Barriere linguistiche, per Hostelworld e Google Surveys 6 milioni di italiani limitati nello scoprire il Mondo

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La capacità di non parlare altre lingue, oltre alla propria, sta bloccando circa 6 milioni di italiani nello scoprire il mondo. Questo quanto emerso da uno studio condotto da Hostelworld, piattaforma numero uno al mondo per la prenotazione di 35.000 ostelli in più di 180 paesi in tutto il mondo,  e Google Surveys al quale hanno preso parte più di 8.000 persone in 6 differenti paesi, italia compresa, incentrato sulle abilità linguistiche personali e su come queste possano influenzare la scelta di un viaggio.

Il Giappone è il paese che più di ogni altro gli italiani vorrebbero visitare se non ci fosse lo scoglio della lingua (secondo il 16% dei partecipanti al sondaggio), seguito da Cina (6%), Inghilterra e Spagna (entrambi per il 5% degli intervistati).

Mentre tre quarti degli italiani (74%) sono in grado di accennare parole appartenenti a una seconda lingua, quasi nove su dieci (89%) desiderano però migliorarsi nel parlare la seconda lingua. In particolare, perché desiderano immergersi di più nella cultura dei luoghi che visitano (37%), visitare il paese dove viene parlate la lingua imparata (22%), incontrare nuove persone di differenti culture (21%) e viaggiare in luoghi non convenzionali (5%).

Ma la volontà di migliorarsi in una seconda lingua è anche legata alla volontà di comprendere meglio quando si parla con i locals, soprattutto per evitare problemi di comprensione. Secondo quanto è emerso dallo studio di Hostelworld e Google Surveys, un terzo degli italiani intervistati (37%) ha ammesso di non essere stato capace di ordinare il cibo che desiderava; un quarto (24%) ha ammesso di essersi perso durante il viaggio per non aver capito le indicazioni ricevute; e uno su dieci ha sbagliato a prendere treno, aereo e altri mezzi di trasporto (9%). Altri inconvenienti linguistici includono l’acquisto di cose sbagliate (22%), insultare accidentalmente qualcuno (5%), o flirtare con qualcuno (3%), non essere stati capace di trovare una toilette (3%) o addirittura essersi ritrovati in un contenzioso che non li riguardava (1%) .

Per aiutare i viaggiatori a superare le barriere linguistiche, Hostelworld ha integrato nella propria App una funzionalità Speak the World realizzata in collaborazione con Google Cloud Translate che permette di parlare fluentemente in 43 lingue diverse, aiutando così il viaggiatore ad immergersi completamente nella cultura locale, eliminando qualsiasi barriera linguistica.

La capacità di parlare altre lingue non è ovviamente essenziale quando si viaggia – ha detto Otto Rosenberger, chief Marketing Officer di Hostelworld – ma può fare una grande differenza, permettendo a ognuno di noi di immergersi completamente nella cultura locale. Scoprire il mondo è una delle esperienze più gratificanti nella vita, ma molti ancora temono che la loro abilità linguistiche li abbandonino proprio nel momento del bisogno. Ecco perché abbiamo implementato la nostra App con Speak the World. Così i nostri amici-clienti attraverso semplici clic possono trovare incredibili alloggi a prezzi accessibili, ma anche conversare senza sosta in 43 lingue di tutto il mondo, in qualunque parte del globo ci si trovi”.

 

Per testare l’efficienza della nuova feature, il celebre comico televisivo Phil Wang è andato in Indonesia per scambiare due chiacchiere con i locali. In questo video il divertente risultato.

 

Qui il link dove scaricare l’App per Android qui invece per iOs

Hostelworld

Hostelworld Group è leader mondiale nella prenotazione di ostelli con Hostelworld, Hostelbookers, e Hostels.com attraverso piattaforme in 19 lingue. Unendo giovani viaggiatori con gli Ostelli, Hostelworld vanta più di 10 milioni di recensioni su 35.000 strutture in più di 180 paesi. Hostelworld Group è stato quotato sul mercato azionari alla borsa di Londra e Dublino a Novembre 2015. Con sede centrale a Dublino, Hostelworld ha uffici a Londra, Shanghai, Sydney e Seoul, ed è stato recentemente inserito nella lista Best Workplace 2016 stilata da Great Place To Work Institute.