Morgan a Londra rende omaggio a Bowie. “Come lui mi sento in paradiso, non ho più nulla da perdere” VIDEO

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Un fiume in piena. Di parole, di sensazioni, di idee. Stargli dietro, cercando di unire tutti i pezzi che fuoriescono dalla mente per assemblare il puzzle dei suoi pensieri, è indubbiamente uno degli esercizi fisici più impegnativi per un essere umano. Ma ne vale sicuramente la pena. Soprattutto perché Morgan, al di là di quel suo ruolo di antipatico della musica italiana che si è (volutamente o non) ritagliato, e di tante cose dette e fatte senza badare al peso che il suo ruolo di personaggio pubblico ha, rimane comunque uno degli autori, musicisti, polistrumentisti più preparati che l’arte italiana possa vantare. E non solo, visto che nella sua scappatella londinese, non quella nota a tutti, ossia il David Bowie Bash, quanto quella dall’albergo per farsi un giro a Piccadilly Circus la notte prima del live, è stato più volte riconosciuto da passanti inglesi, oltre che dagli expat italiani: “Morgan? Xfactor Italy?” più di qualcuno ha detto con accento british indicandolo col dito.

Torno a Londra dopo dieci anni, l’ultima volta fu in occasione di un concerto dei Duran Duran. E torno per suonare la prima volta qui”, ha detto Morgan nell’intervista rilasciata a Londonita al Baglioni Hotel London, poche ore prima del live che lo ha visto protagonista in occasione del concerto-tributo organizzato dalla TIJ Events e dedicato ai 69 anni di David Bowie (festeggiati proprio oggi, 8 gennaio, in contemporanea all’uscita del suo 28esimo album “Blackstar”)

Se avessi Bowie davanti, ora, cosa gli diresti?
Di continuare ad essere fonte di ispirazione. Di essere un visionario musicale come nessun altro. E’ stato uno dei miei padri spiriturali. Uno degli artisti più completi della musica contemporanea, capace di confrontarsi stilisticamente con i grandi del passato. Capace di creare canzoni con apparati armonici molto complessi, ma di una purezza unica che appaiono addirittura semplici a chi li ascolta. L’unica cosa che mi dispiace, è che sta invecchiando. (L’intervista continua dopo il video che lo riprende mentre suona il pianforte del Baglioni Hotel Londra poche ore prima del live)

Questo vale solo per Bowie, o in generale per i grandi nomi della musica inglese? Che tu sei solito citare durante le interviste, non nascondendo quanto la musica inglese abbia sempre influenzato le tue produzioni.
Non ho mai negato il mio amore verso l’Inghilterra e Londra in particolar modo, anche se gli inglesi non nascondo mai quel loro senso di sentirsi superiori al resto del mondo, ma questo è un altro discorso. Tornando a noi, se ci riferiamo agli anni Sessanta, Settanta, allora sì; se parliamo di tempi moderni, anche da queste parti ormai ci si è normalizzati. Non dico commercializzati, ma quella creatività dei Beatles, Rolling Stones, tanto per citarne alcuni, è difficile trovarla nelle note di oggi. La loro era una musica obliqua, provocatoria, dissonante, realmente sperimentale. Le loro canzoni erano gioielli di armonia. Gli artisti di oggi non lo sono più.  Però, cosa che qui è ancora ben evidente, quanto gli inglesi sappiano parlare e trattare di musica. Il tassista che ci ha accompagnato in albergo, riferendosi al figlio musicista, parlava come una casa discografica: “questo è il singolo di lancio del suo album… l’hanno realizzato in studio con queste tecniche…”. Dai noi è quasi impossibile incontrare un papà, che non lavora nel campo della musica, che sappia come funziona la discografica. Poi mi ha fatto ascoltare il pezzo del figlio, dal punto di vista stilistico era molto borghese, e da un 21enne con una carica emotiva ancora intatta, non possiamo aspettarci cose così commerciali. Non aveva nulla a che fare con la vera arte musicale inglese, non ne onorava la grandezza. Ma dal punto di vista del sound, invece, era perfetto.

Questo sta a significare che le cose ormai stanno cambiando, che è finito il tempo del musicista da una parte, casa discografica dall’altra. Grazie alla tecnologia alla portata di tutti, e soprattutto al web, ognuno può essere produttore e distributore di se stesso, non trovi?
Assolutamente sì, e infatti in questo noi italiani ci stiamo ritagliando uno spazio molto importante. In Italia si è creato da un po’ di tempo un movimento musicale molto interessante, che ha capito che le logiche che fino a poco tempo fa regolavano il mercato, sono saltate. Un po’ come avvenne a Londra oltre 50 anni fa, solo che lì tutto accadeva in strada, nei pub, da noi sta avvenendo via internet, e di questo ne sono felice perché significa che abbiamo sempre molto da dire dal punto di vista artistico a livello nazionale e internazionale. La nostra creatività non è morta, anzi…

E lo stesso vale anche per te? Dato che è da dieci anni circa che non pubblichi più album
L’attesa è finita. A partire dal prossimo Sanremo quando tornerò sul palco con i Bluvertigo con “Semplicemente”. Il progetto, però, al quale tengo di più è quello che mi vedrà rendere omaggio ai grandi della musica classica, da Bach, Beethoven, Chopin, Liszt, sia in chiave classica che elettronica. Anche se più che classica, la definirei seria. La gente si stupirà di quanto io sarò in grado di mostrare rispetto nelle mie esecuzioni pianistiche. A partire da “Morgan plays Bach” al quale abbinerò una tournée con orchestra classica e strumentazioni elettroniche. E’ l’inizio di un periodo che definisco “Classico Morgan”.

Tornando a Bowie, il secondo singolo di lancio del suo ultimo album si intitola “Lazarus”: nel video interpreta un malato,  in un ospedale con crisi epilettiche che canta “Sono in paradiso, non ho nulla da perdere…” Lo stesso vale anche per te?
Anche io mi sento in paradiso, perché anche io non ho nulla da perdere. Ho fatto tutto quello che desideravo fare, nonostante la critica e quanti mi hanno denigrado. Se solo i fans sapessero molte volte come mi hanno trattato, sarebbe i primi a protestare sotto la sede di giornali, riviste, case discografiche. Se oggi esisto e sono quello che sono lo devo solo ed esclusivamente ai fans. Spesse volte gli addetti ai lavori hanno criticato aspramente i miei lavori, ma non è detto che li abbiano effettivamente capiti. Se ci fosse più rispetto, per me così come per altri, la discografia italiana sarebbe un posto migliore dove esprimersi.