“Una vita con i Beatles” approda a Londra

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Un autore italiano per raccontare la storia dei Beatles. O meglio, l’inedita vita di uno dei quartetti musicali più celebri di tutti i tempi. Parliamo di Una vita con i Beatles e del commediografo Davide Verrazzani il quale ha ricevuto l’ok da parte della vedova di Neil Aspinall, storico road manager dei Beatles, a presentare la storia del gruppo dal punto di vista del marito, forse l’unico dell’entourage stretto a non aver ancora sfruttato la sua dettagliata conoscenza del gruppo di Liverpool.

Il lavoro è stato già presentato al Fringe Festival di Edimburgo (il più grande festival delle arti al mondo con ben 3340 spettacoli in scena) riscuotendo un successo di pubblico e critica. Ed ora si appresta ad approdare a Londra al Kings Head Theatre di Londra nella serata del 23, 24, 26, 27 e 28 novembre.

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Ian Sexton, attore protagonista di “Una vita con i Beatles”, diretto da Andy Corelli Jones, scritto da Davide Verazzani con traduzione di Sabrina Macchi

Sono un fan dei Beatles da quando ero ragazzino, anche se, essendo nato alla fine del 1965, non ho praticamente alcun ricordo dei Fab Four insieme – spiega Verrazzani -. Da anni volevo celebrarli attraverso la scrittura di un testo teatrale. Per ringraziarli, a mio modo, di tutta la felicità che mi avevano dato. E per celebrarne il mito, visto non solo da un punto di vista musicale, ma anche come inizio di una rivoluzione culturale che ha portato i giovanissimi ad avere una propria voce e una propria coscienza, fino a diventare un preciso riferimento sociale. Ma come rendere tutto questo sulla scena? Quale chiave cercare, per superare la sindrome da raduno di reduci?

Dopo tanto pensare, la decisione è stata quella di non portare sulla scena i quattro Beatles, ma piuttosto di far narrare la loro storia da una persona talmente vicina a loro, da poter essere credibile e affidabile nel racconto, e al tempo stesso talmente poco nota, da suscitare curiosità. E’ in pratica l’identikit di Neil Aspinall, lo sconosciuto contabile, assistente personale dei Beatles fin da quando calcavano il palco sudato del Cavern, e poi Presidente della Apple Corps fino alla morte avvenuta a 66 anni nel 2008. Sarebbe stato lui a raccontare tutto. Prendendosi per una volta le luci della ribalta, uscendo dall’ombra dove aveva scelto di rimanere per anni. Ho riflettuto a cosa avrebbe pensato di quel passato glorioso se, quasi in punto di morte, si fosse accorto della polvere che gli era rimasta fra le dita.

Quali riflessioni avrebbe fatto, se fosse tornato con il ricordo al punto in cui la vetta era stata raggiunta, e non c’erano più altre cime da conquistare: la notte della registrazione di “A day in the life”. Che cos’è il genio? In cosa consiste la vera rivoluzione? Perché non ci accorgiamo della magnificenza di ogni istante e della bellezza di chi ci circonda? Ho creduto che anche Neil, ruvido e sarcastico, in quel momento supremo avrebbe pensato che, forse, un modo per rimediare c’era. E che, forse, non era troppo tardi. Il rimedio è il racconto. Per ringraziare dell’amore ricevuto. Per perpetuare le emozioni provate. E per regalare una piccola parte di essenza a chi non c’era, a chi c’era e non ha capito, e a chi ancora deve arrivare.

Il monologo, a questo punto, si è scritto da sé nell’arco di pochi giorni, nel corso dell’estate 2012. E nel 2013, “La versione di Neil”, titolo italiano dello spettacolo, è andata in scena per due giorni a Milano, riscuotendo un buon successo di pubblico.

Grazie a Facebook – continua Verrazzani – in quegli stessi giorni ho ritrovato dopo quasi 15 anni una mia vecchia amica, Sabrina Macchi, che da qualche anno viveva con marito e figlie a Edimburgo, lavorando come traduttrice. Anche lei beatlesiana incallita, mi ha chiesto di farle leggere il mio testo, e di poterlo tradurre. Perché no?mi sono detto, più che altro incuriosito di come sarebbe stato leggere le mie parole in un’altra lingua. Dopo qualche mese, Sabrina mi manda via mail il testo tradotto, scrivendomi: “E’ bellissimo. Perché non lo portiamo al Fringe?” Perché non so come funziona, non ho la minima idea da dove cominciare, non so nemmeno bene cosa sia, dovrei rispondere. E invece, con la solita incoscienza, le dico “Ah, già. Il Fringe. E’ a Edimburgo, no? Non ci sono mai stato. Sarebbe bello provarci” Detto, fatto. Salgo a Edimburgo ad agosto 2014, e in tre giorni mi innamoro di quello spettacolo indefinibile e inclassificabile che è il Fringe Festival, e decido che sì, voglio fortissimamente voglio che il mio spettacolo finisca in quell’affascinante tritacarne, sicuro, chissà come, di uscirne vivo. Grazie alla scuola di teatro che frequenta la figlia adolescente, Sabrina viene in contatto con molti registi. Alla richiesta di collaborare per la messa in scena di un testo sui Beatles, rispondono in 6. E tutti con curriculum notevoli. Sabrina si improvvisa head hunter, e li incontra uno ad uno, scrivendomi fittissimi resoconti via mail. Dopo un paio di mesi, la scelta è fatta: il regista sarà Andy Corelli. Che ha il pregio di essere un ottimo professionista, ma soprattutto un grande amante dei Beatles! L’ultimo tassello è l’attore protagonista. E non è una scelta da poco. Ad aprile, volo a Edimburgo per conoscere Andy e partecipare al casting. Fra gli attori che si presentano, Ian Sexon è quello che offre la prova tecnicamente meno convincente. Però è anche l’unico in cui brilla una scintilla di generosità attoriale, di energia inesauribile, di versatilità nascosta. Decidiamo di farlo salire a bordo del team. E sarà una scelta che verrà ampiamente ripagata“.

Il 6 agosto, “A life with the Beatles” debutta a Sweet Venue, in Grassmarket, nel pieno centro di Edimburgo. Da lì in poi, comincia una cavalcata incredibile, che porta lo spettacolo al termine del mese ad avere avuto quasi 800 spettatori in 25 repliche, che in uno spazio da 60 posti significa avere una copertura media del 50% (un risultato notevole, per una compagnia senza grossi nomi). Un pubblico che applaude convinto a ogni rappresentazione, che ride e si commuove, canta e partecipa, tributando perfino qualche standing ovation e richiamando più volte l’attore sul palco a ricevere ovazioni.

Una stampa che ci onora di recensioni ottime – conclude il commediografo -, sottolineando la necessità del testo, la pulizia della regia, la prestazione over-the-top del protagonista. E il direttore artistico di un teatro di Londra che ci invita a concludere il suo Festival ideato per celebrare i suoi 45 anni di attività. Senza sapere che, nei prossimi giorni in cui lo spettacolo sarà sul suo palco e dove per altro la vedova di Neil Aspinall sarà presente, io invece compirò 50 anni. E così, dal 23 al 28 novembre 2015, “A life withy the Beatles” poserà la propria bandierina sulle assi del King’s Head Theatre di Islington, Londra. Pronto a iniziare una nuova avventura. Che chissà fin dove ci porterà, stavolta”.

Per informazioni http://www.kingsheadtheatre.com/
Abbey Road Style