Video Tour del Museo di Londra Docklands e Canary Wharf

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Un Video Tour del Museo di Londra Docklands e Canay Wharf realizzato e proposto da Vincenzo Cicconi.

Vincenzo ci racconta:

“Dopo aver trascorso una intera mattinata a Canary Wharf mi sono posto una domanda: per quale motivo un turista dovrebbe recarsi in visita in questa località londinese?
La risposta viene spontanea: nessun motivo ragionevole.
Canary Wharf non è altro che un insieme di grandi palazzi occupati in prevalenza dalle maggiori banche e istituti finanziari mondiali.
Il mio occhio non ha notato nulla di esteticamente pregevole e in effetti in un palazzone rettangolare alto decine e decine di metri non può esserci nulla di bello dal punto di vista architettonico.

Sono approdato in questo quartiere di Londra lontano dal centro londinese avendo bene in mente cosa avrei potuto trovare … ma come spesso accade la realtà supera di molto la fantasia.
A dispetto dei suoi palazzi ricchi di vetrate e iper-illuminati non me l’aspettavo così triste … così poco umano.

Le uniche persone che si intravedono sono gli “incravattati” con giacca al seguito che sostano fuori da questi palazzoni intenti a fumare o a sorbirsi un caffè, pochi di essi colloquiano con altri colleghi.

La seconda categoria di persone che popola Canary Wharf è composta dai vigilantes degli edifici finanziari: ce ne sono una notevole moltitudine nei pressi del Credit Suisse, HSBC, Citigroup, Lehman Brothers, Morgan Stanley, Bank of America, Barclays ….

A Canary Worf mi sono sentito “oppresso” e poco libero di muovermi come un turista dal momento in cui sono uscito dalla stazione della metropolitana.
Ho fotografato dall’esterno la metropolitana e i palazzi intorno e un solerte poliziotto mi si avvicina e mi dice che è proibito fotografare gli edifici bancari per ragione di sicurezza.
Avrei voluto chiedergli del perchè nella City of London i palazzi finanziari e bancari si possono tranquillamente fotografare o videoriprendere e a Canary Wharf è vietato.

Cosa ci sarà mai di così pericoloso per la loro “security” il fotografare palazzi le cui immagini appaiono già su giornali, riviste, depliant o su internet?

Girovagando e fotografando di nascosto manco fossi in un regime comunista ad un certo punto mi si apre uno spiraglio di luce: mi appare all’orizzonte un museo: il Museum of London Docklands.
E tra le sue stanze ritrovo la mia “serenità” e il piacere di essere un turista che cerca anche “cultura, sapere e conoscenza”.
Giro le spalle ai palazzi bancari “troppo” grandi e esageratamente luminosi ed entro nel Museum of London Docklands abbandonandomi alla dolce effusione che solo “cultura, sapere e conoscenza” può dare.

Praticamente mi trovo nel West India Quay, una zona dell’Isle of Dogs dove nel passato venivano immagazzinati i prodotti importati (o depredati?? … il dubbio viene visitando il museo) dalle Indie occidentali, come il tè, lo zucchero e rum.
Nel 2003 uno di questi edifici è stato utilizzato per realizzare il Museum of London Docklands.
Visito i due piani del museo “intrisi” di storia che va dall’epoca coloniale ad oggi passando per la 2° guerra mondiale.

La visita si sviluppa attraverso un percorso cronologico in cui viene raccontata, grazie anche a supporti video, la storia di Londra e della Gran Bretagna avendo come punto di riferimento il fiume Tamigi e i Docklands.

Nella parte inziale del percorso si racconta l’epopea del colonialismo inglese, fatto di conquiste territoriali, depredamento delle risorse locali e malefatte nei confronti delle popolazioni locali.

Una storia di violenza, di schiavismo, il tutto in funzione dell’arricchimento dell’impero inglese.

La stessa identica storia vissuta dagli altri imperi coloniali europei, dalla Spagna al Portogallo, dall’Olanda alla Francia.
L’epopea della cosidetta “Europa civile” che ruba risorse con la violenza e uccide o rende schiavi interi popoli cosiddetti “selvaggi”.

Questa è certamente la zona del museo, posizionata al terzo piano, che più mi fa riflettere e che non mi rende certamente fiero di appartenere a quel mondo che si è sempre auto-considerato “civile”.

All’ingresso vengo accolto da una guida italiana, che mi consegna una guida e mi spiega in italiano (ovviamente) come è strutturato il museo.
Amo i musei londinesi … ne ho visitati moltissimi e ovunque non ho avuto problemi per quanto riguarda l’utilizzo di fotocamere e videocamere … a differenza dei musei italiani dove … lasciamo perdere.”

Vincenzo Cicconi

I Principali Musei gratuiti di Londra.