A Londra ognuno pensa al suo orticello. E il Comune paga anche

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Gru in ogni angolo di Londra, camion che vanno avanti e indietro, operai che si muovono come formiche in quegli enormi buchi, future fondamenta dei grattacieli che stanno modificano lo skyline della capitale inglese. Ma a questa accellerata che la città sta dando alla sua vocazione cosmopolita, controbilancia con rastrelli, cesoie e pale. E, soprattutto, frutti di bosco, melanzane, zucchine, pomodori, e altri frutti e ortaggi.

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Uno dei tanti pocket park a Londra

Se da una parte Londra si prepara a ospitare decine di nuovi palazzi oltre i 200 metri di altezza, dall’altra sta solcando il terreno per 100 nuovi pocket parks. Ossia orti e giardini gestiti dai residenti, con contributi pubblici: in cantiere ci sono 650.000 sterline, circa 890 mila euro, destinati a tutti coloro che vogliono farsi il proprio orto, sia all’interno dei confini casalinghi che di quartiere organizzandosi coi vicini.

Per ogni progetto vengono stanziati da poche migliaia a 50.000 sterline massimo, che vengono però assegnati solo se vengono rispettati dei criteri, tra tutti quello di utilizzare un’area di massimo 0.4 ettari, e ovviamente riportare alla vita angoli di verde della capitale inglese abbandonati dato che, nonostante Londra sia celebre per i suoi parchi, non riesce a star dietro a tutti gli spazi verdi dei 33 borough, sorta di municipi, che la compongono. Già l’anno passato sono stati finanziati alcuni progetti pilota e hanno portato i loro frutti, in tutti i sensi, dato che alcuni gruppi di persone hanno sistemato zone abbandonate ora diventati orti a tutti gli effetti.

La scelta dell’attuale amministrazione londinese dà una spinta notevole, a suon di soldi, a una tendenza che era nata già qualche anno fa diffondendosi a macchia di leopardo. Precursore dei pocket parks londinesi è stato il giornalista Tom Moggach fondatore del movimento “City Leaf” (leaf come foglia) che ha iniziato a diffondere la cultura di coltivare da sé e mangiare i prodotti del proprio orto, tanto da aver ricevuto anche l’appoggio di Jamie Oliver, la chef-star inglese, oltre a varie migliaia di adepti del “chilometro zero” che, in questo caso, si trasforma in “metro zero”.

Certo, se pensiamo a Londra, allo Shard il grattacielo più alto d’Europa, al traffico di Piccadilly, alla folla di turisti su Oxford street, di certo non ci vengono in mente melanzane e zucchine piantate a due passi da Buckingham Palace. E invece c’è un legame molto più forte di quanto si possa immaginare, dato che già durante la Seconda Guerra mondiale con la città presa di mira dai bombardamenti tedeschi, scarseggiando le derrate alimentarsi, il Governo di allora invitò tutti gli inglesi a pensare al proprio sostentamento auto-producendosi il cibo, frutta e verdura in particolar modo. Oltre un milione di mini orti vennero coltivati in quel periodo. Ora le cose sono cambiate, ma per pomodori e fragole ancora non è tempo di tirare un sospiero di sollievo. Perché se prima erano le bombe dei tedeschi a mettere in pericolo la loro crescita, tra poco sarà l’ombra delle decine di grattacieli attualmente in costruzione a Londra.

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Un pocket park a Londra in costruzione

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Un pocket park terminato dedicato ai più piccoli