Ricorrenza morte di Enrico VIII

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Morte di Enrico VIII  Re di Inghilterra

Enrico VIII muore il 28 gennaio 1547 a Londra, nel  palazzo di Whitehall.
abbiamo delineato in un apposito articolo, la  burrascosa vita di uno dei Regnanti più conosciuti, vita affascinante per la ricchezza di situazioni, spesso drammatiche, qualche volta comiche, sicuramente non noiose e a questo articolo rimandiamo per conoscere a grandi linee la figura di Enrico VIII, lo scontro con la chiesa, le sue vicende sentimentali sbocciate spesso in veri e propri omicidi, le sue abilità cavalleresche e la sua immensa cultura.

Ora, invece, a pochi giorni dalla ricorrenza della sua morte, proponiamo un articolo dell’ amico Marcello Tito Manganelli, che più di qualsiasi altro rende giustizia, nel bene e nel male a uno dei più grandi personaggi della storia Inglese e mondiale.

“Ricorre il 28 gennaio, l’anniversario della morte di ENRICO VIII. Dio salvi il Re!…Tutti conosciamo, almeno a grandi linee, la vita e l’operato del più noto e discusso Sovrano britannico. Conosciamo anche le sue enormi dimensioni: un torace così grande non s’è mai visto! Tutto in Lui era iperbolico e vorace, non solo gli appetiti sessuali e quelli della buona tavola. Fu un vero, grande Personaggio, quindi pieno di contraddizioni. Passava dallo scrivere un’opera sulla DIFESA DELLA FEDE, per poi sollazzarsi con la prima donna che incrociava nei corridoi o negli angoli non necessariamente più bui di Hampton Court Palace. Componeva nobili sonetti, brani musicali (gli si attribuisce la meravigliosa GREENSLEEVES) e intanto comandava con crudeltà e pugno di ferro, difendendo ferocemente la Sua Casata (TUDOR) e volendo far grande l’Inghilterra. Che poi lo divenne realmente, dopo che ebbe sconfitta la Spagna di Filippo II e con l’enorme sviluppo culturale di quello che a ragione si chiama il Rinascimento Inglese: lERA ELISABETTIANA. Chaucer, Shakespeare…Di sicuro la questione EREDE AL TRONO era vera; ma anche il fatto che si stufava presto di ritrovarsi nel letto sempre la stessa donna come consorte legale. Era un “donnaiolo”, diciamo così, certamente non votato alla fedeltà coniugale; ma -si sa- i doveri legati al Trono obbligano non poco chi ha gravata la testa da un corona troppo pesante. Ma nell’andamento delle vicende storiche, contano molto anche il CARATTERE, la PERSONALITA’ e -perché no?- gli “scherzi del sesso” di chi della Storia è protagonista perché LA FA. “Non divida l’uomo ciò che Dio ha unito”, insegna il Maestro. E questo precetto religioso divenne Legge civile, l’inosservanza della quale portava addirittura alla scomunica, che allora era temutissima perché significava come minimo l’allontanamento dalla comunità. E magari, come PENITENZA, la perdita di una CARICA PUBBLICA! Il problema è sempre il solito. Il PECCATO può diventare REATO, quindi perseguibile in termini di applicazione della Legge? La LEGGE CIVILE deve adeguarsi a quella RELIGIOSA? E’ un bel problemino, vero? Per ciò che riguarda il MATRIMONIO, evitando ogni disamina su tutto ciò che può significare, dal suo fine sino al suo impatto e significato sociale, mi limito ad osservare solo questo: tutto sta a vedere se è vero che proprio Dio unisca certe coppie, anche quando non regali. Il Papa già gli diede una dispensa dal primo matrimonio per questioni legate proprio alla Corona. Una dispensa dalla dispensa certo non avrebbe potuto darla. Diciamo pure che “venne introdotto il divorzio”, ovvero che lo Stato può intervenire anche in materia che era normalmente amministrata dal Potere religioso, ovvero dalla Chiesa di Roma. Stavano sorgendo gli STATI NAZIONALI e questa “tutela romana” seccava non poco i Regnanti, anche perché la Chiesa d’allora esigeva non pochi quattrini, era esentata da oneri vari, influiva pesantemente sugli affari interni e sulla politica e soprattutto proibiva un po’ troppe cose, cominciando dal “possesso” delle Sacre Scritture, nel senso che ESSA SOLA aveva il DIRITTO ed il POTERE d’interpretarle. Quindi: il LATINO ecclesiastico è l’UNICA LINGUA PERMESSA col divieto assoluto di qualsiasi traduzione in QUALSIASI LINGUA NAZIONALE. Abbiamo dovuto attendere sino al Concilio Ecumenico Vaticano II (1963-’65) per veder cambiate un bel po’ di cose, specialmente ciò che riguarda il concetto dei Sacramenti, la Collegialità dei Vescovi e l’introduzione della LIBERTA’ RELIGIOSA come diritto umano e di coscienza fondamentale. La spaccatura con Roma non fu come quella poi introdotta da Lutero o Calvino. La Chiesa anglicana mantiene ancor oggi forme liturgiche e contenuti di carattere Cattolico. Una certa dose di Protestantesimo venne introdotto con la grande Elisabetta I d’Inghilterra, che fece adottare un BREVIARIO, diciamo così, diverso da quello Romano. La “vecchia Teologia romana” bollò di CESAROPAPISMO la nascente Comunità anglicana “inventata” da Enrico VIII prima e confermata poi da Elisabetta. C’è una parte di verità in questo; ma se uno vuole informarsi bene bisogna dia uno sguardo generale che deve comprendere anche la l’evoluzione interna della teologia Protestante e l’involuzione di quella Cattolica, volutamente legata al Tomismo che fece “dimenticare” a Roma la Teologia antica che era comune all’unica Chiesa allora esistente. Oggi non esistono più queste differenze, se non su alcuni punti comunque cruciali: il “ruolo” del successore di Pietro, il celibato sacerdotale, il sacerdozio femminile, il ruolo del Laicato. In ogni chiesa Anglicana, specialmente in quelle storiche, c’è lo stemma di Elisabetta I sita nella parte riservata ai fedeli. Che vuol dire? Che ci fu un patto tuttora in vigore. La Corona ha potere sino alla balaustra, o all’altare: oltre l’altare, la Chiesa è libera: è QUESTA la relazione CHIESA-STATO nel Regno Unito. Il Sovrano inglese ha privilegi e poteri sino ad un certo punto; così come la Chiesa Anglicana non può superare il suo confine. Enrico VIII rimane, forse a sua insaputa, come un riformatore la cui presenza e le cui decisioni furono enormemente importanti. Non fu solo l’ingordo e sensuale marito di sei mogli che ripudiò, mandandone alcune sotto la scure del boia. Rest In Peace, great HENRY VIII”.  ( by Marcello Tito Manganelli )

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In memoria di Enrico VIII d’Inghilterra, nel giorno anniversario della Sua scomparsa… Testo e musica di questo magnifico brano  gli sono attribuiti… Ne trascrivo una versione… “Ahimè amore mio voi mi ferite / Rifiutandomi scortesemente / Mentre io vi ho amato così a lungo / Godendo della vostra compagnia / Greensleeves era la mia gioia / Greensleeves era la mia felicità / Greensleeves era il cuore della mia gioia / Greensleeves era il mio cuore d’oro / E chi altro se non la mia signora Greensleeves” – Rest In Peace ( by Marcello Tito Manganelli )

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