“Londra è sempre stata come un Eden per me”. Il premio Oscar Gabriele Salvatores si racconta a Londonita

0

Esiste un’Italia a due velocità: quella della finzione che passa sul grande schermo, ogni sera della settimana, e quella che sempre ogni giorno approda nelle case degli italiani. Quando crisi, disoccupazione, politica corrotta e mancanza di valori fanno sistematicamente da contorno alle cene degli italiani.

La prima va spedita, sempre più spedita; la seconda pure, ma nella direzione opposta. La prima sta ridando credibilità al nostro Paese, la seconda lo sta invece sempre più affondando. Eppure sono entrambe figlie dal medesimo popolo. Solo che nella prima entra in gioco il grande schermo, quello della finzione per l’appunto, dove grazie a Paolo Sorrentino, Gabriele Muccino e Gabriele Salvatores, l’Italia sta tornando ai grandi livelli di una volta; dove gli attori stranieri, americani soprattutto, facevano la fila per essere diretti dai registi nostrani. Dopo un periodo di stasi, proprio negli ultimi anni i tre (e non solo) sono tornati a dare continuità a quel lavoro di cinema italiano d’avanguardia portato avanti dai loro prestigiosi colleghi negli anni Sessanta e Settanta.

Solo che il resto dell’Italia non sta seguendo la medesima direzioneracconta a Londonita il premio Oscar Gabriele Salvatores, a Londra in questi giorni ospite del London Film Festival -. Will Smith, Russel Crowe, Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda, Sean Penn, John Malkovich o Peter Stormare, tanto per citarne alcuni: loro i grandi del cinema mondiale che hanno deciso di dare voce e corpo alle storie dirette proprio dai registi italiani. Se anche gli altri settori del nostro Paese riuscissero a mettere quella professionalità e quel buono, che si sta mettendo proprio nel cinema, allora torneremmo ad essere quella grande Italia di cui si è sempre parlato, ma della quale oggi è rimasta solo una vaga idea”.

Non solo l’Italia sta vivendo un momento d’oro quando parliamo di cinema, ma anche il resto d’Europa: le ultime edizioni degli Oscar hanno premiato parecchi lavori provenienti dal Vecchio Continente, Inghilterra in testa.
Si è vero, ed infatti eviterei di parlare di cinema italiano, inglese, o francese, quanto invece di cinema europeo. E non lo faccio solo per puro patriottismo, quanto proprio per dare una sonora lezione al cinema americano che ha preso parecchio mercato a livello internazionale. L’Europa ha tanto da raccontare, ha capacità e idee da vendere, ma deve sicuramente fare più squadra. Anche se credo che siamo sulla retta via.

Salvatores 2In questo forse il flusso migratorio degli ultimi anni interno al nostro continente, sta contribuendo notevolmente. Soprattutto dall’Italia verso l’Inghilterra. Eppure l’opinione pubblica considera ancora tutto questo come una “fuga”. E’ lo stesso per lei?
Se fossimo nei primi anni del secolo scorso avrei detto di sì. Ma ora è una necessità. Non si può continuare ad andare avanti senza conoscere come il mondo è fatto. Un mondo che, per altro, diventa sempre più piccolo. I mezzi di trasporto più veloci e meno costosi di un tempo, e poi la tecnologia, stanno annullando sempre di più i confini spazio-temporali. Nel futuro prossimo sarà impensabile nascere, crescere e morire sempre nel medesimo luogo. 

Quindi la sua celebre trilogia della fuga (“Marrakech Express”, “Turné” e “Mediterraneo”), oggi avrebbe poco appeal se dovesse proporla ex novo? Calcolando che parliamo degli anni tra il 1989 e il 1990.
Ad oggi credo che sarebbe ancora attuale, perché come dicevo trasferirsi in un altro paese, così all’improvviso, è ancora considerata come sorta di “fuga”. Ma in futuro non lo sarà più. E quindi, vedrai che anche il cinema si adeguerà. Come ha sempre fatto.

Un po’ come ha fatto lei, che da ragazzo vedeva Londra come una meta dove potersi realizzare, ancor prima di sapere che sarebbe diventato un regista da Oscar. Quel sogno è ancora nel cassetto?
Sì, è sempre lì. Dal 1964 quando volevo diventare un musicista e vedevo la capitale inglese come l’Eden. Merito dei Rolling Stones, dei Beatles e degli altri grandi gruppi di fine anni Sessanta, che hanno permesso a Londra, e a noi ragazzi di quel tempo, di sognare ad occhi aperti. Poi le cose sono andate diversamente, ma le speranze sono ancora vive in me. Magari le ripongo in mio nipote che si è trasferito proprio a Londra, a 17 anni, sfidando la sorte; ha iniziato facendo il cameriere per tirare su i primi soldi, ed ora è studente di design.

Anche se poi la sua carriera è dirottata verso la cinematografia, il piacere di farsi emozionare da Londra è sempre rimasto?
Assolutamente sì. Ogni volta che vengo qui è come andare al parco giochi: in questi giorni sono stato alla Royal Academy a vedere la mostra di Ai Weiwei, i ritratti di Goya alla National Gallery, quindi le mie tappe fisse da Christie’s, Sotheby’s e alla Saatchi Gallery. Poi d’obbligo il giro per ristoranti che, a dispetto dei luoghi comuni, non solo nella capitale inglese si mangia molto bene, ma c’è un concentrato di varietà culinarie internazionali senza eguali. Non potrebbe essere da meno, visto il melting-pot unico della capitale.

Tornando al grande schermo, in primavera tornerà dietro alla cinepresa per il sequel de “Il ragazzo invisibile”. Ci sarà qualche novità che andrà ad aggiungersi alla sua personalissima interpretazione del genere “fantasy”?
Posso solo anticipare che questa volta il nostro giovane supereore si confronterà con tematiche da adulto: amore, sesso, morte. Ma rimarrà sempre un supereroe molto più vicino a una persona comune che a quelli che ci propinano il cinema a stelle & strisce. In questo film, nonostante si tratti di un fantasy, ho sempre desiderato che ognuno ritrovasse nel personaggio un po’ di se stesso, quasi a sentirsi dei supereroi.  O quasi no. Certo è, che tutto alla fine è così paradossalmente naturale e legato alla vita reale. Proprio perché non mi è mai piaciuto vendermi facilmente alle esigenze dei boxoffice, e tantomeno sentirmi come quel personaggio cantato da Carosone in “Tu vuò fà l’americano”.

Iscriviti alla Newsletter di londonita

Riceverai la Guida di Natale a Londra; Imperdibile!!!!

stai accettando le condizioni privacy prevista dall'art.13, D. Lgs. 196/2003
leggi la normativa