ll grande Incendio di Londra del 1666

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Il Grande Incendio di Londra: si propaga in Londra da domenica 2 a mercoledì 5 settembre del 1666 e distrugge l’ 80% della città, quando questa si sta lentamente riprendendo dalla terribile epidemia di peste.

Il Grande Incendio e’ una delle più grandi calamità nella storia di Londra. Verranno distrutte 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, la dogana, la Cattedrale di Saint Paul, quattro ponti sul Tamigi e sul Fleet, tre porte della città… Non sarà conosciuto il numero delle vittime, ma si ipotizza siano state migliaia.

La prima scintillascocca il mattino presto nella bottega di un panettiere a Pudding Lane, vicino al London Bridge. Il forno si è surriscaldato e ha dato fuoco alla casa. Il panettiere e la famiglia riescono a fuggire, ma una serva perisce nell’incendio. Soffia un forte vento e le scintille arrivano a toccare l’albergo Star Inn a Fish Street Hill che va distrutto.

All’inizio non viene valutata a dovere la situazione. Lo stesso sindaco, Sir Thomas Bloodworth, avvertito dell’incendio, si esprime con una espressione poco ortodossa e volgare e se ne torna a dormire. Sei ore più tardi 300 abitazioni, numerose chiese e metà del London Bridge sono già andati distrutti. Le case, in parte di legno e unite le une alle altre, sono una facile esca per il vento che la fa da padrone sibilando paurosamente tra le fiamme crepitanti.

A Londra, al tempo, non esistono i vigili del fuoco. Il Tamigi è vicino, ma non vi è assolutamente modo di pompare le sue acque sulle spaventose lingue di fuoco. Gli abitanti, a tutta prima, non intendono lasciare le loro case e anche i piccioni sono della stessa idea… Il giorno dopo però, lunedì, le povere bestiole cadono stecchite dalle grondaie e il panico si diffonde.

Tutti vanno alla ricerca di un carretto per mettere in salvo le proprie masserizie. Sul Tamigi spunta un esorbitante numero di imbarcazioni stipate di gente. Il sindaco Bloodworth adesso è decisamente preoccupato e urla come un ossesso perchè ritiene, giustamente, che nessuno lo ascolterà più.

Il martedì mattina la regina Caterina lascia la città e si dirige verso Hampton Court. Interviene la marina che fa saltare in aria, con la polvere da sparo, gran parte di Tower Street, salvando in questo modo la Torre di Londra. Il giorno successivo ovunque è un immenso cumulo di macerie brucianti. Intanto il vento sembra calmarsi, ma ci sono ancora focolai a Temple e a Cripplegate, dove lo stesso re Carlo II si reca ad aiutare i soldati.

E’ ormai giovedì quando il peggio sembra passato. Il cumulo di detriti ancora fumanti scioglie le scarpe di chi si avventura nei dintorni. Gli sfollati sono accampati appena fuori città. Il re si reca a visitarli e smentisce le voci che indicano in un complotto, mirante a distruggere Londra, la causa dell’incendio. Gli atti di sciacallaggio sono limitati. E’ venerdì 7 settembre quando il Grande Incendio verrà completamente spento. I topi, portatori della peste, ovviamente moriranno tutti: questa è l’unica conseguenza positiva della terribile calamità…

Il Parlamento delibererà la costruzione di un monumento vicino alla bottega dove è scoccato l’incendio. Sarà sir Christopher Wren a far innalzare una colonna dorica di pietra di Portland alta 62,15 metri ossia la distanza che separa la base del monumento dal punto in cui è scoppiato l’incendio in Pudding Lane. 311 gradini portano alla sommità del monumento, da dove si apre uno straordinario panorama. Molte persone saranno attratte a salire sulla cima per programmare il proprio suicidio… Attualmente il ballatoio, posto alla sommità, è cintato da una gabbia metallica di protezione a scanso di ulteriori eventuali tentativi suicidi. Leggi: Monumento al grande incendio.

Vi è pure un altro monumento dedicato alla memoria dell’incendio, situato vicino a Smithfield Market, all’angolo tra Giltspur Street e Cock Lane. E’ una statua che rappresenta il “bambino d’oro di Pie Corner”. Purtroppo in città il 29 dicembre 1940 si verificherà un raid incendiario da parte dell’aviazione tedesca e sarà denominato il “Secondo Grande Incendio” di Londra.

Ci sono state molte profezie sullo spaventoso incendio perchè la data, nei numeri arabi, comprende il Numero della Bestia. In seguito si diceva che si fosse trattato di un complotto cattolico, oppure si riteneva che la città fosse stata messa a fuoco dal governo per debellare la peste. La ricostruzione verrà avviata tramite due commissioni: una da parte del re e l’altra nominata dalle autorità cittadine.

Londra verrà ricostruita in mattoni e pietra. Verranno migliorate le strade e il sistema fognario. Attualmente Londra è una città moderna, pur avendo mantenuto un disegno medievale delle sue strade. La cattedrale di San Paolo è stata ricostruita undici anni dopo l’incendio. Le prevenzioni anti incendio hanno un posto principale nell’amministrazione della città. Lo scrittore John Dryden, nel suo poema del 1667 “Annus Mirabilis”, forse anche per sfatare le dicerie delle cause dell’incendio, afferma che il fuoco è il segno di un favore divino e non già di una maledizione, in quanto Londra risorgerà dalle ceneri in fretta e più bella e sicura. Aveva perfettamente ragione!

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