I Placebo, band inglese anni 90

0

I Placebo , band inglese anni 90

“È una domanda a cui è effettivamente difficile rispondere.
Come musicista cerchi sempre un nome per la tua band che ti rappresenti e non ci riesci mai
perché, di base, tutti i nomi che trovi perdono il loro significato dopo un po’.
La cosa più importante per un nome è che tu possa immaginarti
quattromila persone che lo urlano all’unisono”
(Brian Molko sulla scelta del nome Placebo)

Quella dei Placebo non è che la storia di una delle tante band che, verso la tarda metà degli anni Novanta, fioccavano come funghi a ritmo forsennato in Gran Bretagna. Si potrebbe dire – e si andrebbe decisamente molto vicini alla realtà effettiva – che il maggior punto a favore della loro esplosione fu una discreta fortuna nell’azzeccare incontri giusti nei momenti giusti, benché sarebbe placebodecisamente poco veritiero soprassedere su quelli che sono stati i meriti altrettanto decisivi di Brian Molko e compagni. Primo fra tutti l’aver saputo interpretare con lungimiranza un’epoca, come quella di fine millennio, dove la musica rock, fuoriuscita dalla morsa del grunge, si ritrovava a fare i conti con una netta difficoltà nel trovare linguaggi inediti ma al tempo stesso in grado di mantenersi fedeli alla definizione stessa. Per oltrepassare questo muro, vi fu chi trovò un varco nella contaminazione fra mondi diversi, chi si gettò in netti recuperi del glorioso passato e chi tentò di proseguire per la strada (quasi sempre a fondo cieco) intrapresa nel decennio precedente: senza volersi soffermare su dinamiche decisamente variegate e che meriterebbero ben più complesso approfondimento, il risultato fu un processo di “globalizzazione” della musica rock, a livello geografico tanto quanto sonoro, che ebbe come conseguenza pure il riversamento di parte di questo nuovo ibrido nel mondo del mainstream.

02

Una musica che di fatto non è che un miscuglio delle velleità già incarnate nell’attitudine tanto quanto nel vestiario del loro leader e simbolo: il glam-rock chitarristico della seconda generazione britannica (Suede), il revival garage (Pixies), il lato più perverso dell’eredità grunge (Alice In Chains) ma anche quello più tormentato (Soundgarden), più la passione per gli oscuri psicodrammi punk-wave (Echo And The Bunnymen). Il tutto confezionato in una miscela condita con una spiccata propensione al melodismo e alla forma-canzone, elementi che si riveleranno decisivi per il successo commerciale del trio. Una mescola gradevole quanto energica, appetibile quanto “alternativa”. Tutto qui, si potrebbe dire. Non fosse che la grande differenza fra i Placebo e la gran parte degli (spesso decisamente più talentuosi e originali) contemporanei è stata l’incredibile capacità del trio di fare propria una miscela costruita sul citazionismo, al punto tale da renderla un autentico marchio di fabbrica, sul quale in ogni caso l’inconfondibile ugola metallica di Brian Molko ha giocato un ruolo di primaria importanza, fungendo di fatto da collante primo per l’apposizione del sigillo.

01

In occasione della loro nascita come gruppo musicale, la città di Londra, li invita a suonare per il loro pubblico e sulla raccolta e progetti futuri dicono: “Diciamo che ci saranno canzoni in scaletta che avevo giurato di non suonare mai più. Credo sia arrivato il momento di rendersi conto in modo specifico di cosa i fan dei Placebo vorrebbero ascoltare davvero – e continua dicendo – Sono stati molto pazienti con noi visto che suoniamo raramente i nostri successi più commerciali. L’anniversario dei 20 anni ci sembra la cosa migliore da fare. È la nostra intenzione. Questo tour nasce per i fan ed è una possibilità per noi per rivisitare un po’ del nostro materiale più vecchio“.

Buon Concerto…

Placebo
The alternative rock outfit celebrates 20 years since their debut album.
SSE Arena, Wembley, Arena Square, Engineers Way, Londra
Il 15 Dicembre 2016