“Londra non e` un paradiso e qui si vivra` sempre da stranieri”. Barbara Serra in conversazione con Beppe Severgnini

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E’ difficile stare dietro a due giornalisti che si incontrano e iniziano a parlare di vita, lavoro, esperienze, sensazioni e consigli.

Difficile stare dietro a due firme del calibro di Beppe Severgnini e Barbara Serra, il primo storico editorialista del Corriere della Sera, lei volto di Al Jazeera English, e ancor prima di Sky, BBC e Rai. Non solo perché, da bravi giornalisti, sanno offrire numerosi spunti di riflessioni, più che altro perché al termine della loro chiacchierata ti accorgi che il taccuino degli appunti si è trasformato nel diario di bordo di un pilota d’aereo alle prese con viaggi intercontinentali.

Prima Londra, poi l’Italia, quindi il Nord America per tornare in Europa passando per il Medio Oriente. E da ogni tappa, come si è detto, spunti per riflettere, esperienze di vita sul campo e molto altro ancora. Difficile, quindi, fare ordine per cercare di trovare un qualcosa che possa accomunare tutto, a meno che non si torni al punto di partenza: l’occasione dell’incontro tra i due, ossia la presentazione del libro di Barbara Serra dal titolo “Gli italiani non sono pigri” che si è svolta all’Istituto italiano di cultura, richiamando centinaia di persone tra autorità governative, tra tutti il Console, ai loro colleghi di Rai, Repubblica, Ansa e numerose altre testate fino a passare a una schiera di giovani firme (o che stanno studiando per diventarlo) e numerosi curiosi.

“Ho accettato ben volentieri di moderare la presentazione del libro di Barbara – ha raccontato Servergnini – per rifarmi di una vecchia cosa: noi siamo amici di lunga data, ma con Barbara in particolar modo mi incontrai a Milano in occasione del processo Ruby, e lei mi chiese di poter essere suo ospite in diretta per rispondere ad alcune domande su Al Jazeera English. Se non fosse che la prima domanda fu “Come spighi il Bunga Bunga al popolo arabo!”. Bé, non ci crederete, ma mi mise così in difficoltà (ride!) che oggi mi voglio rifare facendoti io delle domande e, quindi, eccoti la prima: perché questo libro”.

“E’ un desiderio che ho sempre avuto fin da ragazza – spiega Serra – perché per lavoro ho sempre dovuto concentrare in pochi minuti una notizia, un punto di vista, una intervista, qualsiasi cosa. Invece per una volta mi sono voluta concedere al piacere della scrittura potendo così mettere a nudo totalmente il mio pensiero facendolo, per altro, su un qualcosa che ho molto a cuore: la mia terra d’origine, l’Italia”.

“Italia, ragazzi, lavoro, problemi, disoccupazione, emigrazione – aggiunge Severgnini – fino a giungere al fatto che per te gli italiani non sono pigri: perché hai scelto proprio questa parola?”

“E’ emersa dalle molte esperienze di vita – spiega Serra – ed alcune di loro mi sono rimaste così impresse che mi hanno fatto giungere alla conclusione che gli italiani non sono per nulla pigri come tutto il resto del mondo li disegna. Era il 2003 e lavoravo alla BBC quando ci fu un forte confronto con dei miei colleghi perché, secondo loro, essendo io italiana, anche se avevo studiato già all’età di 8 anni in scuole internazionali, non ero in grado di rappresentare Londra dal punto di vista giornalistico. A ben 11 anni di distanza credo che Londra sia una delle capitali più multietniche al mondo tanto che la stessa BBC si è aperta a conduzioni di giornalisti provenienti da ogni parte, ricredendosi su quanto affermato appena una manciata di anni prima. In questi 11 anni, però, ho lavorato parecchio per dimostrare che un italiano, come me, sa fare molto e se vuole meglio di altri. Ma ancora oggi, però, c’è sempre quella velata immagine da “Dolce Vita” che gli altri hanno di noi: quando dico che vado a mangiare per la pausa pranzo, i miei colleghi mi rispondo sempre “Ok, ci vediamo fra un paio d’ore!” nonostante poi mi vedono che in forchetto un’insalata alla mia postazione. A lungo andare ho fatto capire loro che essere italiani non significa essere pigri o scansafatiche, ma è comunque difficile far passare questo messaggio. Purtroppo loro, anche con un pizzico d’invidia, ci vedono come il popolo che sa godersi la vita. Ed è in parte vero: perché se in Italia hai un lavoro ben pagato, sei nel posto più bello al mondo, e quindi non puoi che stare da dio”.

“E il punto è proprio questo – continua Severgnini – che in Italia i posti ben pagati sono per pochi e a tutti gli altri, ragazzi in particolar modo, tocca emigrare soprattutto qui a Londra che, da sempre, anche per me quando arrivai trent’anni fa, è considerata un sogno”.

Londra non è un paradiso e si vivrà sempre da stranieri – sottolinea la scrittrice giornalista -. Ma questo non è un aspetto negativo, deve però essere ben scolpito nella mente di chi viene a cercare il suo posto nel mondo qui. Come ci sono anche altri aspetti che ai più sfuggono. Pensiamo alla meritocrazia inglese di cui tanto si parla: è vero, esiste, è applicata ma viaggia di pari passo con competitività e selettività. Gli inglesi imparano fin da bambini che nella vita bisogna essere competitivi perché la vita stessa sarà selettiva con loro. Spesse volte ricevo email di ragazzi italiani che mi chiedono consigli e di potergli guardare il loro curriculum. Credetemi, molto di loro non hanno la minima idea di cosa stiamo parlando. Non hanno la minima idea di cosa significhi “sapersi vendere”, che non vuol dire svendersi, ma mettersi in gioco, accrescere le proprie competenze, migliorarsi per ottenere quanto di meglio la vita ti può offrire. E questo vale per ogni singolo essere umano che vuole avere un posto di lavoro, di qualsiasi genere, a Londra come nel resto degli Uk. Purtroppo l’Italia da sempre è marchiata dal “nepotismo” che dista anni luce da “meritocrazia”: in Italia non si ha proprio la cultura del sapersi vendere, del mettersi in gioco, perché tanto un amico dell’amico magari una sistemazione te la trova. O te la trovava, visto che ormai neppure più questo avviene. Uno dei miei maggiori desideri è che gli italiani capiscano che “follow your dreams” non è la classica americanata. Ma è la spiegazione di come giro il mondo. Inseguire i propri sogni, essere migliori degli altri, avere le capacità giuste non sono cose brutte se affrontate con la consapevolezza dei propri mezzi e con obiettivi ben precisi da raggiungere”.

“Da aggiungere anche che nonostante ci siano numerose storie di successo che vedono protagonisti italiani a Londra – prosegue Severgnini – al pari ce ne sono tante altre di italiani che hanno preso delle sbandate clamorose”.

“Per tale motivo dico che Londra non è un paradiso – continua Serra -. Quando si leggono numeri come quasi 50.000 italiani che emigrano verso gli Uk nel corso del 2013 non stiamo più parlando di fuga di cervelli, ma di massa vera e propria. E, per la legge dei grandi numeri, non tutte queste cinquantamila persone avranno successo a Londra. Anzi, molte di loro a mio avviso non hanno la giusta energia, non hanno stoffa, l’ambiente non fa per loro o, addirittura, non riescono proprio a capire la cultura che li ospita, come la stessa Londra non riesce a capire la loro di cultura, tanto che in molti vengono qui con un curriculum pieno di esperienze fatte in Italia che qui, invece, valgono zero. E alla fine falliranno perché non hanno studiato bene il loro piano d’azione. Questo è un Paese che non perdona”.

“In effetti l’Inghilterra e l’Italia sono paesi totalmente differenti sotto molti aspetti – sottolinea l’editorialista – anche se si trovano a un paio d’ore d’aereo di distanza. Un esempio tra tutti: è nel Dna di ogni genitore italiano dire frasi del tipo “devo sistemare i figli”. In Inghilterra una frase del genere non esiste, tanto che non è grammaticalmente possibile tradurla. A tal proposito domani (oggi per chi legge) arriverà un giovane Primo Ministro in visita qui (il riferimento è a Matteo Renzi che incontrerà David Cameron e sarà ospite della preview di “The Glamour of Italian Fashion”, mostra sulla moda italiana organizzata al Victoria & Albert Museum): vogliamo suggerirgli qualcosa per meglio affrontare i suoi anni di Governo. Lui, come anche al resto degli italiani?”.

“Perché no! – accetta l’invito Serra -. Parto dicendo che fallire non deve essere una vergogna. Fallimenti dopo fallimenti si acquisisce esperienza utile per affrontare meglio il prossimo passo. Poi dico di smetterla di piangersi addosso, di non sentirsi sempre delle vittime ma di andare spediti avanti e inseguire i propri sogni con tutte le forze. E di essere severi con se stessi – aggiunge Severgnini – anche nelle piccole cose. Perché, poi, alla fine le soddisfazioni arrivano. Basta saperle cercare nel giusto modo. E infine – conclude la scrittrice salutata da un caloroso applauso del pubblico – se si capisce bene il meccanismo e si hanno le qualità giuste, si arriva anche a fare il tea perfetto che, credetemi, è una delle cose più difficili da fare qui a Londra”.

L`autografo di Barbara Serra e Beppe Severgnini

autografo Serra a Londonita