Torno a Londra ma e` come se cantassi in casa: Renzo Arbore si racconta in vista del concerto al Barbican Hall

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Renzo Arbore ha oggettivamente tanti meriti: sulla cresta dell’onda da decenni, artista a tutto tondo, scopritore di talenti, anticipatore di tendenze, promotore di altre e ogni qualvolta è ospite in uno show questo registra milioni di ascolti, vedi l’ultima sua performance al Festival di San Remo. Ma, ai tanti meriti, gli va attribuito anche un demerito: quello di fungere da pillola antidolorifica. Giusto per un paio d’ore, il tempo di un suo concerto, uno dei tanti in giro per il mondo, durante il quale al pubblico di italiani emigrato all’estero vien voglia di tornare nella loro terra d’origine ma poi, una volta rientrati a casa dopo aver ballato e cantato con Arbore e la sua Orchestra Italiana, tra tg via satellite e news apprese su internet, gli expat tricolore pensano tra sé e sé “Ma chi me lo fa fare a tornare in Italia, lì c’è un casino, sto tanto bene qua!”.

Condivide, Arbore?

Ah ah ah! Sì penso proprio che sia così – sorride dall’altra parte della linea Mr Indietro Tutta raggiunto al telefono nella sua casa di Roma. La chiacchierata in vista del concerto che terrà il prossimo 14 marzo al Barbican Hall di Londra -. Sì, è vero, ogni volta tutti mi dicono a fine concerto: ma com’era bella la nostra Italia, Arbore lei e la sua Orchestra ci avete fanno venire voglia di tornare a casa. Ma se poi ci torniamo, che facciamo? Non c’è nulla da fare per nostri nipoti lì, figuriamoci per noi. E io dico loro: dobbiamo resistere, pensiamo alle cose belle del nostro Paese, facciamoci forza tutti insieme: il mangiare, la Ferrari, la musica, le bellezze storiche, paesaggistiche, culturali, la moda… potrei continuare all’infinito.

E nel frattempo che il Bel Paese torni ai fasti di una volta, lei porta il Made in Italy, almeno in versione musicale, in giro per il mondo. Ormai è in tournée da oltre venti anni e sempre registrando il tutto esaurito, compreso il suo primo concerto a Londra nel 1995 alla Royal Albert Hall, pronto a fare il bis?

La speranza è quella di fare ancora di più, perché rispetto alla prima volta in terra inglese, ora portiamo in scena un repertorio molto più ricco: non solo musiche della tradizione napoletana, alcune delle quali veri inni, ma anche della tradizione italiana più in generale. E, poi, chi ci ha già seguito in altre tappe (solo per citarne alcune New York, Parigi, Mosca, Canada, Australia, Brasile, Giappone, Argentina, Venezuela, Tunisia, Spagna, Montecarlo, Malta, Pechino, Shanghai, Hangzhou, Tianjin e Nainjin) il nostro non è un concerto, ma uno spettacolo a tutto tondo dove si canta, e chi vuole anche ballare.

Nel caso di Londra credo che sia una di quelle tappe extra Italia, che a mio avviso si possono descrivere quasi come se “giocasse in casa” visto che lei è legato alla musica inglese ancor prima che questa diventasse famosa con tutte le varie icone dell’Union Jack che si sono affermate fino a diventare leggende.

Ah, meno male che se lo ricorda! Io sono stato negli anni ’60 una delle poche persone in Italia artefice della “Swing in London”, una sorta di movimento che aveva capito cosa stava accadendo in Inghilterra, prima che scoppiasse l’epidemia a livello mondiale, approfittando di un momento di stanchezza del rock & roll americano. A quei tempi eravamo io e Gianni Boncompagni in radio, il direttore di “Ciao Amici”, il direttore di “Big”, poi Leo Wächter col cinema-teatro Ciak di Milano, Alberigo Crocetta col Piper di Roma e altri ancora. Una manciata di persone che avevano sposato la causa della “Swing in London” arrivando anche a cose di fanatismo, tanto che via Margutta (celebre centro culturale romano) l’avevamo ribattezzata via Carnaby Street (luogo di incontro negli anni Sessanta tra i vari componenti dei Beatles, Rolling Stones ed altri ancora prima che sapessero di diventare icone mondiali). Io avevo una rubrica sui quotidiani e su Radio Corriere in cui parlavo proprio delle novità che arrivavano da Londra, alcune delle quali si sono rivelate bluff, altre invece dopo un po’ sono state in classifica per mesi e anche per decenni.

Quindi ci torna sempre ben volentieri a Londra, ma da come so non solo per salire su un palco, giusto?

Si è vero! Ovviamente non vedo l’ora di salire sul palco del Barbican Center, di bissare il successo registrato decine di anni fa alla Royal Albert Hall, di incontrare i tanti italiani e non solo che vivono in Inghilterra. Ma, come sapete, io sono un grande collezionista e nei giorni seguenti, almeno un paio, me li prenderò per girare tra mercatini tra Portobello e Camden, per andare ad alcuni musei dedicati alla musica. Insomma, farò il turista come tanti altri ma in maniera molto più mirata.

Il futuro di Arbore, oltre a portare il made in Italy in giro per il mondo, cosa prevede?

Insieme alla mia organizzazione abbiamo lanciato da poco una piattaforma multimediale che si chiama www.renzoarborechannel.tv aperta 24 ore su 24 dove si può trovare parecchio del mio repertorio comprese le puntate integrali di “Indietro Tutta” ma anche di tanti altri programmi. Ormai la tecnologia ha completamente annullato le distanze tra gli emisferi, gente da tutto il mondo può rivivere le emozioni di una canzone, un programma e quant’altro stando comodamente seduta a casa; al Polo Nord come a Città del Capo. Anche se, ovviamente, le emozioni di un concerto vissuto dal vivo quelle, mi dispiace, in tv non possono essere per nulla replicate!

Nel video alcune delle risposte di Renzo Arbore offerte nella sua versione originale e più ampia, più un caloroso saluto a tutti gli amici di Londonita.com

INFO http://www.barbican.org.uk/music/event-detail.asp?id=16084

Alessandro Allocca