanta pagine; sul frontespizio del quale il nome dell’autore non apparve, perché, come accadde anche per le successive autobiografie fittizie stese da Defoe: Moll Flanders, Roxana, Il colonnello Jack e La peste di Londra, il pubblico doveva credere di leggere delle memorie autentiche. Da ciò il tono semplice e documentario.
La breve prefazione del Robinson Crusoe in tal senso è un vero e proprio manifesto della poetica di Defoe, il quale sa abilmente condensare ed armonizzare gli intenti dell’anonimo scrittore sopravvissuto al naufragio con un piano superiore, divino, quello della sapienza della Provvidenza che tutto dispone nella varietà delle circostanze. Vale la pena riportarla per intero:
“Se la storia delle avventure di un qualche uomo privato fosse sempre degna di essere resa pubblica al mondo, e
qualora essa riuscisse gradevole una volta pubblicata, l’editore di questo racconto ritiene che questa sarà proprio così.
Le meraviglie della vita di quest’uomo superano tutto ciò (è proprio lui a pensarlo) che può essere ritrovato
nell’ordine delle cose esistenti, essendo la vita di un singolo uomo, anche misero, capace della più grande varietà.
La storia è raccontata con verecondia, gravità, e con una religiosa applicazione degli eventi a quegli scopi per i
quali un uomo saggio si rivolge sempre ad essi per esemplare ammaestramento degli altri, e per giustificare ed onorare la sapienza della Provvidenza in tutta la varietà delle nostre circostanze, lasciando che esse accadano come vogliono. L’editore crede altresì che il racconto sia una giusta e veritiera storia del fatto; non vi è parvenza alcuna di
finzione in essa. E pur tuttavia ritiene che, dal momento che tutte queste cose sono oggetto di controversia, il miglioramento di essa, sia per diletto, sia anche per la istruzione del lettore, sortirà il medesimo effetto; e anche, egli pensa che, senza favorire ulteriori complimenti al mondo, rende un grande servigio pubblicandole.1

Robinson Crusoe – Crusoe era il nome di un vecchio compagno di scuola di Daniel Defoe –, nato a
York nel 1632 da onesta famiglia di origine tedesca stabilitasi ad Hull, è un ragazzo animato da un ostinato e pervicace desiderio di avventure. Il suo originale nome tedesco, stando a quanto lo stesso Defoe scrive nel I capitolo, era Kreutznaerp, ma per l’usuale corruzione di tutte le parole straniere divenne in inglese Crusoe, e così fu chiamato per sempre dai suoi compagni. Robinson Crusoe scrive di se stesso: “terzo figlio della famiglia, né essendo io stato educato ad alcuna professione, la mia testa cominciò sin di buon’ora a riempirsi di idee fantastiche e girovaghe” (rambling thoughts). Malgrado le sagge esortazioni paterne, che esaltano un tono medio di vita come il più adatto alla felicità terrena, egli a diciotto anni scappa di casa, si imbarca a Hull, naufraga a Yarmouth, si imbarca di nuovo, viene
catturato da un pirata barbaresco di Salè, vi resta due anni, scappa in barca con il piccolo schiavo Xury, lo rivende a un capitano portoghese, passa con questo al Brasile, diventa piantatore, si imbarca per la Guinea, naufraga presso la foce dell’Orenoco sopra un’isoletta deserta, e si trova ad essere l’unico superstite del disastro.
Si inizia qui l’episodio propriamente “robinsonesco”, soprattutto durante il periodo di completa solitudine, fino alla comparsa del servizievole e convenzionale selvaggio Venerdì, che Robinson salva dai suoi compagni cannibali. Seguono altre avventure, fino alla liberazione e al viaggio di ritorno.
Il successo strepitoso ottenuto dal libro spinse l’autore a dargli subito un seguito. Il secondo volume, della
stessa mole del primo, si intitolò: Le ulteriori avventure di Robinson Crusoe, costituenti la seconda ed ultima parte della sua vita, e delle strane e sorprendenti memorie dei suoi viaggi attorno al globo, scritte da lui medesimo. Questo secondo volume apparve nell’agosto dello stesso anno 1719: fu dunque scritto in pochi mesi. Il successo fu anche questa volta grandissimo. Robinson Crusoe fa qui ritorno alla sua isola, ormai colonizzata.
I coloni si trovano a guerreggiare con dei cannibali che tentano di conquistarla. Il resto del volume narra
un grande viaggio di Robinson a Madagascar, nelle Indie, in Cina, e il suo ritorno verso l’Europa, attraversando tutta l’Asia da Pechino ad Arcangelo.
È da notarsi che salvo qualche scappata sul continente in gioventù, Defoe non uscì mai dall’Inghilterra: egli è dunque il fondatore della stirpe rigogliosa di scrittori di viaggio che non si muovono mai da casa: categoria che, con Giulio Verne in Francia ed Emilio Salgari in Italia, doveva raggiungere l’apogeo della sedentarietà. La parte relativa ai viaggi piacque moltissimo, al punto da offuscare il vero nucleo originario del Robinson Crusoe. Ci volle l’Emilio di Rousseau per riportare l’attenzione su quella che è la vera idea animatrice dell’opera: la lotta dell’uomo solo nell’immenso creato, l’affascinante ricostruzione dei primi rudimenti della civiltà in un’isola deserta, senz’altro testimonio che la propria coscienza, senz’altri alleati che la propria energia, destrezza, ingegnosità. Era un’epoca di
potenti individualità mercantili e religiose, un secolo in cui per gli Inglesi la Bibbia si alleava volentieri al libro dei conti. Robinson crede fermamente in Dio e negli affari: è naturale che milioni di lettori si riconoscessero in lui. Una così strepitosa fortuna libraria doveva tentare la cupidità degli imitatori, che pullularono per oltre un secolo.
In Inghilterra il personaggio prese una tinta mistica con Philip Quarll – la cui storia, pubblicata nel 1727, si attribuisce a un certo Edward Dovvington – che visse cinquant’anni senza l’aiuto di altri uomini in una isoletta dei Mari del Sud, e con Peter Wilkins, nato da un incrocio di Robinson con Gulliver. In Francia parecchi romanzi, tra cui I sorprendenti effetti della simpatia del Marivaux, svolsero situazioni derivate dal Robinson. Nel 1813 uscì a Zurigo il Robinson svizzero di Wyss, che ebbe grande popolarità come lettura per ragazzi; mentre nel 1779 Robinson il giovane di Campe era stato tradotto dal tedesco in molte altre lingue e aveva quasi superato la fama del vero Robinson. In quest’opera la parte più caratteristica del romanzo di Daniel Defoe è messa in forma dialogica con intenti educativi.
Ai nostri tempi Robinson Crusoe è più conosciuto di nome che di fatto: e probabilmente hanno più lettori Lady Roxana e Moll Flanders che non le avventure di questo antipoetico e immortale eroe.
Nella sua splendida introduzione alla prima edizione italiana del Robinson pubblicata a Milano nel 1838, il traduttore Gaetano Barbieri annotava: “Premetter lodi all’opera inglese di cui presento or la versione, sarebbe cosa affatto superflua. Chi non ha letto almeno una volta in sua gioventù il Robinson Crusoè? Chi non ricorda volentieri nell’età matura le care impressioni che ne ritrasse sin dall’infanzia? Non v’è quasi grande autore o filosofo che ove parli dell’uomo della natura o dell’onnipotenza dell’industria umana posta alle più dure prove, non citi or Venerdì, or Robinson col suo ombrello, or la scranna e le tavole che si fabbricava nella deserta sua isola.
Si parla di Robinson Crusoe come quasi si parlerebbe di Cook di Laperouse. Pochi nella generalità sanno che sia vissuto Daniele di Foè, autore di questa storia e di altre prose e poesie reputate, di cui daremo qualche cenno in fine di questa edizione. Tutti s’immaginano di conoscere Robinson Crusoè.”Daniel Defoe monument Bunhill Fields
Robinson Crusoe ha catturato e continuerà a catturare l’immaginazione di innumerevoli lettori di ogni tempo perché la vivida evocazione della sopravvivenza di un uomo su un’isola remota e deserta, lontano dal consorzio della cosiddetta società civilizzata, è una profonda e intima esplorazione di tutte quelle vie nelle quali l’uomo può costruire la sua fortuna – ergendosi ad assoluto arbiter fati sui – contando unicamente su un’esausta fonte di potenza interiore, che permette di poter sopravvivere e vivere, mentre i beni materiali e il denaro sono alquanto lontani dall’assumere per lui quel valore assoluto di bene primario che l’economia moderna ha loro assegnato. L’eremita robinsoniano è colui
che, non contento dell’evoluzione della specie umana, osa avventurarsi nelle oscure e affascinanti regioni dell’Ignoto, ove gli unici valori che contano sono la potenza immane della Natura, la forza d’animo e la capacità di fronteggiare tutte le avversità.
Gaetano Algozino London, South Norwood 21 settembre 2015