Performing for the Camera alla Tate Modern

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Strike a pose – Performing for the Camera alla Tate Modern

“Mettiti in posa!” no, non siamo sul set del video di Madonna, ma all’interno del Tate Modern di Londra, per un evento molto interessante. Si tratta di una mostra dedicata alla nascita della fotografia dai suoi primi esordi in bianco e nero fino alle più avanzate fotografie digitali, passando per i moderni selfie.

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La mostra si presenta come un viaggio sull’evoluzione della camera che esaminerà il rapporto tra la fotografia e la “performance”. Si inizia dalla fotografia nel 19 ° secolo fino ad arrivare ad oggi, dove siamo diventati tutti un po’ fotografi purtroppo ( a discapito di chi invece fa questo mesteriere con professionalità ) grazie ai moderni telefonini e ai tantissimi filtri da applicare su ogni foto. Oltre 500 immagini che coprono 150 anni di storia, con diverse attività di arte e di “prestazioni” ( intesa come posa ), sottolineando ad esempio l’umorismo e l’improvvisazione di posa per la fotocamera.

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Un viaggio che prende anche in considerazione ad esempio la documentazione storica di prestazioni importanti come Anthropométrie di Yves Klein de l’epoque blu 1960, un evento live painting con i corpi di donne nude, così come le esibizioni di Yayoi Kusama, Eleanor Antin e Niki de Saint Phalle. Nomi importanti come Harry Shunk e János Kender, due tra i più importanti fotografi ad aver lavorato con le diverse prestazioni. La mostra sarà caratterizzata da immagini iconiche, compresi il fotomontaggio del famoso salto di Yves Klein in il Vuoto del 1960.

Con il passare del tempo, la camera ha incontrato altre filtri, e nuovi mezzi per fare arte, come i grafici, gli artisti di strada, gli attori e cos’ via. Sono nate nuove forme di collaborazione che hanno creato duetti importanti. Cominciando con alcune delle prime opere in mostra, le fotografie da studio di Nadar nel 19 ° secolo a Parigi, mostrano il famoso mimo Charles Deburau nei panni di Pierrot. Successivamente opere che includono Kamaitaichi di Eikoh Hosoe, una collaborazione con il coreografo e fondatore del movimento Butoh Tatsumi Hijikata.

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L’immagine fotografica con il passar del tempo si è creata il proprio spazio, distinto dal palcoscenico della performance teatrale o artistico, in opere di artisti come Charles Ray, Carolee Schneemann e Erwin Wurm. Si è così imposta! Questi artisti spesso si esibiscono per le proprie macchine fotografiche, come in Face Painting di Paul McCarthy – Piano, Linea Bianca 1972 o attraverso idee d’ immagine di sé come nel lavoro di Boris Mikhailov. La costruzione della propria identità e della posa sarà esplorata attraverso le opere iconiche di Claude Cahun, Marcel Duchamp e Cindy Sherman, così come i progetti più recenti, come gli “Spiriti africani” di Samuel Fosso 2008, in cui l’artista si fotografa come Martin Luther king Jr e Miles Davis.

 

La mostra esaminerà gli approcci innovativi e performativi adottati per auto-ritratti di artisti come Lee Friedlander, Masahisa Fukase e Hannah Wilke. Identità e immagine di sé sono stati importanti anche per artisti come Jeff Koons e Andy Warhol nel loro business di marketing, traducendosi in quello che oggi chiameremo: Selfie e nelle opere più recenti come il “Baseball cards fotografia” Trading Cards di Mike Mandel 1974 in cui i fotografi si presentano come giocatori di baseball “da collezione”.

09 Il mondo dei social media poi ha un ruolo fondamentale, poichè riesce a suo piacere a distruggere o creare “geni” in questa età moderna, dove è più importante quanto e da quale angolo farsi i selfie. Concetti chiave e ben delineati da Amalia Ulman e le sue pose su Instagram. Si conclude la mostra con un semplice messaggio: La fotografia è sempre stata un atto di performance, ma  l’arte delle prestazioni è intrinsecamente collegata alla fotografia.

Performing per la fotocamera

18 febbraio – 12 GIUGNO 2016 -Tate Modern, il Eyal Ofer gallerie, livello 3