I musicals di Londra: love at first sight

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di Sofia Laura Casotto

La prima volta che sono entrata in un teatro londinese, non sapevo cosa aspettarmi.
Mi ha immediatamente colpito l’atmosfera, elegante e pulita, ma allo stesso tempo fresca ed emozionante. L’idea di assistere a un musical non m’ispirava tanto in realtà, ma, una sera, mentre passeggiavo tra Soho e Covent Garden, mi ero lasciata incantare dai numerosi spettatori che uscivano dal teatro con sguardi gioiosi e soddisfatti, lasciandosi sfuggire commenti positivi ed entusiastici sullo spettacolo al quale avevano appena assistito. Anziani signori in abito da sera, turisti che si rimettevano lo zaino in spalla, bambini sorridenti che stringevano la mano dei loro genitori, giovani coppiette con il sorriso stampato in faccia.
Mentre osservavo le insegne illuminate e li guardavo camminare verso direzioni diverse, ho capito che desideravo immergermi in quell’atmosfera magica e suggestiva che riempiva di vita il centro della città.

Il musical è nato negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo, ma si è diffuso in Europa, e in particolare nel Regno Unito, grazie ai successi di Andrew Lloyd Webber, figlio d’arte e compositore inglese che all’età di soli vent’anni realizzò Jesus Christ Superstar con la collaborazione del suo collega Tim Rice, autore di testi teatrali che collaborò con Lloyd all’inizio della sua carriera.
Era il 1970 e i musicals avevano da poco raggiunto l’isola britannica, dopo aver esordito nel grande teatro di Brodway, a New York. Proprio in questo palcoscenico il musical ebbe il suo debutto, per poi spostarsi a Londra nell’anno successivo, dove rimase in scena per otto anni. La collaborazione tra Webber e Rice continuò con il musical Evita che esordì con grande successo nella capitale inglese nel 1978.

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Una delle scene di “Charlie e la fabbrica di cioccolato”

Webber riuscì a portare sul palcoscenico spettacoli fortemente innovativi, capaci di comprendere al loro interno diversi generi musicali che ancora oggi possiamo ascoltare nei più importanti teatri di Londra. Una cosa a mio parere molto interessante è che alcuni suoi spettacoli, come Cats (1981) e The Phantom of the Opera (1986) sono tuttora tra le esibizioni teatrali più amate dagli spettatori di tutto il mondo. Spesso le sue idee vennero accolte con stupore e scetticismo, ma il compositore riuscì in breve tempo a conquistare e far ricredere il suo pubblico con spettacoli caratterizzati da grande energia e coreografie mozzafiato.

In seguito, altri compositori si cimentarono nella sua stessa impresa e i teatri londinesi iniziarono a ospitare diverse rappresentazioni, alcune che si fermarono nella capitale per qualche anno, altre invece che possiamo vedere ancora oggi. Durante quello stesso periodo, si affermarono a Londra altri famosissimi musicals del calibro di Les Miserables, Chicago, The Lion King, e Mamma mia!

Inizialmente il teatro era un lusso che pochi potevano concedersi, mentre oggi è alla portata di tutti coloro che vogliono passare una serata alternativa e caratteristica nel centro della grande città. Nonostante i musicals siano interamente in inglese, e non sia sempre facile capire ogni singola battuta, la musica e le canzoni riescono a coinvolgere il pubblico di tutte le età. Quello che mi ha più colpito, la prima volta che ho varcato la soglia di un teatro londinese, è stato proprio l’entusiasmo degli spettatori, che non si limitavano ad osservare ciò che avveniva sulla scena, ma si facevano coinvolgere dall’energia dello spettacolo, ridendo, cantando e muovendosi a ritmo di musica. La prima volta che ho lasciato il teatro, dopo aver assistito a un musical, avevo la certezza che sarei presto tornata per immergermi in quell’atmosfera di luci, musica e storie emozionanti, che solo la capitale inglese riesce a regalare.