Speciality & Fine Food Fair di Londra: i prodotti italiani sulle tavole inglesi

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La Grand Hall di Olympia a Londra ha ospitato anche quest’anno la fiera delle produzioni artigianali del cibo di qualità, provenienti da tutto il mondo e dedicata al mercato UK, sempre più curioso di esplorare nuovi sapori.

Spazio di grande importanza per gli espositori, per lo più piccole aziende, che trovano nella Speciality and Fine Food Fair la vetrina giusta per arrivare all’attenzione dei grandi distributori britannici, senza essere schiacciati dalla presenza di grandi e già affermati marchi.

La grande sala dalla volta a botte in ferro battuto e vetro, ha accolto più di un migliaio di stand e registrato un afflusso di visitatori altissimo, tanto che, anche durante i giorni feriali, corridoi sempre affollati ed espositori indaffarati nell’accoglienza del pubblico, desideroso di conoscere nuovi prodotti e provarne i sapori. Speciality & Fine Food Fair Londra Finalmente massiccia la presenza di aziende italiane, che individualmente o sotto il patrocinio delle regioni, hanno portato l’eccellenza in un mercato che sta imparando a conoscere ed apprezzare le piccole realtà produttive in grado di offrire qualità e grande tradizione culinaria.

Osservatore e ospite d’eccezione della Provincia di Parma e del Consorzio del Prosciutto di Parma, Carmelo Carnevale, Presidente dell’Associazione Cuochi Professionisti Italiani in UK e chef internazionale di prim’ordine, che ha condiviso la sua analisi da esperto del settore ristorazione.

Carmelo Carnevale è un entusiasta della Speciality & Fine Food che considera la più bella vetrina per le eccellenze italiane. Ospite nello stand della provincia di Parma, il grande chef è particolarmente orgoglioso del riconoscimento delle 2* ottenuto dal culatello durante le degustazioni della manifestazione. Le ragioni del suo entusiasmo per questa fiera sono legate soprattutto all’opportunità per le aziende di nicchia, selezionate a monte dall’ente organizzatore, di arrivare direttamente agli acquirenti siano essi distributori, ristoratori o rivenditori. Per giunta, come spiega Carmelo, i costi di partecipazione sono decisamente abbordabili anche per le piccole imprese. Gli stand, infatti, costano il 30% in meno che in altre fiere, inoltre, mantegono da 3 anni lo stesso prezzo e chi, da un anno all’altro,  torna a partecipare, riceve anche una congrua riduzione per l’affitto dello spazio espositivo. Senza contare che la perfetta macchina organizzativa inglese garantisce una larghissima copertura mediatica e informazione di settore capillare, destinata a raggiungere tutti gli operatori del settore. Associazione cuochi italiani in uk

Nonostante la grande opportunità, la fiera in Italia non è molto pubblicizzata e, in genere gli espositori arrivano attraverso il passaparola e le testimonianze positive degli imprenditori. Uno dei motivi, secondo Carnevale, sta nei costi contenuti di partecipazione che non richiedono l’intervento contributivo degli enti locali o dei consorzi, che si muovono, spesso, davanti ad investimenti molto consistenti.

La considerazione di gran lunga più interessante fatta da Carmelo Carnevale, che merita grande riflessione, è relativa al crescente interesse del mercato britannico verso i prodotti e la cucina italiana. Si, è vero che, le popolari trasmissioni televisive e le proposte dei cuochi famosi nei ristoranti,  hanno rilanciato l’attenzione per la nostra tradizione culinaria, ma la grande spinta arriva dalla promozione turistica del territorio. In questo giocano un ruolo fondamentale  le regioni, cita l’esempio virtuoso della Puglia, e la loro attività condotta in occasione del World Travel Market, il più importante evento turistico in UK e tra i maggiori che si tengono in Europa.

Grande propellente dunque per stimolare i flussi dei viaggiatori, il WTM è la chiave per portare ricchezza direttamente nelle regioni e, di ritorno anche per l’esportazione dei prodotti, che conosciuti dal turista  direttamente sul posto, saranno apprezzati anche una volta finite le vacanze, se trovati nei menu o nei banchi dei negozi specializzati. Assecondando questa tendenza alla regionalità anche gli chef stanno rinnovando le carte dei menu, introducendo ricette tipiche e proponendo il meglio che ciascuna regione della nostra penisola ha da offrire.

Una ventata di rinnovamento, mescolando antichi ingredienti e nuovi sapori, che darà al Made in Italy l’occasione di continuare a primeggiare sulle tavole inglesi e, perchè no, favorire il rilancio dell’economia e delle esportazioni. Speciality and Fine Food Fair Londra

Antonella Antonella Sciortino

 

 

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