Marshalsea, una vecchia prigione di Londra

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Marshalsea era una prigione di Londra posta sulla riva sud del Tamigi, vicino al London Bridge e precisamente nella zona londinese di Southwark.

Southwark, colonizzato dai Romani verso il 43, era praticamente la porta d’entrata per giungere a Londra dal sud dell’isola.

Era descritto come luogo malfamato in cui i criminali si nascondevano sotto il London Bridge; dove regnava la povertà e la prostituzione, dove esistevano molte carceri oltre a Marshalsea: un terzo di tutte le carceri di Londra.

Il nome Marshalsea potrebbe avere diverse derivazioni storiche: ufficio in inglese, maresciallo dal francese, maniscalco dal tedesco antico.

Marshalsea era il nome primitivo della Corte di Giustizia Marshalsea, detta anche La Corte del Limite perchè aveva la giurisdizione sui membri della famiglia reale che vivevano all’interno appunto della zona limite, ossia 12 miglia di distanza dalla persona del re. Praticamente era un tribunale non stanziale, ma viaggiante al seguito del re quando si spostava.

Marshalsea fu costruita circa nel primo ventennio del 1300.

I suoi “ospiti” erano personaggi condannati per sovversione, marinai che si erano ammutinati, presunti pirati.

Venivano reclusi particolarmente coloro che non avevano assolto il dovere di pagare i debiti. Costoro rimanevano imprigionati fino a quando non fossero riusciti a saldare il dovuto.

Come tutte le prigioni inglesi del XIX secolo, Marshalsea era amministrata da privati.

Nonostante avesse l’aspetto esterno di un college, all’interno si verificavano ingiustizie e privilegi per coloro che, potendo pagare una certa cifra, avevano a disposizione un bar, un ristorante e un negozio. Per di più costoro potevano anche uscire durante il giorno…

Tutti gli altri prigionieri erano reclusi in piccoli locali, in numero esorbitante per la capacità degli stessi. Vi rimanevano a lungo soprattuto coloro che erano impossibilitati a pagare i loro debiti per il semplice motivo di trovarsi imprigionati.

Nel 1729 una commissione parlamentare rese noto che a Marshalsea erano deceduti per fame, in un trimestre, 300 detenuti. Ogni giorno ne morivano circa una decina per il caldo.

Lo scrittore inglese Charles Dickens, nelle sue opere, scrisse di questa famigerata prigione.

Egli era appena dodicenne quando il padre vi fu imprigionato per un debito di 40 sterline e 10 shilling. Il ragazzo fu costretto a lasciare la scuola, dovendo andare a lavorare per sopravvivere.

Il romanzo di Dickens “La piccola Dorrit” tratta appunto di una bimba il cui padre viveva l’esperienza del carcere di Marshalsea.

Il carcere fu chiuso definitivamente nel 1849.

Attualmente esiste un lungo muro di mattoni, su cui campeggia un doppio ingresso ad arco con cancellata che porta a un giardinetto pubblico, all’archivio di Soutwark, alla locale biblioteca.

Sul muro vi è una targa a ricordo del carcere, (vedi foto sotto) ma soprattutto in memoria dello scrittore Charles Dickens che ne ha trattato nei suoi romanzi.

marshalsea

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