“Decine di anni fa anch’io sarei potuto andare via, ma voglio troppo bene a questa mia dolce-amara Italia”. Eugenio Finardi si racconta dal camerino del Dingwalls di Londra

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Se avessero dovuto portare una torta di compleanno in camerino, sarebbe stata così grande che non ci sarebbe entrata. Così grande, quanto la ricorrenza da festeggiare. O meglio, le ricorrenze: visto che Eugenio Finardi si è presentato per la prima volta a Londra, in versione live sul palco dello storico Dingwalls di Camden, portandosi dietro con sé un sacco di date importanti. La prima: quarant’anni di carriera; esattamente nel 1975 uscì il suo primo album “Non gettare alcun oggetto dal finestrino”. La seconda riguarda il primo anno di successi di “Fibrillante”, ultimo album in carriera uscito proprio il 28 gennaio del 2014. Se poi ci aggiungiamo che chiusi questi dodici mesi di festeggiamenti, se ne apriranno altrettani per i quarantanni di “Musica ribelle”, la canzone-manifesto che all’età di 24 anni lo consacrò tre le nuove promesse della musica italiana, allora la festa sarà davvero infinita per il 62enne Eugenio Finardi capace di reggare, rockettare, ballare e picchiare duro sulla sua chitarra elettrica, e ancora graffiare con la voce e accarezzare con la poesia, come nessun altro mai.

Benvenuti alla mia festa che durerà ben ventiquattro mesi – ha detto Eugenio Finardi nell’intervista rilasciata a Londonita pochi minuti prima di salire sul palco -. Solo che stavolta il regalo me lo sono fatto da me: un concerto a Londra!”:

Un regalo, in effetti, un po’ particolare, perché hai un feeling unico con la cultura anglosassone, visto che sei per metà di sangue americano (figlio di una cantate d’opera e di un tecnico del suono italiano), hai trascorso parte dell’infanzia negli States, conosci Londra, e Camden in particolar modo, a menadito. E alcuni dei tuoi familiari vivono qui. Quasi ti direi che stasera stai giocando in casa, non trovi?
In un certo senso lo è, ma l’atmosfera che si respira da queste parti è sempre unica e inimitabile. E poi proprio perché sono figlio di una cultura internazionale, mai come in questa serata ci sarà l’occasione per condividerla con tutti quanti proprio in questa maniera: introducendo le canzoni in inglese, con questo mio accento americano marcato, ma cantandole poi in italiano. Un melting-pot che solo qui si sarebbe potuto creare. Anche perché solo qui ci sono oltre cinquecentomila italiani con un cervello che ragiona in inglese e con un cuore che batte in italiano.

Finardi 2Credo che il titolo del tuo ultimo album “Fibrillante” rappresenti al meglio quanto stia accadendo tra l’Italia e l’Inghilterra, dove il flusso migratorio è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni. Un flusso in piena fibrillazione.
Quello che sta accadendo tra i due paesi, con questa fuga di massa dall’Italia all’Inghilterra, non è nient’altro che una piccola parte di ciò che sta accadendo a livello globale. Questo mondo è sempre più aritmico, il suo battito è sempre più confuso, irregolare, ma non per questo impossibile da decrifrare. Ci sta facendo capire che le cose non stanno andando per nulla bene, che non si stanno facendo le scelte giuste, che la politica non è più un faro per i popoli. E quando la gente si sente perduta, giustamente non fa altro che cercare soluzioni alternative, cercare il meglio per sé e per i propri figli. Ecco da qui la scelta di tanti ragazzi italiani di andare all’estero, Londra in particolar modo.

Anche te in passato hai avuto la possibilità di andare all’estero facendo leva sul tuo bilinguismo, erano gli anni ‘70 e ‘80, grazie anche a delle collaborazioni internazionali che ti avrebbero potuto aprire altre strade, ma poi hai preferito rimanere in Italia. Da cosa fu dettata questa scelta?
Prima di tutto era una Italia ben differente da quella di oggi, ribelle sì, ma almeno regalava speranze a noi giovani. Era una “dolce” Italia che mi diede molto in termino di successo e popolarità, nonostante quella voglia di emigrare, andarsene, scoprire il mondo com’era fatto. E’ vero, ora le cose sono cambiate, si guarda con meno fiducia al futuro, ma voglio sempre bene a questa mia dolce-amara Italia.

Nel tuo ultimo album c’è una canzone che si intitola “Come Savonarola” nella quale una strofa recita “Non hai fatto un grande affare ad andarti a innamorarti di uno come me, che sto invecchiando male”, Sinceramente non mi sembra che stai invecchiando male, anzi…
Grazie per il complimento, ma è giusto che continui la strofa che recita “… che sto invecchiando male fra rabbia e delusione e un futuro che non c’è!”. Di andare in pensione non se ne parla proprio, e infatti le decine di date al mese del mio tour, tra fatte e da fare, ne sono una conferma. Avrei potuto però godermi meglio questi momenti della vita, non tanto io quanto i ragazzi di questo mondo che, come dicevo prima, è un mondo dal battito aritmico. Questo singolo è dedicato a loro, perché “ci ho provato a esser calmo e controllato, ma ho voglia di bruciare urlando a squarciagola come Savonarola”.

Qui i prossimi eventi  con la musica italiana a Londra