Sicily Culture and conquest al British Museum

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Sicily. Culture and conquest. La grande mostra sulla Sicilia del British Museum

Preannunziato da mesi come uno degli eventi più prestigiosi dell’anno, la mostra Sicily. Culture and conquest, che ha aperto i battenti al pubblico il 21 aprile, al British Museum di Londra, e resterà aperta fino al 14 agosto 2016, ha conquistato il cuore di londinesi e stranieri che, in seguito a qualche veloce incursione, hanno subìto le irresistibili malie dell’Isola dei giardini. Sia il titolo che il sottotitolo della mostra, scelti con oculatezza dai curatori Peter Higgs e Dirk Booms, mettono in evidenza ossimori e paradossi di cui è intessuta la travagliata storia di Sicilia. Mentre il titolo richiama l’intricato intreccio tra cultura e conquista, ossia di come un complesso e stratificato laboratorio di civiltà eterogenee e contrapposte abbia dato vita ad una cultura ancor oggi visibile e chiara, il lungo sottotitolo riflette un po’ di quell’enfasi caratteristica dei viaggiatori stranieri del Nord Europa che, fin dal Medioevo, e poi con la moda dell’aristocratico Grand Tour sviluppatosi tra XVIII e XIX secolo, lambirono entusiasti le splendide e ubertose coste dell’Isola attratti sia dal suo millenario patrimonio artistico e monumentale della classicità greca, che dalla natura selvaggia, prorompente e incontaminata delle sue irsute montagne e delle sue dolci colline. Dunque, la Sicilia viene considerata come la più grande isola del Mediterraneo, la dimora del Monte Etna e il centro culturale del mondo antico e medioevale (The largest Island in the Mediterranean. The home of Mount Etna. A cultural centre of the ancient and medieval world ). Sicily-Culture-and-Conquest-BritishMuseum-londra

I quattro principali giornali inglesi hanno dato giudizi alquanto lusinghieri e, come è  usanza della stampa anglosassone, alla valutazione complessiva della portata della mostra, i giornalisti aggiungono frasi scultoree, incisive ed icastiche che condensano in due-quattro parole il significato dell’evento in se stesso. Se per il The Times si tratta di una mostra storicamente illuminante e visivamente meravigliosa (historically illuminating and visually stunning) e per il The Guardian  il percorso espositivo mette in luce una storia illustre (brilliant history), per il The Telegraph la mostra esplora con rigore storico-filologico le meraviglie dell’eminente passato della Sicilia (marvel at Sicily’s outstanding past), mentre per il popolarissimo London Evening Standard, il giornale distribuito gratuitamente nelle vie e nelle metropolitane di Londra, la mostra è semplicemente eccitante ed emozionante (thrilling). E vi è ancor chi, come quest’ultimo giornale, indulge, col concorso e il supporto della compagnia aerea nazionale (British Airways) e di alcune prestigiose agenzie viaggi, nel proporre pacchetti vacanza in hotel ed agriturismi da sogno, e a prezzi tutto sommato concorrenziali, al fine di far scoprire le bellezze paesaggistiche, storico-artistiche ed etno-gastronomiche della “Bella Trinacria che calìga tra Pachino a Peloro” (Dante Alighieri, Paradiso VIII, 67) ad avidi e insaziabili bon viveurs, alla ricerca di calde e avvolgenti passioni mediterranee.

mostra-sicilia-al-britishmuseumMa da dove proviene quest’antico legame storico, fatto di ammirazione profonda e di affinità impossibili eppur reali, tra le due Isole? L’insularità gioca un ruolo determinante, e se la perfida Albione  guarda ancora con occhi trasognati alla Bella Trinacria ci sarà più che un motivo valido. La mostra, che non abbonda oltre misura, come tante altre del genere, di manufatti artistici ed archeologici, segue un percorso storico ben preciso, mettendo in luce due momenti importanti della storia di Sicilia, in cui più chiari e leggibili sono i segni di trasversali presenze multiculturali.
Si prendono perciò in considerazione il periodo della colonizzazione greca (VIII-V sec. a.C.), durante il quale si trovarono a convivere i popoli autoctoni (Siculi, Sicani, Elimi) con i primi “invasori” dell’Isola, i Fenici, e questi ultimi dovettero affrontare sanguinose battaglie contro i nuovi conquistatori provenienti dall’Ellade; il periodo arabo-normanno (IX-XII sec. d.C.), in cui arabi, normanni (latini), ebrei e bizantini costituirono un mix unico, non esente da tensioni e problematiche, e per certi versi anticipatore dell’odierna società multirazziale. A grandi linee si ripercorrono le tappe della Sicilia romana, mentre la figura centrale che lumeggia, a mo’ di epica conclusione del lungo e affascinante percorso storico, è quella dello Stupor Mundi, l’Imperatore Federico II di Svevia (1194-1250) che, agli occhi dei curatori, sancisce la fine di questo Regno millenario conteso da civiltà diverse, ponte tra Oriente ed Occidente, e paradiso di delizie e di libertà umane, artistiche e letterarie. Dopo l’illuminismo medioevale di Federico e quel suo tentativo di porre la Sicilia e la sfarzosa Palermo al centro dell’Europa e del mondo, in un periodo in cui Roma aveva perso tutto il suo splendore imperiale, le successive dominazioni (angioina, aragonese, spagnola, francese e infine britannica e italiana) avrebbero di fatto ridotto l’Isola ad una marginale provincia dell’Impero e a mera terra di conquista.

Ma ritorniamo alla mostra, o meglio alla struttura del percorso espositivo. Come dicevamo, dell’epoca greca e di quella Arabo-Normanna i curatori hanno fatto un’attenta e oculata selezione di manufatti archeologici (vasi, statue, bronzi, monete) e documenti cartacei provenienti sia dai principali musei archeologici siciliani (Siracusa, Agrigento, Palermo) che da quelli americani e inglesi. Gli highlights, ossia gli oggetti degni di particolare attenzione e considerazione, secondo il sito ufficiale del British Museum, sono dodici. Essi costituiscono, per così dire, una Summa di storia dell’arte siciliana lungo i secoli. Il visitatore può così ammirare: la splendida Ciotola d’oro decorata con 6 tori del 600 a.C. proveniente dal sito di Sant’Angelo Muxaro, che combina design greco e fenicio; uno stupefacente Altare di terracotta con leone che sbrana un toro proveniente da Centuripe, databile intorno al 550-500 a.C.; l’aggraziata e armonica Testa di dio, eroe o guerriero, forse Hermes o Ulisse, proveniente dalla metope di un tempio di Selinunte del sec. VI a.C.; un delizioso rilievo marmoreo raffigurante Cavaliere alla guida di un carro con 4 cavalli, del V sec. a.C., che ricorda le Panelleniche, solenni gare sportive indette dai tiranni siculi per mostrare il loro potere; la sublime Testa marmorea di Livia, imperatrice romana e moglie di Augusto, rappresentata come Cerere, dea dell’agricoltura, risalente al 30-50 d.C.; il Braccialetto d’oro del 650 d.C., preziosa testimonianza dell’oreficeria bizantina in Sicilia; un austero Falcone in bronzo con dorature dalle forme anatomiche perfette, risalente al XII-XIII sec., usato dai Re Normanni durante le loro spedizioni militari come segno di potere e protezione; un geometrico ed eclettico Pannello di soffitto ligneo, del XII sec., decorato con intagli raffinatissimi raffiguranti falconi e aquile incapsulati in una stella a otto punte di matrice musulmana; lo scintillante mosaico raffigurante la Vergine Hagiasoritissa, del sec. XII, ossia la Vergine Santa dell’intercessione, pezzo superstite della decorazione musiva che ornava la Cattedrale di Palermo; la fantasmagorica Mappa della Sicilia estratta dal “Libro di Ruggero”, copia cinquecentesca dall’originale volume del XII secolo scritto dal cartografo arabo Al-Idrisi, che mostra la Sicilia come il centro del Mediterraneo e, conformemente all’uso dell’epoca, inverte l’ordine dei punti cardinali; e infine la celebre Pietra sepolcrale di Anna, sublime epitaffio celebrativo di una certa Anna, madre del Prete Grisando, morta nel 1149, scritto in arabo-giudaico (arabo scritto con caratteri ebraici) in alto, latino a sinistra, greco a destra, ed arabo sotto, mentre al centro vi è una croce greca con l’iscrizione IC-XC-NI-KA (Gesù Cristo il Vincitore). Questa stele funeraria testimonia l’importanza assunta dal multilinguismo nella Palermo arabo-normanna, in cui le iscrizioni di monumenti civili e religiosi erano scritti in tre lingue.

Sicily-Culture-and-Conquest-BritishMuseumI molti altri manufatti artistici esposti, di cui è impossibile dare una completa descrizione, sono inseriti in un percorso fotografico e storico-letterario che immerge il visitatore in un viaggio antropologico alla ricerca dell’identità siciliana, frutto di civiltà affastellate e stratificate nel corso dei secoli. Molte citazioni di autori siciliani (Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia), nonché frasi celebrative della grandezza e dell’opulenza della Sicilia estratte dai capolavori della letteratura francese e inglese, come raffinati ceselli, completano la cornice della mostra fornendo al visitatore alcune chiavi interpretative della complessa identità siciliana. Un fitto calendario di eventi collaterali, che prevede tra l’altro conferenze, seminari, visite guidate con i curatori, concerti di musica foklorica siciliana e proiezione di alcuni capolavori della cinematografia “siciliana” (Il Gattopardo, Nuovo Cinema Paradiso, Nuovomondo e A Bigger Splash) fa da corollario a questa mostra, che, seppur non si discosta dagli stereotipi e luoghi comuni della Sicilia vista come paradiso terrestre, farà di certo molto bene alla causa di una terra ancora in fase di crescita, e in difficilissime condizioni socio-economiche. Nessun accenno alla mafia, e di ciò non possiamo che rallegrarcene, anche se a volte il silenzio-assenso su questo Stato nello Stato, sempre vivo e vegeto, sortisce l’effetto contrario di conferirgli nuovo potere. In questo sforzo di promozione e di internazionalizzazione della cultura siciliana, all’interno di una cornice così prestigiosa come il British Museum di Londra, un riconoscimento va fatto all’Assessorato Regionale dei Beni culturali, senza la collaborazione del quale questa splendida mostra non sarebbe stata possibile.

12 century mosaic-sicilia-al-britishmuseumA conclusione di questa nostra appassionata recensione, non possiamo non evocare le parole di Manlio Sgalambro, filosofo catanese recentemente scomparso, che nel suo profondo e inquietante stile tagliente e lapidario che lo contraddistingueva, ha saputo cogliere l’essenza della Sicilia, ossia quel drammatico sentimento di insularità geografica e spirituale sospeso tra naufragio, morte, quiete ed aspirazioni estetiche.

Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’Isola è segnata da questa certezza: un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si regge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere. La Storia gli passa accanto come i suoi odiosi rumori. Ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium stoico, fattispecie del Nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’Arte, quest’isola è vera.

(Manlio Sgalambro, Teoria della Sicilia, introduzione all’opera lirica di Franco Battiato, Il Cavaliere dell’intelletto)

 

Gaetano Algozino                                                              London-South Norwood, 27 aprile 2016

 

Sicily: culture and conquest
21 April – 14 August 2016
Room 35
British Museum
Great Russell Street, London WC1B 3DG

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Tickets £10.00, children under 16 free
Group rates available
Booking fees apply online and by phone
britishmuseum.org/sicily
+44 (0)20 7323 8181

Opening times
Saturday–Thursday 10.00–17.30
Friday 10.00–20.30