Jonathan Swift e i viaggi di Gulliver

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I Gulliver’s Travels di Jonathan Swift.
Una terribile messa sotto accusa dell’umanità intera. I Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift.

As for his works in verse and prose I own myself no judge of those; Nor can I tell what critics thought’em: But this I Know, all people bought’em, As with a moral view designed To cure the vices of mankind.”
“Quanto alle sue opere in versi e in prosa Io stesso non mi ritengo giudice di esse; Neppure posso dire ciò che i critici pensarono di esse: Io so per certo questo, che molte persone le acquistarono, Come con una prospettiva morale designata A curare i vizi del genere umano”

Jonathan Swift by Charles Jervas detailIn questi significativi versi composti da Jonathan Swift nel 1739, sei anni prima della sua morte, estratti dalla monumentale opera autobiografica Verses on Death of Dr. Swift (Versi sulla morte del Dr. Swift), è come inscritta la parabola letteraria ed esistenziale di uno scrittore che avrebbe lasciato un segno profondo e duraturo nella letteratura mondiale. Egli, avvicinatosi alla veneranda età degli ottanta anni, rileggendo la sua opera alla luce di una superiore Provvidenza divina, vide se stesso come una sorta di profeta inviato sulla terra per curare i vizi del genere umano attraverso un’opera di moralizzazione della letteratura e dell’esistenza umana. Per raggiungere questo fine superiore, egli si servì sempre, come tutti gli scrittori di orientamento moraleggiante, della satira, la quale, pur tra i suoi innumerevoli limiti, assolve al suo compito quando diventa “a glass, wherein beholders do generally discover everybody’s face but their own”, una sorta di vetro o specchio nel quale gli osservatori scoprono generalmente il volto di ognuno ma non il proprio! Jonathan Swift nacque a Dublino nel 1667 da genitori inglesi, frequentò il Trinity College di Dublino tra il 1682 e il 1687, fu ordinato Sacerdote della Chiesa Anglicana e, dopo aver cercato i favori di alcuni influenti membri del cosiddetto partito costituzionale dei Whig grandees presso il Parlamento inglese, divenne disilluso e fu il cofondatore di una associazione politica di conservatori, il celebre Torysympathetic Scriblerus Club. Il suo cambiamento di prospettiva politica riflette la sua personale rabbia in seguito al rifiuto dei Whig di tollerare il culto cattolico, come anche la sua innata indole di Gulliver's Travelguardare le cose da una prospettiva conservatrice e reazionaria. Dopo la morte della Regina Anna, nel 1714, ritornò a Dublino, ove fu eletto Arciprete della Cattedrale di San Patrizio. Ivi la sua fervente e aspra opera di denuncia morale si concentrò su alcune problematiche di carattere religioso e sociale, prendendo infatti le difese degli strati più poveri della popolazione irlandese. Pubblicò tutte le sue opere sempre in forma anonima. Il Parlamento inglese il Senato irlandese offrirono lauti compensi a chi avesse tradito la sua vera identità, ma nessuno fece mai ciò. Morì nel 1745, dopo avere trascorso gli ultimi anni della sua vita nel quasi totale obnubilamento delle facoltà razionali in seguito ad una malattia mentale. Tra le sue opere principali, quasi tutte di polemica sociale e religiosa, oltre il celeberrimo romanzo Gulliver’s Travel ( i viaggi di Gulliver) pubblicato nel 1726, ricordiamo A Tale of a Tub (1704), The Battle of the Books (1704), Arguments Against Abolishing Christianity (1708), Baucis and Philemon (1709), Drapier’s Letters (1724), A Modest Proposal for preventing the Children of Poor People in Ireland, from Becoming a Burden to their Parents or Country; and for making them Beneficial to the Publick (1729), The Grand Question Debated (1729), The Beasts’ Confession to the Priest (1732), A Complete Collection of Polite and Ingenious Conversations (1738), Verses on Death of Dr. Swift (1749). Nell’ampia e interessante opera A Modest Proposal Swift dimostra la ferocia della sua satira dicendo che “satiric touch: No nation wanted it so much!”, ossia che il suo tocco satirico non fu James Gillray The King of Brobdingnag and Gulliver.–Vide. Swift's Gulliver- Voyage to Brobdingnag The Metropolitan Museum of Art editdesiderato così tanto da nessuna nazione. Nelle Lettere di Drapier, frattanto, mostrò la sua satira in azione, ostacolando l’arrivo in Irlanda di un falsificatore di monete. Una squallida e triste visione del genere umano emerge dai suoi poemi, i quali trasformano i classici idilli in moderni apotemi, raggiungendo vertici di contorsione intellettuale nella poesia A Beautiful Young Nymph Going to bed. Le sue opere in prosa ci donano una visione più globale e comprensiva del genere umano. A Tale of a Tub, in tal senso, miscelando riferimenti all’attualità e giocosità con una più profonda considerazione della fallibilità umana, mostra con sorprendente acume psicologico quanto la dedizione di una persona costituisca in realtà una delusione per l’altra. Jonhatan Swift fu una fonte inesauribile di sagacia e un’anima estremamente generosa. Destinò più di due terzi dei suoi guadagni a nobili cause umanitarie. Come acutamente ha scritto Thomas Payne nella sua prestigiosa “galleria-atlante” di personaggi della letteratura mondiale “the brilliance of Swit’s writing earned him £200 in his lifetime and, for all his bitterness, a conscience without blemish”, lo splendore della scrittura di Swift gli ottenne 200 sterline in vita e, per tutta la sua asprezza, una coscienza senza macchia! Ma l’opera che ha reso celebre Jonathan Swift nell’Olimpo letterario mondiale è senza dubbio I viaggi di Gulliver. L’idea di comporre un romanzo satirico di sottile polemica socio-politica si concretizzò dopo il 1720 e giunse alla sua realizzazione nel 1726, quando venne pubblicato il libro Gulliver’s Travels into Several Remote Nations of the World narrated in four parts (Viaggi di Gulliver in alcune Nazioni lontane del mondo raccontati in quattro parti). Il volume uscì, come era uso di Swift, anonimo, benché si conoscesse la paternità dell’opera. La pubblicazione fu circondata da un alone di mistero. Si crede che il grande poeta Alexander Pope (1688-1744) consegnasse il manoscritto all’editore, il Motte, con lo strano espediente di lasciarlo cadere alla sua Viagens de Gulliver 049porta dalla finestra di una vettura pubblica. L’opera consta di quattro parti. Nella prima Lemuel Gulliver, medico di una nave mercantile, narra il suo naufragio all’Isola di Lilliput, i cui abitanti sono alti sei pollici, e ogni cosa nell’isola è nel rapporto di un pollice a un piede in confronto delle cose umane. E’ il solo elemento modificato, ma basta questa alterazione per far considerare le stesse cose umane in una luce nuova: poiché come potranno gli uomini non riconoscersi in Lilliput come in uno specchio che rimpicciolisce? La minuzia delle proporzioni dà alle lotte civili dei lillipuziani, alla pompa del loro imperatore, alla guerra contro i loro vicini al di là del canale, un aspetto grottesco. Le frecce dei lillipuziani, come spilli, non trapassano il panciotto di Gulliver; ed egli si tira dietro l’intera flotta di Blefuscu con un pezzo di spago. I portatori di tacchi alti e di tacchi bassi, la controversia se le uova debbano essere rotte a un’estremità o all’altra (controversia per cui mille e cento cittadini hanno fatto nobile sacrificio della vita) sembrano cose assurde; ma non tanto che i partiti politici e le sette religiose inglesi non possano riflettere che la favola riguarda proprio loro. Nella seconda parte Swift capovolge il cannocchiale e guarda dalla parte più piccola ed ecco, tutto diventa gigantesco: gli abitanti di Brobdnignag, sulla cui riva è lasciato Gulliver, sono alti come campanili, e tutto il resto è in proporzione. Gulliver, che teneva sul palmo della mano il segretario per gli affari interni di Lilliput, diventa ora il balocco di una bambina di nove anni, che lo mette nella culla delle bambole, su una mensola perché non se lo mangino i topi. Il Re, informatosi da Gulliver sui costumi, le condizioni politiche e le istituzioni inglesi, riassume le sue impressioni così: “Da quel che raccolgo dalla vostra relazione, non posso non concludere che la maggioranza dei vostri indigeni è la più perniciosa razza di vermiciattoli che la natura mai soffrì che strisciasse sulla superficie della Terra!” 1 1 Del celeberrimo Cap. VI della Seconda Parte intitolato Several contrivances of the author to please the king and queen. He shows his skills in music. The king inquires into the state of England, which the author relates to him. The king’s observations thereon, riportiamo in originale inglese la parte finale del discorso del Re: “As for yourself, continued the king, “who have spent the greatest part of your life in travelling, I am well disposed to hope you may hitherto have escaped many vices of your country. But, by what I have gathered from your relation, and the answers I have with much pain wringed and exhorted from you, I cannot but conclude the bulk of your natives to be the most pernicious race of little, odious vermin that Nature ever suffered to crawl upon the surface of the earth.” Estratto da: J. SWIFT, Gulliver’s Travels, Collins Clear-Type Press, London x1948, p. 150. Nelle due ultime parti dei Viaggi di Gulliver il misantropo Swift, fin qui apparsoci in veste di umorista quasi sereno, getta la maschera; la satira diventa amara, sferzante. La terza parte narra una visita all’isola volante di Laputa, e al vicino continente con la capitale Lagado. Qui la satira è diretta contro i filosofi, gli storici e gli scopritori: c’è uno che da otto anni studia il problema di estrarre raggi di sole dai cetrioli, un altro che col ghiaccio fa polvere da sparo. I saggi di Laputa sono così assorti nelle loro speculazioni da condursi come sciocchi negli affari pratici. Nell’isola di Glubbdubdrib, ossia Viagens de Gulliver 045degli Stregoni, Gulliver evoca le ombre dei grandi uomini dell’antichità e dalle loro risposte alle sue domande apprende che il mondo è stato tratto in inganno da scrittori prostituiti, sì da attribuire a codardi le più grandi imprese guerresche, a sciocchi le più sagge decisioni, a adulatori la sincerità, ai traditori della patria virtù romane, ad atei devozione, a sodomiti castità, a spie veracità. Gli Struldbrug, una razza dotata di immortalità, si rivelano i più infelici degli uomini, perché non possono trovare fine al tedio di vivere. Infine nella quarta parte si descrive il paese dei saggi cavalli Houyhnhnm, le cui virtù sono messe a confronto con la vita bestiale dei disgustosi Yahoo, uomini degenerati. Questo il quadro fantastico, geniale, unico, polimorfo e complesso di una terribile messa in stato d’accusa dell’umanità intera, satireggiata soprattutto negli Yahoo. La veemenza del disgusto fa dei Gulliver’s Travels, specie della quarta parte, un’opera cupa e possente, dai contorni duri e geometrici, non soffusi da alcun alone di poesia. Swift racconta con lo stile più sobrio del mondo le vicende più fantastiche, le cose più enormi. Per un destino ironico il capolavoro di questo maestro dell’ironia che non sopportava la vicinanza dei bambini è stato degradato da satira contro l’umanità a classico della letteratura umoristica per l’infanzia.
Gaetano Algozino London,
South Norwood, 24/10/2015