Roberto Saviano a Londra: “La mafia ha conquistato la capitale inglese”

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Quest’anno ricorrono dieci anni di “Gomorra”, dall’uscita del libro e dal cambiamento totale di vita. Se volessi racchiudere in un pensiero questo periodo, quale potrebbe essere?
Mai mi sarei atteso un terremoto di così vaste dimensioni. Non solo in cosa il libro ha generato, ma soprattutto nella mia vita. Lo ammetto senza problemi: se l’avessi saputo prima, avrei adottato un’altra strategia pur di non pagare tutte le conseguenze che sto scontando ora. Quando è uscito “Gomorra” avevo 26 anni.

Qual è stata la vera forza di “Gomorra”?
Quella di aver messo paura. Una paura non generata dal libro in sé, dai fatti raccontati, o dai meccanismi illeciti messi alla luce. Quanto aver creato un’opione pubblica verso l’argomento “mafia” ancor più forte di prima. Magari con punti di vista differenti, forse anche opposti per certi versi. Ma di certo, nelle famiglie a tavola durante la cena, nelle scuole, negli ambienti più inaspettati, si è iniziato a parlare di mafia. E’ stata questa la vera forza, le vera botta che “Gomorra” ha generato ai danni di quel “potere”.

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Nelle foto Roberto Saviano a Londra durante l’incontro con David Hare “The freedom of the writer” (foto English Pen – George Torode)

Come già hai detto, non immaginavi di creare tutto questo. Ma non lo immaginavi solo a 26 anni, quando è uscito il libro, o non lo immaginavi neppure da ragazzino, quando sognavi di fare lo scrittore da grande?
All’età di 16 mi era già venuta la “malattia” per la scrittura. Più barocca però, molto romanzata. Poi invece sono stato testimone di una “guerra”: prima l’uccisione di un prete, poi di un sindacalista, quindi di un giornalista. Sempre ad opera della mafia. E’ stato in quel momento che ho deciso che il mio stile sarebbe stato il racconto. Racconto dei fatti, quelli veri. Rendendomi anche ambizioso nel farlo.

Da sempre la mafia è argomento di libri, cinema e tv. Eppure nulla ha generato, quanto “Gomorra” è riuscito a fare. Qual è stata la differenza?
In realtà di mafia non se ne parla solo nei libri o sugli schermi. Ma ogni giorno nelle aule giudiziarie, e sulle pagine dei giornali. Cosa io ho fatto di differente da tutti gli altri, è cambiare la tecnica del racconto dei fatti. Se è sempre stata lineare, io l’ho resa circolare. Ossia, non solo parlare di realtà, ma di meccanismi, sistemi, metodi. Ecco perché il libro ha generato un terremoto unico. Perché per la prima volta, credo, le persone hanno iniziato a capire davvero come le cose funzionano. A non vedere solo la parte finale: l’uomo ammazzato o il sequestro di droga o la confisca dei beni. Ma capire la connessione tra loro. Anche con l’avvento di internet apprendere le notizie è diventaro molto più facile. Ma nel voler sapere subito le cose, si ha nell’immediatezza una risposta semplice. E semplice significa superficiale. Invece bisogna darsi del tempo per approfondire e capire. Perché la conoscenza è la vera forza. E’ di questo che quel “potere” lì ha più paura.

Il libro, poi il film, e ora la serie. Il tuo sembra quasi un progetto di “educazione” alla conoscenza della mafia in maniera più approfondita.
In effetti… In particolar modo con la serie ho fortemente voluto che tutto rispecchiasse la realtà di come le cose si muovono nelle organizzazioni malavitose. Per questo non c’è spazio per il bene e tantomeno un personaggio che lo rappresenti. Raccontiamo i fatti nella loro purezza e crudeltà. Nulla di “premasticato”. Poi alla gente il giudizio finale. Sicuro, però, lo spettatore ha ora quell’occasione in più per capire come le cose funzionano partendo da come realmente girano; lo raccontiamo sì attraverso la finzione, ma solo per rappresentare il male nella sua veriticità. La speranza di sconfiggere un sistema del genere, risiede nella capacità di capire e nella cultura di analisi del potere. E’ questa la cosa che a “loro” dà più fastidio.

In questi giorni sei a Londra per diversi incontri. Uno, in particolar modo, al Parlamento britannico per un intervento sul riciclaggio di denaro che vede Londra, capitale mondiale. Come sei stato accolto e che reazioni pensi ci saranno?
In generale quando esco dall’Italia per incontri internazionali, la sensazione che ho è che la gente pensi “Sì bravo, forse un po’ esagerato, un tantino esaltato”. Anche quando dico che il paese più corrotto al mondo è l’Inghilterra. E non parlo di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico. Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione. E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto dell’emergenza che sta attraversando il Paese. Secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (74 miliardi di euro). Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia e le nostre democrazie. In silenzio.

In generale quando esco dall’Italia per incontri internazionali, la sensazione che ho è che la gente pensi “Sì bravo, forse un po’ esagerato, un tantino esaltato”

La domanda quindi è: Brexit o no?
Assolutamente no. Le più grandi società con sedi in paradisi fiscali non vedono l’ora che ci sia la Brexit. Se questo dovesse accadere l’Inghilterra verrebbe totalmente mangiata da questi traffici di denaro sporco. Già la City di Londra, insieme a Wall Street a New York, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del narcotraffico. Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati. Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro del più importante sistema offshore del mondo. Immaginate, ora, che improvvisamente il Paese si ritrovasse libero da ogni tipo di controllo, soprattutto dell’Unione Europea, che disastro sarebbe a livello internazionale con conseguenze su tutti i mercati.

Ovviamente qui si parla di massimi sistemi di potere. Cosa invece le persone comuni possono fare?
Purtroppo bloccare sistemi di queste proporzioni è sempre più difficile. Più che altro perché questi sono “poteri” senza volto, e lo saranno sempre di più. E senza un volto non si sa chi attaccare. Il compito che mi sono dato è quello di raccontare e cercare sempre di più di capire e far capire. E’ un senso di responsabilità che, ammetto, mi devasta, ma non ne posso fare a meno, a costo di girare scortato per il resto dei miei giorni. Quello che, invece, tutti possono fare è “sapere”. E già solo sapere le cose come avvengono realmente, cambia il corso dei fatti. A svantaggio sempre di quelli lì.

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