La Grande Peste di Londra

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La prima epidemia di peste viene registrata a Londra nel 664 d.C.. Per tutto il periodo sassone la peste si manifesta in città quasi ogni estate.

Ogni anno la morte nera si insinua nei vicoli sporchi e affollati di Londra a causa delle pulci dei topi che infestano le case dei poveri come quelle dei ricchi.

Ogni estate chi può si rifugia in campagna. Il Parlamento lascia l’aria malsana di Westminster e viene trasferito nella City di Londra. La corte si sposta verso le residenze di campagna. Il Palazzo di Giustizia rimane chiuso per i tre mesi estivi, usanza che non abbandonerà più. Molti quartieri di Londra si svuotano e verranno allestite grandi tende sulla collina di Hampstead Heath, dove esiste ora uno stupendo parco nel Borough di Camden.

Nessuno è in grado di trovare la causa dell’epidemia. Tuttavia cani e gatti verranno massacrati a migliaia perchè ritenuti portatori di contagio… Intanto la città diventa sempre più sporca. I pozzi aperti vengono usati come fogna e i topi si moltiplicano, senza la paura di doversi guardare dai gatti…

L’epidemia che si manifesta nel luglio del 1665 non è diversa dalle precedenti, ma si distingue per la sua terribile violenza, tant’è che viene chiamata “La Grande Peste“. Le prime avvisaglie avvengono nella zona della parrocchia di St. Giles in the Fields, proprio di fronte alle mura della City.

Nel giro di tre mesi i morti arrivano a 3380 e niente sembra fermare questo flagello. I decessi saranno circa 100.000 ossia più di un quinto dell’intera popolazione di Londra. La peste sarà provocata dalla diffusione di un bacillo trasmesso dai topi e denominato “Yersinia pestis”. Londra attraverserà un periodo atroce.

Il re Carlo II, assieme alla famiglia reale e alla corte, si traferisce ad Oxford, dove l’aria è più salubre. Rimarranno in città, per affrontare la peste, solo un piccolo numero di medici e farmacisti. Tra gli ecclesiastici resteranno l’arcivescovo di Canterbury e il vescovo di Londra.

Ogni notte i carri, dal sinistro cigolio, percorrono le strade invitando i cittadini a consegnare i cadaveri, che porteranno fuori città in predisposte fosse comuni. Una di queste fosse è stata scoperta negli anni sessanta, durante gli scavi per la costruzione della Victoria Line della metropolitana, presso l’attuale stazione di Green Park.

Molte persone vanno a vivere sopra chiatte sul Tamigi, dove il contagio sembra più basso. La peste si manifesta con tosse o raffreddore e poi compaiono sulle braccia e sul petto pustole che si trasformano ben presto in orribili bubboni, da cui deriva appunto il nome di “peste bubbonica”. I medici preparano speciali pozioni composte di sale, peperoncino e urina, mentre gli erboristi vendono a tutto spiano il rosmarino…

Sembra che nessun venditore di tabacco si ammali e quindi molti si danno al fumo. Per mantenere l’aria pulita vengono fatte bruciare notte e giorno delle torce. Si spargono pepe e resine. Il contagio colpisce anche aree fuori Londra, come il villaggio di Eyam nella regione del Derbyshire dove la peste pare sia stata introdotta da un commerciante che ha portato del cotone comprato a Londra. Rare sono le persone ammalate che sopravvivono.

Solo all’arrivo dell’inverno fra il 1665 e il 1666 il numero di vittime scende da settemila a meno di 200 la settimana. Si ritiene che questa infezione sia giunta in Inghilterra portata dalle navi olandesi che trasportano cotone da Amsterdam. Infatti molte zone dei Paesi Bassi fin dal 1654 sono state colpite da simili forme di malattia. L’infezione perdura ancora per qualche tempo, fino all’arrivo del grande incendio del 1666 che brucerà gran parte di Londra assieme al terribile bacillo della peste.

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