“Quando a qualcuno manca la speranza, se la inventa”: intervista a Londra col regista Roberto Andò

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Se Nanni Moretti col suo “Habemus Papam” ha raccontato di quanto un uomo possa comunque essere sempre sopraffatto da una fragilità dettata dalla sua natura umana, anche vestendo i panni di un potente, in quel caso il Papa, tanto che pochi anni dopo la fantasia cinematografica ha lasciato spazio alla realtà con lo storico passaggio da Papa Ratzinger a Papa Francesco, Roberto Andò nel suo “Viva la libertà” fa una radiografia dell’uomo politico, dove emerge fin da subito più la sua fragilità umana che le capacità professionali, ma con un finale che ancora non ha trovato riscontro nella realtà dei fatti: il leader del partito di Opposizione incapace di guidare i suoi elettori, decide di ritirarsi dalla scena.

Nel fine settimana appena trascorso, il regista siciliano è stato ospite della nuova tornata di film ospiti della rassegna CinemaItaliaUk che sta sempre più ottenendo consensi, tanto che la location che li ospita, il Genesis di Whitechapel di Londra, ha deciso di proiettarli nella sala 1, la più grande, di fronte a centinaia di persone, molte delle quali inglesi.

Crede che un giorno il suo “Viva la libertà” troverà un “involontario” reale riscontro, come è accaduto con “Habemus Papam” di Moretti? Ossia ci sarà mai in Italia il ritiro di un uomo politico, potente, dalla scena nazionale, al centro di una crisi di valori, incapace di essere un faro per chi lo ha votato?
Forse non arriveremo mai al ritiro dell’uomo politico – racconta il regista nell’intervista concessa a Londonita prima della proiezione della pellicola, nella foto in basso durante le riprese con Toni Servillo – o forse non ci arriveremo in questo periodo, ma sicuramente Viva la libertà ha comunque anticipato quella che pochi mesi dopo l’uscita nelle sale, è stata definita come la grande crisi della Sinitra, con il susseguirsi di Primi Ministri fino ad arrivare all’attuale Renzi.

AndòParliamo però sempre di movimenti, di aree del Governo, di massa di elettori. Nel suo film si parla del singolo, dell’uno, dell’uomo. E’ l’uomo al centro della storia, che riflette poi le condizioni generali tanto da venirne investito. Ma è l’uno che prende la decisione di abbandonare la poltrona, non la massa che è attorno a lui. Potrà mai accadere qualcosa del genere?
Difficile dirlo, anche se ci sono stati esempi a livello internazionale, come il vice presidente cinese Xi Jinping, che nel 2012 fece perdere le sue tracce per circa due settimane. Nessuno sapeva dove fosse andato. Le fonti ufficiali parlarono di problemi fisici, io credo si trattasse di una crisi di valori che prese il sopravvento sulla natura dell’uomo. In realtà, però, il punto chiave di questa biografia politica, è proprio la politica stessa. Toni Servillo veste i panni del leader di un partito che decide di dileguarsi all’improvviso; il Partito per non perdere consensi decide di ingaggiare il fratello sostituendolo alla guida del Movimento. Ora, questa è fantasia cinematografica, ma rappresenta la realtà dei fatti. Anche oggi si trovano soluzioni che però non arrivano mai al centro del problema: la crisi di valori della nostra attuale politica. Sfiducia nelle istituzioni, sfiducia nella classe dirigente, sfiducia nell’intero sistema Paese.

La soluzione?
Prima di tutto ridare potere alla politica. Ora potrà sembrare una frase fatta, ma quello che intendo è fare in modo che le lobby soprattutto quelle di natura finanziaria, la smettano di influenzare le decisioni di chi governa un paese. E allo stesso tempo chi governa un paese deve avere la forza di ribellarsi. Serve ritornare a riscoprire il vero senso della politica. E l’Italia sa di cosa parliamo, perché la storia dell’Italia vanta personaggi e momenti illustri che purtroppo, negli ultimi decenni, sono finiti nel dimenticatoio quando invece dovrebbero essere presi come esempio.

“Viva la libertà” è la trasposizione cinematografica di un suo stesso libro dal titolo “Il trono vuoto” che per altro ha ricevuto numerosi premi: c’è stato mai un momento nel quale lo scrittore Andò ha lottato con il regista Andò per mettere, o aggiungere, o modificare qualcosa del libro a favore del film?
Sinceramente parlando, ogni qualvolta veniva rencesito il libro o un mio amico lo leggeva, mi veniva detto, “ma questo è un film già pronto!”. Allora da lì è scattata l’idea di realizzarne un lavoro per il grande schermo. Di norma si tende a riassumere in immagini il libro e quindi per forza di cose a eliminare alcuni passaggi, paradossalmente io ho invece aggiunto altro al mio stesso testo. Il finale del libro, nel quale io offro una soluzione e anche una mia lettura dei fatti, nel film lascio che sia il pubblico a farla. A decidere se dare speranze all’Italia o a farla tornare nel buio di una crisi di valori.

Sperando poi che nessuno, come il segretario personale Andrea Bottini (Valerio Mastandrea) di Enrico Oliveri e del suo fratello gemello Giovanni Ernani (Tonui Servillo), abbia la malsana idea di inventarsi qualcosa pur di nascondere la realtà.
Ma, vede, anche quello è nella natura umana: quando a qualcuno manca la speranza, se la inventa.

Info sugli altri film della rassegna (22 febbraio “L’arte della felicità” di Alessandro Rak – 29 marzo “La sedia della felicità” di Carlo Mazzacurati) qui http://cinemaitaliauk.co.u

Nelle foto: in alto, da sinistra Adele Tulli, Roberto Andò e Geoff Andrews durante il Q&A al termine della proiezione, sotto il pubblico presente alla proiezione (foto di Annie Tobin)

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