“L’Italia è una paese che si spaccia per moderno, ma è rimasto a trent’anni fa”. Paola Cortellesi si racconta su Londonita

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Ci sono i cervelli in fuga… e quelli che fanno ritorno! E c’è Paola Cortellesi che ha deciso di essere proprio uno di loro, di quest’ultimi. Tanto per provare cosa si sente a esserlo. Non per sempre, giusto il tempo di un film. Provare la sensazione di essere discriminati, a vantare una intelligenza che non viene calcolata, a cercare un proprio ruolo nella società senza mai trovarlo. E tutto questo lo fa in Italia. E poi lo racchiude in un film dal titolo “Scusate se esisto”, in parte scritto proprio da lei. Dopo le proiezioni italiane, la pellicola è approdata in Giappone riscuotendo così tanto successo da essere stata acquistata. Ieri sera, invece, era a Londra in occasione dell’anteprima inglese organizzata da CinemaItaliaUk.

Discriminazione nei riguardi delle donne, talenti che vengono lasciati fuggire via e una volta tornati a casa viene riservato loro il peggior trattamento. All’estero avranno pensato che si tratti di un film di fantascienza. Nessuno mai avrà creduto che nel 2015 in Italia avvengono ancora di queste cose, giusto?
(ride) Diciamo che non è stata proprio questa la reazione che abbiamo ricevuto – racconta Paola Cortellesi nell’intervista rilasciata a Londonita poche ore prima della proiezione di Londra – anche se il film è stato volutamente realizzato per strappare delle risate, l’obiettivo finale è sempre stato quello di proporre delle riflessioni su tematiche come la discriminazione sulle donne, le coppie di fatto, la crisi del lavoro, i talenti in fuga. Magari l’Italia agli occhi di molti, stranieri soprattutto, è considerata un paese “moderno”, ma alla fine nel quotidiano ci rendiamo conto che è ferma a trent’anni fa.

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Paola Cortellesi in una delle scene di “Scusate se esisto” girate a Londra

Sono infatti certo che “Scusate se esisto” viene compreso molto di più da un italiano all’estero, rispetto a un italiano a casa propria che invece forse si sofferma più sulla risata che genera rispetto alla riflessione. Certe volte vedere le cose da fuori aiuta meglio a comprenderle?
Forse questo può essere valido quando si parla di cervelli in fuga, dove ovviamente chi è emigrato sa di cosa parliamo, anzi ci si rivede proprio. Ma ti assicuro che al termine delle proiezioni in Italia, ho ricevuto parecchi messaggi e incontrato parecchie donne che hanno manifestato i loro disagi in ambito lavorativo. O anche di coppie che vorrebbero essere riconosciute nella formula “di fatto” ma che per lo Stato sono ancora nulla. Per non parlare dei gay. Sì, è vero, parliamo comunque di Italia, un paese che si considera “moderno” ma che invece realmente non lo è. Ma lo stesso è accaduto negli Stati Uniti con la protesta delle donne di grandi aziende che denunciavano stipendi inferiori rispetto ai loro parigrado uomini, o anche per alcuni paesi del Nord Europa dove si sono registrate discriminazioni nei riguardi di persone omosessuali. Ogni cosa va affrontato caso per caso. A me tocca l’Italia perché è il mio paese, dove sono nata e dove voglio vivere e, se posso, dare una mano per migliorarlo.

Sei solita realizzare film o piéce teatrali su argomenti che hai a cuore, come nel caso di quest’ultimo. Quale sarà il prossimo argomento che ti sta a cuore e che porterai in scena o sul grande schermo?
Rimango sulle discriminazioni contro le donne, ma questa volta affondo di più il coltello. Parlo di una donna incinta al quale non viene rinnovato il contratto di lavoro e si trova col nulla tra le mani in un momento delicato della sua vita. Riprende un mio lavoro teatrale di qualche anno fa dove in scena ero solo io che interpretavo vari ruoli. Per il riadattamento cinematografico sarò in compagnia di Alessandro Gassman e Fabrizio Bentivoglio. Questi giorni stiamo già girando ma ho voluto prendere una pausa perché ci tenevo a presenziare all’anteprima inglese del mio film.

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La moderatrice Caterina Soffici, l’attrice ​Paola Cortellesi, il direttore di CinemaItaliaUK Clara Caleo Green, il regista Riccardo Milani (Photo credits Annie Tobin)

Con l’anteprima UK di “Scusate se esisto”, quindi, torni a Londra dove avete girato alcune scene iniziali del film, quando interpreti un capocantiere dalle parti di King’s Cross. Come ti sei trovata in quei giorni di riprese?
Benissimo, anzi ho sfatato alcuni stereotipi tipici degli inglesi che sono persone fredde, inquadrate, che non si spostano dalla loro idea neppure un centimetro. Tranne io e mio marito (il regista Riccardo Milani) il resto della troupe era tutta inglese. Abbiamo girato giusto pochi giorni ma sono stati momenti molto intensi e abbiamo stretto alcune belle amicizie tanto che alla fine del lavoro, per festeggiare, siamo andati tutti a bere una Guinness. Sono stati davvero molto carini, disponibili, direi anche “morbidi” nell’apprendere magari decisioni prese all’ultimo secondo, tipiche di noi italiani. Poi, che dire, Londra ha un fascino tutto suo: grande metropoli, multiculturale, spazi enomi e milioni di persone da conoscere. Però, io, preferisco la mia Italia anche perché ormai a una certa età mi rimane un tantino difficile digerire il fish & chips.

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Il Q&A al termine della proiezione al Genesis Cinema al quale hanno preso parte oltre 350 persone (Photo credits Annie Tobin)

 

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