Filippo il Principe Consorte

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IL PRINCIPE “GAFFONE”, FILIPPO DUCA DI EDIMBURGO e MARITO DI ELISABETTA II

Filippo è sempre due o tre passi dietro alla Regina, come richiesto a seconda del bisogno; oppure solo o a suo fianco. E lo è ancora dopo sessantott’anni di matrimonio. Questo svagato signore nato a Corfù, per un quarto greco, un quarto tedesco, poi danese e poi non si sa, è l’Altro membro della “Premiata Ditta Windsor & Figli“. Principe greco e Duca d’Edimburgo, è un Mountbatten meno succubo dell’albagia che connotava l’altero Lord Louis, ultimo Viceré dell’India, ucciso dall’IRA nel 1979. E’ più spiritoso, più ironico. “Così va il mondo“, ripete tra sé pensando a Congreve. Non se la prende più di tanto. Sempre ligio, esegue docilmente da quasi sette decenni i “consigli” della Consorte che alla forma ed ai ruoli ci tiene. E molto.
Un inchino, un sorriso, un colpetto di tosse al momento giusto e via… si va a recitare. Ma osservate con quale garbo e con quanto understatement impersona il suo ruolo.
Se fosse italiano, lo vedremmo “Duca della Malvasia” o del “Rosolio”, e più verosimilmente “Duca del Rosolio e della Malvasia” a seconda delle circostanze; e magari -perché no?- Principe del “Barolo Chinato”, tanto ad hoc è la sua morbidezza, tanto mimetici risultano i suoi modi compìti, il suo appena accennato distacco ed il temperamento come il mare quando è da “quasi calmo a poco mosso”, o il vento da “moderato a brezza leggera”. E che dire del suo savoir faire e del suo savoir vivre mai ostentati?
Filippo-principe-consorteIl suo passare con disinvoltura dal ruolo di Marito e Padre a quello di Ambasciatore dello stile inglese tout court è un ricamo degno dei noti “vecchi merletti”, l’arsenico essendo stato metabolizzato da tempo. E’ un jolly, un atout, un asso-nella-manica, una risorsa inesauribile ma da usarsi con criterio e parsimonia: col bilancino. E lui, il Principe Filippo, lo sa bene.
Durante la sua lunga vita ha rinunciato a tutto senza rinunciare a nulla. Se fosse un attore del Teatro che fu sarebbe scritturato come Generico Primario, tanti sono i ruoli da NON-protagonista che può ricoprire. Senza emergere. Perché non vuole. O non può. Soprattutto, in un contesto come quello di Buckingham, non deve. Però è sempre lì, in servizio permanente effettivo, pronto dietro le quinte, scatta in piedi al momento giusto, tasta la cravatta per capire se è annodata bene, spinge in fuori i polsini della camicia quel tanto che serve e… oplà: eccolo in scena!
Non sbaglia un ingresso, un attacco, non inciampa mai su una battuta; anzi: sa a memoria persino l’intera parte di tutti gli altri (non si sa mai) e potrebbe sostituirli in qualunque momento: anche “en travesti”. Ma non può, non deve. E lo sa. Forse è per questo che sorride sempre sornione, il Nostro Filippo. Non glielo dicono, non gliel’hanno mai detto chiaramente, ma egli sa, in fondo, che lo hanno scritturato per un solo ruolo, nonostante sia un Generico Primario tessuto di una stoffa di gran qualità, di quella che “così non se ne trova più”.
Per questa sua bravura e per la sua disinvoltura; per le sue enormi capacità di mìmesi e d’adattamento; per questo suo esser così abile da saFilippo-marito-di-Elisabetta-IIltare da un sofà ad una liana; da un tete-à-tète a un (finto) duello; da un Congresso al camminare su (finte) braci ardenti in uno sperduto villaggio indiano, gli hanno perdonato tutto. E Dio sa cosa e quanto! Non c’è da ridir nulla sul suo conto: niente lo sfiora. E se qualcosa ci fosse, egli sarebbe l’ultimo ad accorgersene e forse non se n’accorgerebbe. O fingerebbe, a seconda di ciò che è più vantaggioso per la Ditta. E’ un signore tutto Casa e Loggia, il buon Filippo; tutto cricket e croquet. Ma al suo medagliere e ai suoi titoli ed incarichi ci tiene, e come se ci tiene! Gli perdonano tutto, persino le frequentissime gaffes; e forse è noto solo per queste. Gli inglesi si sono ormai abituati alla sua non-presenza; così com’egli s’è abituato a vivere con una donna come Elisabetta, la di lei Madre, la sorella birichina Margaret, la militaresca figlia Anna, l’irrequieta e sfortunata Diana ed ora Camilla e le altre molte women della prolifica nidiata Windsor. Di battute ne ha avute di memorabili, bisogna riconoscerlo. Come quella che gli sfuggì in Australia, dicendo ad alcuni aborigeni: “Vi scagliate ancora le lance l’un l’altro?“; o quando chiese alla keniota che gli offriva un mazzo di fiori “Scusi, lei è un uomo o una donna?“. E rimaneva lì, chino il capo in ascolto e sorridente il labbro in attesa di una risposta, mentre si godeva la reazione degl’interlocutori rimasti ebeti col sorriso a mezz’aria. Le Prince s’amuse. Lasciamoglielo quest’innocente gioco, questo svago per evadere dalle tante incombenze in cui il ruolo lo relega ma che non l’hanno mai soffocato. Mica facile fare il Principe consorte e farlo in modo così inappuntabile. Le sue gaffes odoricchiano di “Mike Bongiorno”, tanto sembrano spontanee e poi non lo sono. Chi lo sa, eh?, cosa frulla in capo a questo uncle Scrooge rabbonito e per nulla ossessionato dai fantasmi natalizi. All’attrice Cate Blanchett che lo informava di lavorare nel campo dell’Industria Cinematografica, candidamente fa presente: “Ho un apparecchio dvd a casa dal quale esce un cavo: non saprebbe dirmi dove va?“. A quel punto la povera Blanchett sarebbe entrata tutta dentro una scarpa. Lo invitano ad un incontro con giovani sordomuti e durante l’allegro ricevimento, osserva: “Se state così vicini all’orchestra, non c’è da meravigliarsi che siate sordi!“. Per fortuna non sentivano. Questa sì che è Arte, signori miei! Con la “A” maiuscola. Se fosse ancor vivo, Umberto Eco potrebbe scrivere una “Fenomenologia del Principe”, ma l’Eco nazionale è morto mentre Filippo è appena sulla novantacinquina.
By Marcello Tito Manganelli

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