L’arte della ceramica a londra

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Tutti noi abbiamo forse un vaso di ceramica a casa. Probabilmente in quelle vecchie vetrine giù in cantina, o sul tavolo della nonna. La ceramica viene utilizzata per molti usi e quando parliamo di “ceramica” sottolineamo cosi’ l’arte e la tecnica che riguarda la fabbricazione di svariati oggetti.

Le materie prime dell’industria ceramica si classificano in fondamentali (argille), secondarie (sgrassanti e fondenti) e complementari (rivestimenti e colori). Le argille presentano le caratteristiche della refrattarietà, in quanto hanno punti di fusione che giungono sino a 1770 ºC senza che avvenga la decomposizione. Gli sgrassanti hanno il compito, mescolati all’argilla, di diminuirne la plasticità conferendo stabilità dimensionale al manufatto. I fondenti hanno il compito di diminuire la refrattarietà dell’argilla, e reagendo con essa ad alta temperatura, di fornire manufatti compatti. I rivestimenti per ceramica sono vetri e come tali la loro composizione è ottenuta con miscele di silicati e borati di potassio, piombo, mentre i colori ceramici derivano solo da ossidi metallici dovendo resistere alle alte temperature di cottura.

In occasione di questa straordinaria scoperta, avvenuta nel passato di questa nuova “materia” oggi conosciuta come forma d’arte, la città di Londra, celebrà così il lungo viaggio che ha portato questa “grezza” materia a diventare uno dei componenti più importanti nei giorni d’oggi. Un viaggio importante e soprattutto ricco, attraverso opere di artisti del passato e del presente, ma con una raffinata attenzione al contetto di “ceramica“.

È probabile che i primi prodotti ceramici siano stati alcune statuette antropomorfe e zoomorfe di destinazione rituale, cui fece seguito la vera fabbricazione di recipienti atti alla raccolta dell’acqua, alla cottura dei cibi e alla conservazione dei semi e delle derrate. Ottenuto l’impasto a base di argilla più o meno depurata, alla quale talvolta si aggiungevano opportuni sgrassanti, si procedeva alla fabbricazione del vaso, dapprima con la tecnica a cercine, appoggiando l’impasto su una stuoia o su una base che divenne poi un piatto rotante e, nell’avanzata Età del Ferro, il tornio a volano. Per la cottura si usarono inizialmente semplici fosse, sostituite più tardi da vere camere di cottura o fornaci. La tecnica della ceramica è diffusa quasi universalmente tra i popoli coltivatori, meno comune tra i pastori nomadi e assente in alcuni gruppi a economia parassitaria. La mancanza della ceramica in alcune parti del mondo come la Polinesia può essere spiegata solo con la difficoltà a reperire in quelle zone la materia prima necessaria. Il materiale usato è l’argilla impastata con acqua e talora corretta con sostanze sgrassanti (sabbia, paglia triturata, polvere di carbone, ecc.) che rendono l’impasto compatto e omogeneo, tale da poter essere usato anche senza cottura. Il processo è molto lungo e segue diverse fasi:Preparazione degli impasti, foggiatura, essiccamento, cottura, rivestimenti e decorazioni, fino ad arrivare al prodotto finale, messo in commercio.

Urban and industrial textures and hues make their mark at this year’s fair.
Central Saint Martins College of Art and Design, Granary Building, 1 Granary Square, Londra

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