La prima volta di Servillo: “Ho recitato in tutto il mondo, ma mai a Londra. E` qui che ogni attore testa il proprio talento”.

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Napoli ha molto da condividere con Londra, e non parliamo solo di pizza o pasta. E allo stesso tempo Eduardo De Filippo ha molto in comune con il teatro all’ombra del Big Ben.

Ma per capire quale possa essere il nesso, o sì è profondi conoscitori del mondo fatto di quinte ed assi, o si è un suo prestigioso esponente pronto a svelare segreti ed aneddoti ai più. Tant’è, che nel momento in cui si decide di miscelare con caparbietà Napoli, De Filippo, Londra e Teatro il nome che fuoriesce non può che essere il suo, quello di Toni Servillo.

E lui che nel suo primo incontro pubblico in terra inglese, dopo la vittoria in tandem con Paolo Sorrentino dell’Oscar (e non solo questo) per “La grande bellezza”, ha trasformato una semplice chiacchierata in un viaggio sulle ali del teatro classico prendendo per mano gli spettatori e facendoli viaggiare tra Napoli e Londra, andata e ritorno più volte. L’occasione è stata la presentazione del docu-film “394, trilogia nel mondo”, titolo che riprende il numero di repliche della Trilogia di Goldoni che Servillo ha diretto e interpretato con una compagnia di 16 attori dal 2008 al 2010, in quasi tutte le più grandi città del mondo, Londra esclusa.

Toni Servillo all'Ici di Londra © A.Allocca

Toni Servillo all’Ici di Londra © A.Allocca

“Con il teatro ho girato l’Europa e il mondo, da Madrid a San Pietroburgo passando per Istanbul e New York, ma a Londra non ero mai stato”, ha detto Servillo presentando la pellicola presso l’Istituto Italiano di Cultura, frutto di circa 130 ore di riprese dirette dal giovane Massimiliano Pacifico, regista di Napoli con studi negli Uk. “Non nascondo quindi una certa emozione nell’andare in scena – ha aggiunto l’attore – soprattutto sul palco del Barbican, una istituzione della cultura internazionale. Dato che salirò sullo stesso palco che ha visto protagonista uno dei massimi esponenti del teatro inglese, Sir Ralph Richardson, il quale peraltro recitò sempre “Le voci di dentro” con Eduardo seduto proprio tra il pubblico. Londra, per ogni attore, rappresenta una tappa fondamentale della propria carriera, perché è qui che si può testare davvero la propria bravura, il proprio talento”.

Da questo momento si fa sempre più solido quel ponte culturale che collega Napoli a Londra che, per quanto possa apparire strano, non è la vittoria dell’Oscar di un film per altro apprezzatissimo dalla critica anglosassone, a decretarne la sua stabilità. Quanto proprio quel teatro della tradizione partenopea che ancora oggi vanta una sua contemporaneità molto ricercarta proprio da queste parti.

“In ogni tappa che ci vede protagonisti in Italia e all’estero, Spagna, Stati Uniti, Francia, Russia e ora Inghilterra, sono preceduto dal meritato successo del film. Ma Jep Gambardella (il personaggio centrale de “La grande bellezza”) non ha niente a che fare con Eduardo. Perché De Filippo pone al centro di tutto il conflitto fra l’uomo e la società. Ho scelto “Le voci di dentro” per due ragioni. La prima riguarda i contenuti: il testo descrive ancora oggi il precipizio morale in cui siamo caduti e la difficoltà di orientamento in una realtà indistinta e compromessa. La seconda è relativa all’aspetto formale: l’alternanza continua e la mescolanza di sogno e realtà. Credo che portare Eduardo nel mondo significhi portare in giro un’idea nobile di Napoli, dare voce a un filone della letteratura meridionale altamente speculativa, rinnovandola senza folklore”.

Un teatro classico che, come si è detto, ha molto di contemporaneo, così contemporaneo che tutta la poetica che fuoriesce dalle parole di Servillo cozza poi con la realtà dei fatti che si inserisce nell’incontro col pubblico, come un’improvvisa secchiata d’acqua fredda. “Negli ultimi venti anni in Italia si è registrato un completo disinteresse verso qualsiasi forma di cultura. Fin quando qualche anno fa è sembrato che ci fosse una intenzione di ridare valore a una colonna portante della vita ma poi l’alternanza degli ultimi Governi ha rimesso tutto in discussione. Ma, sono sincero, mi infastidisce parlare di queste cose dato che l’Italia vanta secoli di storia che, spesse volte, i Media offuscano con fatterelli di politica di basso livello. Sta a noi tutti capire che la cultura, in altri paesi, in altri luoghi, è un traino della società, basti pensare proprio al turismo culturale. Oltre che linfa vitale”.

Da domani, mercoledì, Toni Servillo sarà quindi in scena al Barbican con il fratello Peppe per quattro serate con “Le voci di dentro” di Eduardo De Filippo e, per chi stesse pensando che il tutto esaurito è opera solo degli italiani che hanno acquistato il biglietto, si sbaglierà di grosso. Dato che buona parte del pubblico sarà inglese che potrà seguire la commedia sottotitolata.

“Sono molto orgoglioso di portare in giro per il mondo il teatro recitato nella mia lingua – ha spiegato Servillo -. Una volta presi parte come spettatore a Napoli alla messa in scena de “Il campiello” di Goldoni recitato in veneziano. Non capii nulla ma fu una emozione unica vedere quegli attori esprimersi nella loro lingua, essere se stessi come se non fossero sul palco, ma stessero davvero vivendo quei momenti, lontano dalle quinte, in un attimo di un giorno qualsiasi. Perché, alla fine, il teatro è proprio come la vita, una strada da percorrere lastricata di gioie e dolori”.

INFO: “Le voci di dentro” al Barbican Center http://www.barbican.org.uk/theatre/event-detail.asp?ID=15589

Alessandro Allocca