Morris la bellezza dai Preraffaelliti alle Arts and Crafts

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Il culto della bellezza: dai Preraffaelliti alle Arts and Crafts

Nel 1853 la Confraternita dei Preraffaelliti era già sul viale del tramonto. William Holman Hunt, il più spirituale del gruppo, aveva preso a trascorrere sempre più tempo in Terra Santa, mentre John Everett Millais era diventato uno dei pittori più famosi del periodo e una personalità della Royal Academy. Liti, antagonismi personali, scandali e semplici cambiamenti di rotta stilistici avevano fatto il resto. Ma la stella di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) non aveva mai brillato così luminosa. Lo scandalo seguito all’annullamento del matrimonio di John Ruskin (1819-1900) con Effie Gray (che poi sposa Millais) infatti, aveva fatto sì che il grande critico trasferisse il suo ruolo di pigmalione dal suo precedente protetto Millais al pittore e poeta anglo-italiano.  E con la sua fortuna, rinascono in Rossetti  la vecchia energia dei primi tempi della Confraternita e il desiderio di creare, ispirare e guidare. Ma come ben si sa, ad un leader occorrono dei seguaci. E Rossetti li trova in due giovani ex-studenti di teologia di Oxford: William Morris (1831-1896) e Edward Coley Burne-Jones (1833-1898).

William Morris age 53Conosciutisi all’università nel 1853, i due erano diversi come il giorno e la notte. Nato a Walthamstow, al Nord di Londra da una famiglia della ricca borghesia il primo, e figlio di un modesto corniciao di Birmingham il secondo, Morris e Burne-Jones condividono la passione per il Medioevo, la poesia e l’architettura gotica e l’odio per la rivoluzione industriale e la modernità. Conquistati dalle antiche storie di cavalieri narrate nella Morte d’Arthur di Malory e dalle poesie di Tennyson, avevano dipinto episodi del ciclo di Re Artù sulle pareti della Debating Hall e in una Oxford pervasa dal risveglio cristiano, avevano sognato di dare vita ad una nuova comunità monastica. Nella città universitaria inglese i due giovani vengono a contatto con il pensiero di John Ruskin che, supponente e puritano qual’era, era tuttavia il più grande esponente della critica d’arte dell’epoca e, tramite Ruskin, con l’opera  del suo protetto, Rossetti che, sebbene invecchiato non aveva perso nulla del suo fascino. Sedotti  dal carisma del fondatore dei Preraffaelliti, Morris e Burne-Jones decidono di abbandonare le velleità monastiche e di dedicarsi all’arte. Arrivati a Londra nel 1856, i due si trasferiscono nella vecchia soffitta affittata anni prima da Rossetti al n. 17 di Red Lion Square, nel quartiere di Bloosmbury e sulle tracce del loro maestro, cominciano la loro vita di artisti.

Ma poi William Morris si innamora di Jane Burden (1839-1914) e le cose inevitabilmente si complicano. Pallida, alta e dalla folta chioma corvina, Jane era la diciassettenne figlia di uno stalliere di Oxford scoperta per caso da Rossetti nel 1857 che la nota fuori da un teatro. Rossetti, che con Morris era impegnato nella decorazione dell’Oxford Union Library, è affascinato dall’aspetto esotico della giovane e ne fa la sua modella. Jane è completamente infatuata dal fascino bohémien del maturo Rossetti, ma quest’ultimo allora fidanzato con l’artista e musa dei Preraffaelliti, Elizabeth Siddal (1829-1862) sua compagna dal 1850, non sembra ricambiarla con la stessa intensità e terminati gli affreschi, la lascia per fare ritorno a Londra lasciando Morris padrone del

Jane Morris, photographed by John R  Parsons, 1865 © Victoria and Albert Museum

Jane Morris, photographed by John R Parsons, 1865 © Victoria and Albert Museum

campo.

Robusto e impacciato, William Morris non annoverava tra i suoi numerosi talenti il successo con le donne e, perdutamente innamorato di Jane, non crede alle sue orecchie quando le chiede di sposarlo e lei accetta. Ma Jane, anche se molto giovane, è una donna pratica e tra le astratte promesse di Rossetti e la solida ricchezza di Morris preferisce la seconda. I due si sposano 1859 e nel 1860 si trasferiscono nella nuova casa che Morris aveva fatto costruire all’amico architetto Philip Webb (1831-1915) come dono di nozze a Jane: la Red House.

 

E qui bisogna fare un passo indietro. L’Inghilterra della seconda metà del XIX secolo era una realtà in grande fermento. L’industrializzazione e la crescita urbana che l’aveva seguita, portano alla costruzione di case più confortevoli e ad una crescente domanda di oggetti di arredamento (mobili, tappeti, tende, e carta da parati) da parte di un ceto medio borghese ansioso di affermare il proprio status nella società. Con la potenza della sua  retorica Ruskin dice alla nascente classe media vittoriana cosa guardare e come guardarlo. Nel suo The Stones of Venice Ruskin attacca la società industriale e incoraggia il revival dello stile Gotico come esempio di un’epoca profondamente religiosa a e morale, influenzando con il suo pensiero un gruppo di intellettuali progressisti (tra cui lo stesso Morris) che negli anni Sessanta del XIX secolo cominciarono a sviluppare idee nuove e radicali sul design.

 

William Morris 001Perché oltre ad essere poeta, autore e ambientalista, Morris è anche un attivista politico, un socialista che opponendosi alla volgarità della produzione industriale, vuole portare la bellezza alle masse. Ha idee politiche chiare e si rende conto che nel clima sociale dell’epoca la questione dell’arte deve essere posta come una questione storica. Ispirato dalle idee di Karl Marx (1818-1883), Morris vuole restiture un valore estetico al lavoro dequalificato dell’industria, trasformando l’operaio in un artista e il suo lavoro quotidiano in un’opera d’arte.

Deciso a passare all’azione e a mettere in pratica le sue idee, Morris comincia con il commissionare all’amico architetto Philip Webb la casa dei suoi sogni. Costruita in mattoni rossi (da cui il nome) la Red House esiste ancora oggi nel sobborgo di Bexleyheath, un anonimo villaggio nella contea del Kent a circa mezz’ora di treno da Londra; circondata dalle case dei pendolari che hanno colonizzato la campagna circostante e che fanno la spola quotidianamente con la Capitale come un tempo aveva fatto lo stesso Morris, la casa è ora nelle mani amoreoli del National Trust ed è aperta al pubblico.

Con le sue torrette, soffitti con travi a vista e saloni medievali e immersa nel verde della campagna circostante, tra orti e frutteti, la Red House non era solo un esperimento architettonico o un saggio sulla decorazione d’interni che si allontanava volutamente dai modelli vittoriani, ma era anche e soprattutto un’esperienza di Comune artistica volute da un gruppo operativo dinamico formato da artisti eccentrici e socialmente impegnati che oltre a Jane (che si rivela essere una finissima ricamatrice) e William Morris comprendeva anche Dante Gabriele Rossetti e Lizzie Siddal, Edward Burne-Jones e la moglie Giorgiana, Charles Faulkner e le sue sorelle Lucy e Kate e Ford Madox Brown. Artisti uniti dalla volontà di creare un’impresa artigianale che, sulle orme delle antiche corporazioni medievali, potesse competere con le industrie sul piano della qualità e dei prezzi.

Burne-Jones with William Morris, 1874, by Frederick Hollyer

Burne-Jones with William Morris, 1874, by Frederick Hollyer

Ma la sua passione per il Medioevo non impedisce a Morris di essere in piena sintonia con il suo tempo e di fare della sua missione nella vita la riforma delle arti applicate producendo oggetti di qualità che fossero esteticamente belli, oltre che utili. Missione riassunta nella regola d’oro del movimento da lui creato, le Arts and Crafts (“arti e mestieri”): “Non abbiate nulla nelle vostre case che non sappiate essere utile o crediate essere bello.”  Deciso a fare di uno stile artistico uno stile di vita, William Morris fonda, nel 1861 con Faulkner e Marshall, la Morris, Marshall, Faulkner & Co. (che diverrà nel 1870 la Morris & Co.) l’azienza artigianale nata dall’esperienza della Comune artistica della Red House che con la sua forte componente collaborativa e anti-industriale ha lo scopo di recuperare lo spirito degli artigiani medievali. La Firm, come l’impresa viene soprannominata, produce carte da parati, tappeti, arazzi, mobili, gioielli, metalli lavorati, generando una vera e propria rivoluzione del gusto. Oltre a Faulkner e Marshall, Morris coinvolge nel progetto anche altri dei suoi amici artisti, tra cui lo stesso Rossetti che crea mobile che poi dipinge con motivi presi dai racconti di Chaucer e con scene arturiane (oltre a ritrarre ossessivamente Jane Morris, con cui, dopo la morte di Lizzie Siddal, riprende una relazione che durerà più o meno ininterrottamente fino alla morte del pittore nel 1882) e Burne-Jones, che sarà uno dei pilastri dell’azienda e le cui vetrate dipinte e coloratissimi arazzi  forniranno a questo pittore così incredibilmente lento e pignolo il denaro necessario per dedicarsi alla sua pittura.

Red House, la casa in cui visse William Morris con la moglie Jane

Red House, la casa in cui visse William Morris con la moglie Jane

E se le idee di Morris andranno ad ispirare le generazioni artisti e designer successivi – da Eric Gill al ceramista Bernard Leach, fino ad arrivare al guru della decorazione d’interni del XX secolo, Terence Conran – l’importanza di Burne-Jones va ben oltre la cerchia morrisiana. Sull’esempio di Rossetti che già dal 1860 aveva spostato la sua attenzione dai soggetti storici e letterarai alle lussureggianti bellezze dalle labbra carnose e sensuali per cui è diventato famoso, anche Burne-Jones trasporta la sua arte in un mondo di pura bellezza, fatto di soffici armonie formali, di linee sinuose e di colori tenui. Liberata dalle istanze religiose del primo preraffaellistismo, l’arte di Burne-Jones non ha altro fine se non l’arte stessa. La strada dell’Estetismo è spianata.

By Paola Cacciari

 

Per William Morris e le Arts and Crafts visitate:

The William Morris Gallery
www.wmgallery.org.uk/

Victoria and Albert Museum
www.vam.ac.uk

Red House Lane, Bexleyheath, DA6 8JF,
www.nationaltrust.org.uk
020 8304 9878. Info:  redhouse@nationaltrust.org.uk

Edward Coley Burne-Jones, Angeli Ministrantes 1864, © Victoria and Albert Museum

Edward Coley Burne-Jones, Angeli Ministrantes 1864, © Victoria and Albert Museum

 

Didascalie

Day Dream (1880) Dante Gabriel Rossetti © Victoria and Albert Museum.

William Morris, photographed by Frederick Hollyer in 1884. Photograph: © National Portrait Gallery.

Acanthus’ wallpaper 1874 © Victoria and Albert Museum.

Jane Morris, photographed by John R  Parsons, 1865 © Victoria and Albert Museum.
Edward Coley Burne-Jones, Angeli Ministrantes 1864, © Victoria and Albert Museum.
Burne-Jones with William Morris, 1874, by Frederick Hollyer.