“Suonare a Londra è stato come ricevere una vacanza premio”. Dalla tv al jazz, doppio live di Giorgio Tirabassi in compagnia di musicisti di serie A

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Oltre trent’anni di carriera e riconoscimenti di ogni genere per essere uno degli attori del piccolo schermo italiano più seguiti e apprezzati, non sono bastati a gestire le emozioni che Giorgio Tirabassi ha portato dietro con sé nel suo primo live a Londra. Se non fosse, per altro, che stavolta non ha giocato sul suo solito campo, ossia la recitazione, quanto la musica. E per altro, in un tempio come il QuecumBar di Londra che ha fatto di Django Reinhardt, e del suo jazz manouche o jazz gitano per i più, una ragione di vita. Giorgio Tirabassi si è presentato ieri sera (domenica 18) e stasera (lunedi 19) proprio per ripercorrere in note la carriera di uno dei più grandi jazzisti europei di tutti i tempi, al pari di quanto stanno tuttora facendo altri grandi del jazz internazionale.

Non si è trattato solo di un concerto, quanto di una triplice sfida: la prima con il pubblico, che ti conosce come attore e non come musicista, poi con i tuoi compagni di viaggio che sono musicisti professionisti, e infine con te stesso visto che stavolta il rapporto con Django è stato in una capitale della musica mondiale come Londra. Se dovessimo tirare le somme?
Non nego che in effetti questo doppio live è stato uno dei più impegnativi ed emozionanti che abbia mai fatto. Ma come tutti gli altri, anche stavolta mi sono sentito protetto dagli altri della band che per me sono come dei fratelli maggiori che a ogni piccolo passo falso sono pronti ad aiutarti a rimetterti a tempo. Risultato finale? Penso sia andato bene, perché ho avvertito l’apprezzamento da parte del pubblico e poi perché tra noi ci siamo divertiti parecchio. E quando i primi a divertirsi sono i musicisti, il resto è in discesa.

Tirabassi 2Suonare con Moreno Viglione, Gianfranco Malorgio, GianPiero Lo Piccolo e Renato Gattone è come giocare una partita di seria A. Nonostante la parte emozionante dell’occasione, c’è un certa qualità da rispettare, non trovi?
E’ vero, ma è anche tutto molto divertente ed estremamente bello. E’ come dare un pallone in mano a un ragazzino, che sarei io, e dirgli “vai al campetto sotto casa che ci sono alcuni amici che ti aspettano”. E poi una volta lì ti ritrovi degli assi del calcio. Come primo impatto non pensi che tutto questo possa accadere, però poi ti godi il momento e lasci che le emozioni prendano il sopravvento.

Come per altro è stato in questo doppio live a Londra: emozionato fino a pochi secondi prima prima di salire sopra al palco del QuecumBar, e poi via che le note prendessero il sopravvento.
Si, è stato così! Questo progetto musicale dedicato alla vita e alla musica di Django ci vede protagonisti ormai da circa un anno, in Italia aggiungo allo spettacolo anche la lettura di alcune parti della vita, che sono meritevoli al pari delle sue opere. Ammetto che una parte del pubblico viene grazie alla notorietà acquisita con i miei ruoli in tv e al cinema. Mentre il doppio live di Londra è stato differente. Prima di tutto perché ti trovi di fronte un pubblico in buona parte inglese, che non sa nulla di te e che ti sta scoprendo come musicista e non come attore, e poi perché ha l’orecchio abituato ad ascoltare un certo livello qualitativo di jazz mamouche. Sai che non puoi sbagliare. Però, allo stesso tempo, sai che al tuo fianco ci sono Moreno, Gianfranco, GianPiero e Renato e ti senti sempre ben protetto da chi questi ambienti, e questa tipologia di pubblico, lo mastica ogni giorno della sua vita.

Qual è il tuo rapporto con Londra?
Sono venuto spesso in vacanza, e sia a trovare mio figlio che ha studiato alla London Film School. E’ una città che affascina e che offre parecchio dal punto di vista culturare. Ma questo è ovviamente sotto agli occhi di tutto. Ma questa volta, come ben sai, la nostra occasione qui è stata per un doppio live, quindi venire a Londra è stato per come una vacanza premio. E chi se la scorda più…

E dato che a Londra la meritocrazia funziona, e visto che come Roberto Ardenzi, il tuo personaggio in Distretto di Polizia, sei passato da ispettore capo, vice Commissarrio, Commissario e poi vice Questore sempre per meriti acquisiti sul campo, possiamo dire che questi due giorni al QuecumBar sono stati una sorta di concerto zero e che vi “meritate” una minitournée inglese?
Sarebbe un sogno, magari accadesse! Poter tornare qui e portare in giro il nostro “Django” in altri templi della musica penso che sarebbe una delle occasioni più emozionanti della mia vita, visto che per me la musica rimane comunque un divertimento, una passione e poterla continuare a trattare in questa maniera sarebbe davvero una emozione unica. Certo, però, devo chiedere a Moreno, Gianfranco, GianPiero e Renato se loro mi vogliono con sé, e se me lo sono meritato, sono pur sempre i miei “fratelli maggiori”…

INFO: per il secondo concerto di questa sera, organizzato dalla “Naeli Boutique Events” in collaborazione con “Hot Club Roma” e il supporto de “Il Guscio di Highbury”, qui il link http://quecumbar.co.uk/listings/

 

Tirabassi 3

GianPiero Lo Piccolo al clarinetto, Moreno Viglione e Giorgio Tirabassi alla chitarra, Gianfranco Malorgio alla chitarra ritmica e Renato Gattone al contrabbasso, durante il concerto al “QuecumBar” di Londra