Thomas Hobbes e il Leviatano

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Thomas Hobbes, il Leviatano e il “mostro” politico-sociale.

My mother gave birth to twins: myself and fear (mia madre partorì due gemelli: me stesso e la paura).
Così Thomas Hobbes descrisse la sua venuta al mondo il 5 aprile 1588 a Westport-Malmesbury in Wiltshire, mentre le truppe spagnole dell’Invincibile Armada iniziavano l’avanzata verso l’Inghilterra. Egli nacque prematuro e fu, in certo qual senso, figlio della paura e del terrore.
Gli anni della sua infanzia restano avvolti nel mistero di un vuoto completo, mentre il nome della madre è sconosciuto. Il padre, Thomas, fu vicario di Charlton e Westport, e aveva un fratello più anziano, Sir Francis, il quale era un ricco mercante senza famiglia propria. Thomas senjor dovette ben presto abbandonare la moglie, i due figli e una figlia, affidandoli alle cure del fratello scapolo Francis, perché fu costretto a fuggire a Londra a seguito di una sanguinosa contesa con un altro prete.
Thomas Hobbes (portrait)Il piccolo Thomas, fin dalle tenera età di quattro anni, fu educato nella Chiesa di Westport, in seguito passò alla scuola di Malmesbury e infine ad una scuola privata retta da Robert Latimer, un giovane e brillante laureato di Oxford. Hobbes fu uno studente esemplare e intorno al 1603 si trasferì a Magdalene Hall, che era strettamente correlata al prestigioso Hertford College di Oxford; quivi fu allievo del puritano John Wilkinson, il quale esercitò una influenza decisiva sulla formazione del giovane Hobbes. Quando giunse all’Università, parve a molti professori che Hobbes avesse già completato il suo curriculum studiorum, dal momento che egli si mostrava poco attratto dal tradizionale insegnamento ispirato ancora alla Scolastica medioevale.
Egli infatti non completò il suo Bachelor Degree (baccalaureato) fino al 1608, anno in cui fu raccomandato da Sir James Hussey, suo maestro a Magdalene Hall, come precettore privato a William, figlio di William Cavendish, Barone di Hardwick e più tardi Conte del Devonshire. Iniziò dunque un lungo e duraturo legame con questa nobile famiglia.
Hobbes divenne anche compagno di viaggio del giovane William durante il Gran Tour d’Europa iniziato nel 1610. Durante questo viaggio egli ebbe modo di confrontarsi con il metodo
critico-scientifico della nuova scienza, che stava per soppiantare e sostituire del tutto il vecchio universo della Scolastica medioevale, le cui dottrine il giovane Hobbes aveva studiato durante lo scolarcato oxoniense. I suoi interessi culturali a quel tempo erano orientati allo studio rigoroso e attento dei classici latini e greci, il cui prestigioso risultato fu la prima traduzione dal greco all’inglese della Storia della guerra del Peloponneso di Tucidide. Sebbene la sua figura sia stata associata a quella di altri scrittori e filosofi contemporanei come Ben Jonson e Francis Bacon, pur tuttavia Hobbes non estese esplicitamente i suoi interessi verso la filosofia se non dopo il 1629. Il suo protettore Cavendish morì di peste nel 1628, e poiché la Contessa vedova lo sollevò dal suo incarico di precettore, Hobbes trovò subito lavoro, sempre come precettore privato, presso Sir Gervase Clifton, che gli affidò l’educazione di suo figlio, il primo Baronetto Gervase. Questo prestigioso incarico, che egli condusse principalmente a Parigi, finì nel 1631 quando egli trovò di nuovo lavoro presso la famiglia dei Cavendish, quale precettore di William, il figlio più giovane del suo precedente protettore. Durante i suoi oltre sette anni di insegnamento privato, Hobbes poté espandere la sua conoscenza della filosofia e ben presto si mostrò interessato e partecipe in prima persona dei dibattiti filosofici e scientifici d’Oltremanica. Nel 1636 visitò Firenze e ben presto divenne regolare debater all’interno del gruppo filosofico parigino guidato dal Padre Marin Mersenne, frate dell’Ordine dei Minimi. Dal 1637  Hobbes poté essere a buon diritto ammesso nell’Olimpo dei filosofi di fama europea. Gli incontri avvenuti con l’ambiente scientifico parigino, con l’opera e la persona stessa di Galilei lo motivarono in quel periodo a progettare di costruire una dottrina filosofica sistematica, che ebbe una lunga elaborazione, con l’opera Elementa philosophiae, divisa in tre parti, De corpore, De homine, De cive (fisica, antropologia, politica) per dimostrare come i fenomeni fisici fossero universalmente spiegabili in termini meccanicistici di moto. Quando Hobbes tornò in patria, nel 1637 trovò un paese lacerato dai dissidi sociali. Tuttavia, prima che il processo rivoluzionario si avviasse con l’istituzione del Corto Parlamento, Hobbes aveva scritto non solo il suo Human Nature, ma anche De corpore politico, che furono pubblicati insieme dieci anni più tardi col titolo The Elements of Law. Ciò significa che le sue idee politiche iniziali non erano influenzate dalla guerra civile inglese. La vita culturale e scientifica di Hobbes coincise, seppur in maniera problematica, con la difficile fase della guerra civile e della Repubblica di Cromwell (1642-1648), della Restaurazione monarchica e si sviluppò fecondamente toccando i più diversi ambiti dello scibile umano, in un faraonico tentativo di conciliare fisica, natura, antropologia e politica. Sebbene la sua dottrina materialista e agnostica fu bollata di ateismo e la sua opera fu spesso censurata, resta pur certo
che quella di Hobbes rimane uno delle più potenti e controverse filosofie dell’età moderna fondata sull’universale e amara consapevolezza del tragico adagio homo homini lupus (l’uomo è un lupo per il suo simile). Hobbes morì alla veneranda età di 91 anni nell’ottobre 1679. Il materialismo hobbesiano, messo filosoficamente in disparte dopo la sua morte in favore di correnti più spirituali e deiste dell’empirismo e dell’illuminismo (nonché dal successo del razionalismo cartesiano), venne rilanciato e rivalutato dall’illuminista ateo Paul Henri Thiry d’Holbach, sostenitore del ruolo preminente dello Stato anticlericale, il quale curò la traduzione francese e tedesca del Leviatano e di altre opere assieme alla sua cerchia di collaboratori tra cui vi era anche l’enciclopedista Denis Diderot.
LeviathanL’opera per cui Hobbes è annoverato nell’Olimpo filosofico internazionale, nonché nella storia della letteratura inglese, è il celebre Leviatano.
Pubblicata a Londra nel 1651 in inglese e tradotta o meglio riadattata in latino nell’edizione di Amsterdam (1668), questa monumentale opera filosofica ebbe un lungo ed eloquente titolo: Leviathan, or the Matter, Form and Power of a Commonwealth, Ecclesiastic and Civil (Leviatano, ossia La materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile).
Essa comprende quattro parti: L’Uomo, lo Stato, lo Stato cristiano, il Regno delle tenebre, antitesi dello Stato cristiano. Nella prima parte si trovano compendiate le premesse filosofiche, svolte più ampiamente nelle altre due opere di Hobbes, Il Corpo e L’uomo. Secondo queste premesse ontologiche non esistono che i corpi, i quali possono essere corpi materiali propriamente detti o naturali, e corpi politici, artificiali. L’uomo da una parte consta di materia e fa parte quindi della materia, dall’altra, come essere capace di foggiare mentalmente corpi artificiali, è l’artefice e il soggetto della dottrina politica. Le conoscenze non sono che somme di sensazioni, che alla loro volta sono modificazioni, movimenti che avvengono nei corpi sensibili e si trasmettono al cervello mediante i nervi sensitivi. Le nostre percezioni del mondo sono il sentimento delle corrispondenti modificazioni avvenute nella sostanza cerebrale e perciò soggettive. Tutte le nostre azioni sono rigorosamente determinate da istinti irresistibili; non vi è posto, nel nostro agire, per la libertà, e il bene e il male sono idee relative: il primo si identifica con ciò che è piacevole, il secondo con ciò che è spiacevole. Conseguenza logica di questo materialismo è la teoria assolutistica dello Stato.
La libertà in politica è altrettanto inammissibile per Hobbes che in morale e in metafisica: nello Stato come nella natura la forza crea il diritto. Lo stato naturale degli uomini è bellum omnium contra omnes, ossia la guerra di tutti contro tutti e lo Stato è il mezzo indispensabile per mettervi un termine.
Esso protegge la vita e la proprietà degli individui al prezzo di un’obbedienza passiva e assoluta da parte di questi; ciò che esso ordina è bene, ciò che proibisce è male, la sua volontà è una legge suprema. A questa specie di uomo artificiale, lo Stato o Repubblica, che il genio dell’uomo ha saputo costruire a guisa di automa dalla vita meccanica, è da Hobbes dato il nome di Leviatano col quale nella Bibbia, e particolarmente nel libro di Giobbe, è designato un mostro leggendario e forse simbolico, ed è da lui rappresentato, in una famosa illustrazione premessa alla prima edizione, come un gigante incoronato, con la spada in una mano e il pastorale nell’altra, in quanto con la forza militare e quella spirituale domina corpi e coscienze. La sua anima artificiale è costituita dalla sovranità; le articolazioni, dai magistrati e dagli altri ufficiali di giudicatura e di esecuzione; i nervi, dalla ricompensa e dal castigo, che hanno le stesse funzioni da quelle compiute nel corpo naturale; la forza, dal benessere e dalle ricchezze di tutti i membri in particolare; l’occupazione, dalla salvezza del popolo; la memoria dai consiglieri; la ragione e la volontà dall’equità e dalle leggi; la salute dalla concordia; la malattia dalla sedizione; la morte dalla guerra civile.
Il fiat e il facciamo l’uomo di Dio nell’opera della creazione, sono finalmente costituiti dai patti e contratti per i quali furono messe insieme la prima volta e unite le parti del corpo politico.
La dottrina politica, che occupa le altre tre parti, riproduce in sostanza le idee espresse ne Il Cittadino, a parte certi insegnamenti che Hobbes dovette trarre dall’agitatissima vita politica che si
svolgeva sotto i suoi occhi. L’istante in cui uno diventa suddito di un conquistatore è quello in cui, trovandosi libero di fargli la sua sottomissione, consente, con parole espresse o con altri segni
sufficienti, a essergli suddito. Questo avviene per chiunque non ha verso il proprio sovrano se non l’obbligo di un suddito ordinario, quando i suoi mezzi di sussistenza si trovano in potereThomas Hobbes delle guardie e delle guarnigioni del nemico. Il codice civile, delle obbligazioni del cittadino, non può essere in contrasto con la legge naturale e l’equità; la riconoscenza e le altre virtù che ne conseguono e che dispongono alla pace e all’obbedienza, costituito lo Stato, divengono delle leggi attuali, e sono pertanto anche delle leggi civili, poiché il potere sovrano obbliga a obbedirle. La parte non scritta della legge è chiamata naturale, la parte scritta, civile. Da quest’ultima viene ristretta la libertà naturale dei singoli, ma al fine che non possano ledersi l’un l’altro, che si prestino vicendevolmente assistenza e si uniscano contro il nemico comune. La legge civile non può essere che sotto il controllo del Re; se del Parlamento, allora è chiaro che la regalità è riposta nel Parlamento, e che non dunque il Parlamento, in quanto tale, decide. La regalità non è limitata neppure da un potere religioso: poiché identici sono i due regni, temporale e spirituale, il sovrano non può essere oggetto di scomunica, poiché un principe non può scomunicare se stesso, ed è nulla e di nessun effetto la scomunica lanciata contro un suddito fedele al suo sovrano.
Tutti i pastori eseguono i loro incarichi in nome e per l’autorità del sovrano civile, ossia jure civili.
Ma il Re, o qualunque altro sovrano, esegue il proprio ufficio di pastore supremo per un’autorità immediata emanata da Dio, vale a dire in nome di Dio, o jure divino. Chiunque pertanto si inchina al sovrano, e professa la divinità di Gesù, è buon cristiano. Nel Leviatano ha dunque trovato la massima espressione il senso dell’assolutezza dello Stato fondata su una concezione rigorosamente materialistica e utilitaria dello Stato medesimo, spinta fino a far cessare il dovere di fedeltà quando la sovranità e lo stesso Stato non siano più in grado di assicurare la difesa del cittadino, il quale solo per desiderio di difesa è entrato a far parte di esso.
Gaetano Algozino London, South Norwood, 20 luglio