Nascita di Charles Dickens

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Il 7 febbraio 1812 nasceva CHARLES DICKENS, cantore dell’Inghilterra VITTORIANA. Per me è stato ed è ancora una specie di personale Virgilio che mi ha accompagnato con tutta la sua umanità, conoscenza, sorriso e pazienza nei gironi della Città che più amo. Un Mentore, un Maestro, una Guida Spirituale… un “papà” che è stato davvero formativo nello sviluppo della mia personalità e dei miei gusti. Ha illuminato la mia fantasia, portandomi per mano dentro i suoi racconti, facendomi sentire vivo e presente nell’azione che si stava svolgendo mentre leggevo le sue pagine… Mi vedevo e mi vedo lì, insieme con quei Personaggi: li vedo e li vivo! Son veri, palpabili, tridimensionali… li vedo e li tocco! Mi fa sentire la nebbia di Londra dentro i polmoni della mia fantasia; è capace di suscitarmi ancora una moltitudine di emozioni, di sorrisi, di partecipazione umana… Sento forte l’acre odore del carbone e della miseria, le fioche luci dei bassifondi dentro la cornice dorata di pochi privilegiati indifferenti. Ed emergono, sempre, la bontà insita anche nei cuori fatti della pietra più dura e la possibilità che le cose e le persone possono cambiare in meglio. Il suo messaggio, come una tenue colonna sonora o una discreta musica di sottofondo che accompagna la trama delle sue Opere, è un misto di cristianesimo e di socialismo non ideologico: un umanesimo cristiano consapevole sia delle miserie che del riscatto umano e sociale. Charles_Dickens_-_Project_Gutenberg_eText_13103In Dickens non c’è BUONISMO: c’è BONTA’; anche nelle pagine più crude. Egli si rivolgeva alle Classi più agiate ed istruite: il volgo, incatenato nelle maglie della miseria e dell’abbrutimento, che poteva saperne dei racconti di Dickens? La nuova plebe urbana viveva dentro il sudiciume d’ogni tipo descritto da Dickens: le fogne all’aria aperta, la mancanza di riparo e protezione, malattie che nessuno voleva curare, ignoranza, analfabetismo, manicomi, prigioni luride, prostituzione dilagante, inumani turni di lavoro nelle officine, dove non solo uomini e donne, ma anche i bambini venivano sfruttati, destinati com’erano a massacranti lavori. Un po’ come nelle solfatare della nostra Sicilia d’allora.
Charles Dickens è riuscito a far passare, a far capire questo concetto. La “povertà” può anche generare la virtù, ma la MISERIA genera SOLO CORRUZIONE. Sappiamo tutti cosa fosse la Londra dei tumultuosi cambiamenti urbani, sociali, culturali seguiti alla Rivoluzione Industriale. Quel progresso, diciamo così, costò caro a centinaia di migliaia di esseri umani, mentre il Regno Unito diventava l’Impero più vasto che il pianeta abbia mai visto. In un’epoca in cui, molto timidamente ma in modo costante, iniziavano, a suon di arresti e bastonate, le prime “rivendicazioni” e le lotte per il riconoscimento dei diritti più elementari della Persona Umana, Dickens seppe veicolare un messaggio di rinnovamento incruento, dove il CAMBIARE le REGOLE non avrebbe significato il rovesciamento della Monarchia o la sollevazione delle masse in una violenta rivoluzione. Penso abbia visto giusto. Non fu un pompiere. E nemmeno un incendiario. Se il CUORE UMANO non cambia, nessuna NUOVA LEGGE può dirsi davvero equa, giusta e promovente il progresso e i diritti. E’ un cambiamento culturale che occorre; l’avarizia, l’avidità, la rapacità, l’egoismo e gli istinti più bassi essendo propri anche delle persone più povere ed ignoranti. In ognuno di noi cova uno Scrooge o un Uriah Heep. Il primo si risveglia dal suo cupo pessimismo, ritorna ai momenti e alle scelte cruciali della propria vita e con rinnovata e raggiunta piena consapevolezza, aiutato dal proprio ottimismo della volontà, decide di mutare visione della vita e si riscatta pienamente: un Innominato londinese che si redime. L’Altro è uno Jago che si nutre di male, un cieco incapace di vedere il Bene, un ragno intrappolato nella propria tela di malvagità. Il “romanticismo” e il clima da “melodramma” dei racconti dickensiani ci porta a riconoscere che il BENE trionfa e il MALE viene sconfitto. Sempre. Ma tutto sta nelle mani, ovvero nelle decisioni personali di ciascun essere umano. Meditate, gente, meditate.  ( by Marcello Tito Manganelli)

Marcello ci ricorda l’ anniversario della nascita di Charles Dickens, il 7 febbraio 1812 e lo fa tratteggiando la figura del grande scrittore inglese in modo preciso e attento, regalandoci un quadro d’insieme delle contraddizioni della Londra Vittoriana e della grandezza di uno dei suoi  protagonisti principali. Dickens viene riportato alla dimensione umana, senza perdere l’ aurea di uno dei più grandi autori di sempre della letteratura inglese e mondiale.
Attraverso il suo ritratto è la figura umana che v iene messa in primo piano: la perenne lotta tra bene e male, tra oppressi e oppressori, ricchezza e povertà. Alla fine, il Bene sempre trionferà e la Felicità seguirà sempre chi il bene lo fa.

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