Fiorello sbarca a Londra: “Shakespeare è cosa nostra, ditelo alla Regina”

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Se non esistesse, bisognerebbe inventarlo, per non lasciare un buco (enorme) nella storia dello spettacolo italiano. Può sembrare una frase scontata, ma è bene di tanto in tanto sottolineare quanto Fiorello sia riuscito a fare, e proporre, in  anni di carriera. E’ indubbiamente l’artista più completo in circolazione (giusto Paola Cortellesi può tenergli testa, la quale ha anche in più il merito di saper recitare): canta, balla, imita, brillante nel comporre battute all’istante e, soprattutto, a trasformare uno spettacolo in una chiacchierata tra amici. Così è stato anche ieri sera a Londra, ultima tappa del suo tour europeo, dove il 56enne siculo è arrivato per mettere in scena “L’ora del Rosario”. E’ bastato poco per stravolgere il classico canone artista-spettatore, e trasformare il Troxy (una mecca della cultura inglese, dove venne proiettatto il primo King Kong in Europa, e dove big, come Patti Smith, sono solito esibirsi) in un bar, con giusto qualche migliaio di conoscenti a tenergli compagnia.

Due ore di risate che hanno preso di mira tutto e tutti, ma ovviamente sono stati i classici stereotipi inglesi a far sorridere di più: “Shakespeare è uno di noi. E’ di Messina, lo ha detto Giacobbo su Raidue, come non crederci. E poi, uno che scrive un dramma della gelosia come l’Otello, può mai essere inglese? Se un inglese entra e scopre la moglie a letto con un altro al massimo può urlare “Oh my God! The book is on the table!”. No no, la gelosia è sicula, Shakespeare è Cosa Nostra

Fiorello Big

Fiorello ai piedi del Big Ben in un selfie postato sul suo profilo Facebook

Spazio anche alla musica e alle canzoni, con duetti virtuali con Mina e Tony Renis, e anche ad una interpretazione molto personale di “Amici mai” di Venditti, nata passeggiando lungo le rive del fiume londinesi, tanto da arrivare la sera in scena nella versione “Tamigi mai

Ma quanto fa freddo qua ‘sti giorni? Ok io sono freddoloso di natura e sono uscito dall’albergo con sei giubbotti e quattro cappellini. Ma quel rosso di capelli con sei birre in mano incontrato a Piccadilly Circus che barcollava alle dieci di sera con una t-shirt a maniche corte, ma dico io, come fa? Forse gli mettono la birra già nel biberon da piccoli per prepararli da grandi…”

Fino a chiudere con un video realizzato nelle ore precedenti per le vie di Londra, in cui Fiorello si cala nei panni del turista per raccontare la sua visione di Londra e dei Londoners. “Ma che Londoners e Londoners, a Londra sono tutti italiani! Occhio a comportarvi bene è! Non fatemi fare brutta figura con la Regina altrimenti per punizione vi rispedisco tutti in Italia…” e dalla sala un unico e immenso “Noooooo!!!

Si lo ammetto, ci ho messo anni a decidere di portare un mio show anche fuori dall’Italiaracconta Fiorello a Londonita.com poche ore prima di andare in scena -. Perché sono super pigro. In passato mi avevano proposto di fare alcuni spettacoli in Canada, New York. Ma già ho paura di volare, poi mettici il fatto che mi sarei sicuramente addormentato in aereo. E se non mi avessero svegliato? Mi sarei ritrovato in Australia o in qualche altro luogo lontano”.

E cosa ti ha convinto questa volta?
L’età! Mi sono detto: se non lo faccio ora, quando? Ma non solo. Sapete che sono un appassionato di Socials, e che il mio show in realtà inizia un giorno prima, quando arrivo nella città che mi ospita e inizio a girare, postando, twittando, facendo video, per conoscerla meglio e prendere soprattutto spunti da usare sul palco. La contropartita è che, tra quasi due milioni di fans su Facebook e quasi un milione su Twitter, tutti vedono che sei in giro. “E da noi? Non vieni mai? Così non si fa Fiore…”. Ogni cosa che postavo, di condivisione ricevevo migliaia di messaggi del genere. Che fai, quindi? Non fai qualche tappa in giro per l’Europa per ‘sti ragazzi? Ed eccoci qui: abbiamo aperto con Zurigo, poi Bruxelles quindi Parigi e ora Londra.

Londra, dove per altro festeggi proprio un anno di tour, partito il 19 febbraio del 2015 a Novara. Te lo saresti mai immaginato, all’inizio,  di rimanere in tournée per dodici mesi?
Sono sincero, no! Un anno di spettacoli dal vivo è un bel successo, lo ammetto con un pizzico di vanto. Ma la cosa bella, che dopo questa serata, ci prendiamo qualche settimana di pausa e poi ripartiamo di nuovo tornando in Italia. Esibirsi dal vivo è meglio di una medicina, mi fa star bene. Se pensate che l’ultima volta che sono stato in tv avevo 14 telecamere che mi riprendevano, uno stress unico, e poi troppa responsabilità, troppe cose sulle quali prestare attenzione, cosa dire, cosa non dire. Invece in teatro è come farsi una serata tra amici, tutti si divertono, nessuno si offende.

Quindi, in un certo senso, hai già risposto a una domanda che molti ti stanno ponendo da giorni: presenterai, mai un giorno, Sanremo?
Assolutamente no. E’ un grande evento, grande attenzione del pubblico, ma non fa per me. Direste mai a Icardi (goleador ed attaccante dell’Inter) di giocare da centrocampista? Lui nasce per fare goal, lui vuole solo la palla. Al centrocampo, a coordinare, che ce lo mettiamo a fare? Presentare Sanremo significa fare riunione col Comune, poi con la Rai, poi con la redazione, poi salire sul palco e dire decine di volte “Dirige il maestro… canta…”. Uff!

Tornando a Londra, prima volta per te?
Prima volta in scena sì, ma in realtà prima volta in assoluto fuori dall’Italia con uno spettacolo. Non come turista, però. Mia moglie ne è innamorata; parecchi anni fa venimmo in vacanza, ma girandola in questi due giorni, ho notato che è un cantiere a cielo aperto. Mamma mia quanto stanno costruendo: piste ciclabili, nuove stazioni della metro, grattacieli. Troppo stress, meglio il traffico della mia Roma, ogni giorno lo stesso da decenni, ti ci abitui…

Con “L’ora del Rosario” porti tanto di te, e dell’Italia più in generale, a tanti italiani che vivono all’estero. Te in cambio cosa ricevi da loro, da queste capitali che hai visitato fino ad oggi?
Come ho detto prima, mi piace conoscere, girare, visitare le città dove vado in scena già il giorno prima dello spettacolo. Capire come si vive, cosa dice la gente. Fino ad oggi è accaduto per quelle italiane, dove ovviamente hai comunque una conoscenza di base dei luoghi in cui vai; sai che aria si respira, penso a Torino, Latina, Genova, Udine e via via tutte quelle che abbiamo toccato nel corso del 2015. Quando invece approdi a Zurigo, Bruxelles, Parigi e Londra, esci dall’hotel la mattina presto con la curiosità di un bambino che non sa ma cosa gli attende. Dalla piadina venduta in un van nel centro di Parigi, alle cozze e patatine fritte di Bruxelles, alle strade sporche che non ti saresti immaginato a Zurigo, passando al fiume di birra che ho visto scorrere a Londra. Ok, si sa, Londra è la città dei pub, ma vedere donne di una certa età con boccali da mezzolitro in mano di Bionda… da rimanere sbigottiti. Come fanno? Gli italiani all’estero, invece, è un discorso a parte: stanno tutti bene, felici, allegri, spensierati, sarà una mia impressione, ma sta cosa della fuga dei cervelli mi sembra tanto una montatura. Ma che fuga e fuga, questi se ne sono andati quatti quatti senza farsi scoprire… (ride!)

L'Ora del Rosario_2

L'Ora del Rosario_3