Tradizioni di Natale a Londra

Il Natale a Londra tra tradizioni religiose, miti folklorici e narrazioni semi-serie

E’ fuor di dubbio che nessuna festa come il Natale abbia esercitato un fascino irresistibile su tutte le culture di tradizione cristiana, ma è anche vero che questa spesso si intreccia, come in un groviglio inestricabile, con miti, usanze folkloriche e narrazioni letterarie che, se pur ne hanno reso magico e unico il suo spirito, hanno finito con il tradire volutamente ed offuscare l’evento centrale della festa.
Ognuno sa, o dovrebbe sapere, che il cuore di questa antica festa romana che celebrava il Dies Solis Invicti, ossia il
trionfo del dio Sole in concomitanza con l’equinozio invernale, è costituito da un evento “marginale” che
ha cambiato il corso della storia umana: la nascita di Gesù di Nazareth, intorno al 4-5 dell’era romana e nel convenzionale anno 0, in una cavità rupestre di Betlemme. Da allora quella nascita, cui poi i suoi seguaci assegnarono una valenza divina, avrebbe diviso in due la storia: avanti Cristo e dopo Cristo.
Dall’umile nascita del mite Gesù nella mangiatoia-grotta di Betlemme alla sontuosa celebrazione dell’odierno Natale vi è come un abissale differenza, una sorta di spartiacque, che se da un lato sconcerta moralisti e fondamentalisti cristiani, dall’altro continua ad animare la fervida fantasia di scrittori e la creazione di miti antichi e nuovi.
Londra, quale specchio dell’Inghilterra e del mondo occidentale, rappresenta certamente uno di quei luoghi ideali dello spirito ove è ancora possibile ritrovare tutti i simboli di una celebrazione corale che afferendo a diversi ambiti (religioso, civile, folklorico, culinario, commerciale) ne combina in maniera peculiare i contrastanti e consolidati habitus mentali che oscillano dal buonismo forzato del giorno natalizio allo shopping compulsivo nei grandi magazzini, dalle crasse e opulente ricette culinarie al canto dei Carols, dalla scelta della card natalizia all’addobbo festoso dell’albero, dal silenzio assoluto di metro e trasporti pubblici ai giochi d’azzardo, etc.
Di fronte al proliferare di tanti usi, costumi, tradizioni e abitudini “natalizie” viene spontaneo chiedersi: da dove proviene la ricchezza così variegata delle celebrazioni natalizie londinesi? Chi fu la prima persona ad addobbare l’albero di Natale o a spedire la prima Christmas card? E quando e perché iniziò la venerabile tradizione dei Carols Service?
La risposta a molte ed altre domande concernenti l’origine e lo sviluppo del Natale a Londra ( il natale “inglese”) è
una sola: il Principe Alberto di Sassonia (1819-1861). Sposo esemplare della Regina Vittoria, la cui figura
complessa ha creato un mito eterno dalle infinite e contrastanti sfumature, il Principe Alberto esportò molte usanze dalla nativa Sassonia all’Inghilterra nella seconda metà del XIX sec. Tra tutte spicca certamente quella dell’albero di Natale, simbolo della vita che nasce e si rigenera, cui i germani da tempo immemorabile riservavano un vero e proprio culto di adorazione. Attorno alla figura di questo Principe munifico, amante delle arti e del buon gusto, nonché della vita morigerata e irreprensibile, la tradizione popolare londinese, quasi come un ideale contraltare alla sua proverbiale seriosità germanica, ha intessuto una fitta trama di racconti dal sapore dissacrante e osceno tesi a spiegare l’origine di moltissime usanze e tradizioni natalizie inglesi, di cui parlerò nel corso di questo articolo. Pur se nelle ristrettezze dello spazio impostomi, cercherò di rispondere a queste domande ricreando una sorta di viaggio nella storia letteraria e civile della Londra tra XIX e XX secolo, unitamente alle curiosità “sotterranee” di aneddoti popolari mai raccontati a causa della loro disonesta impudicizia, ma che rappresentano l’anima viva di una città e di una nazione dal carattere verace, rude, sprezzante e ironico.

Christmas Carols ( Carols Services) : antesignani dello spirito natalizio londinese.

ChristmascarolsIl nostro viaggio non può che iniziare con i Christmas Carols. La parola carol sta per inno o canto di contenuto natalizio, e proviene dal francese Noel, ossia Natale. Sebbene le prime “caroles of Christemas” compaiano in un’opera del 1426 di John Awdlay, maestro di musica e cappellano nello Shrophsire, è verso la fine della cosiddetta età georgiana (seconda metà del XVIII sec.) che vengono pubblicate due ricchissime raccolte di musiche natalizie, la prima commissionata dai Membri del Parlamento e stampata presso Bodmin, la seconda su iniziativa dello studio legale Cornish. Circa 100 anni dopo, nel 1880, il giorno della Vigilia di Natale, per la prima volta, presso la cattedrale di Truro, fu celebrato uno speciale servizio liturgico di nove letture denominato Carol Service. Questa sorta di “conferenza” liturgica comprendente nove letture e nove inni tratti dai vangeli sinottici, nata nel contesto
rurale dei villaggi del West Country, si diffuse ben presto in tutte le città del Regno, raggiungendo poi a Londra vette di sofisticata raffinatezza ecclesiastica nella Cattedrale di San Paolo, all’ Abbazia di Westminster e nelle principali chiese e rettorie della città. La più nota e tradizionale cerimonia del Carol Service è quella che si svolge a Cambridge, nella notte di Natale, all’interno della cappella del prestigioso King’s College. Gli allievi del College, componenti di uno dei Cori polifonici più importanti del mondo, fanno a gara per intonare da solisti il primo e struggente inno Once in Royal David’s Baby. Vi è una vera e propria gerarchia di ruoli nel canto delle carole a Cambridge, e la voce solista che apre tutta la cerimonia è sempre scelta a turno tra i migliori pupils del College, tant’è che essa col tempo ha costituito un vero e proprio status symbol.
Oggi il Carol Service, oltre che ad essere celebrato in tutte le Chiese (sia anglicane, protestanti che cattoliche) nella settimana precedente il Natale e il giorno della Vigilia, è diventato patrimonio “culturale” nazionale, a tal punto che tutte le Scuole primarie e secondarie durante il mese di dicembre dedicano ore di prove e di studio per la rappresentazione delle carole natalizie.
I nove inni, che ripercorrono la storia biblica della natività di Gesù, intercalati da letture scritturistiche e spirituali e a volte anche da danze, sono i seguenti:
1. Gabriel’s Message: L’Annuncio della nascita di Gesù;
2. On a Day When Men Were Counted: il censimento dell’Imperatore Cesare Augusto;
3. While Shepherds Watch Their Flocks: l’annuncio della nascita di Gesù ai pastori;
4. Come, All Ye Shepherds: l’adorazione dei pastori;
5. Star of the East: la stella dell’Oriente;
6. We Three Kings: l’adorazione dei Re Magi;
7. Coventry Carol: il massacro dei bambini innocenti per mano di Erode;
8. Good King Wenceslaus: narra la leggenda del Re polacco Venceslao che soccorse un povero nel
giorno di Santo Stefano (26 dicembre);
9. I Heard the Bells on Christmas Day: ovvero della tradizione di suonare le campane a festa delle
Chiese il giorno di Natale.
A questa struttura “classica” spesso si aggiungono altri canti mutuati dalle varie tradizioni natalizie dell’Europa centrale, sicché il Carol Service può essere considerato alla stregua di una “opera aperta” che riceve influssi, rivisitazioni e integrazioni provenienti dagli ambiti più diversi delle culture musicali. Una menzione particolare merita il cosiddetto gruppo religioso “Esercito della Salvezza” (Salvation Army) che fin dal 1878 si esibisce per strada in piccole performance bandistiche suonando gli inni della tradizione natalizia. I Carol hanno sempre esercitato un fascino particolare sulla letteratura e la musica inglesi, tant’è che sotto questo nome sono stati creati veri e propri capolavori.
a-christmas-carolCharles Dickens (1812-1870) – solo per citare il più noto – intitolò proprio A Christmas Carol un romanzo breve di genere fantastico a tema natalizio, pubblicato a Londra nel 1843. Esso costituisce il più importante romanzo della raccolta The Christmas Books che include The Chimes (Le campane), The Cricket on the Hearth (Il grillo del Focolare), The Battle for Life (La battaglia della vita) e The Haunted Man (Il patto col fantasma).
Dickens che viveva nella Londra industriale del Secondo Ottocento, con un alto tasso di mortalità infantile a causa di fame e malattie, concepì il romanzo breve “Il Canto di Natale” come opera di aspra critica sociale, mescolando al genere fantastico delle apparizioni una sorta di “buonismo” filantropico tipico della borghesia europea del XIX secolo. Il canto dickensiano è dunque all’origine del cosiddetto “spirito del Natale” che trasforma anche gli spiriti più maligni, fosse anche per un solo giorno all’anno, in creature compassionevoli e attente alle esigenze del prossimo. Ebenezer Scrooge, protagonista del racconto, uomo arido e tirchio, viene visitato la notte di Natale da tre Spiriti: il Natale Passato, il Natale Presente e il Natale Futuro. Questa strana visita è preceduta dall’ammonizione dello spettro del defunto amico e collega Jacob Marley, che lo induce alla conversione totale e al cambiamento di vita.
Il Canto unisce al gusto del racconto gotico l’impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile, attaccando l’analfabetismo: problemi esasperati apparentemente proprio dalla Poor Law (Legge contro la povertà), comodo tappabuchi tanto inefficace quanto dannoso ideato dalle classi abbienti.
La tradizione popolare londinese racconta un divertente apologo sull’origine di questa consolidata tradizione musicale. Pare che il giorno della Vigilia di Natale del 1853, mentre il Principe Alberto e la Regina Vittoria stavano per consumare la loro cena natalizia, qualcuno bussò alla porta di Buckingham Palace. Alberto diede un’occhiata attraverso le tende del salotto e vide sul ciglio della finestra il Maestro di Cappella della Cattedrale di San Paolo, Sir William Sterndale-Bennett che indossava una lunga sciarpa e teneva in mano una lanterna. Dietro di lui vi erano i 500 membri del coro di San Paolo, compreso il rinomato baritono di fama internazionale, Jean-Baptiste Faure e Dame Jenny Lind, il famoso “usignolo svedese”, i quali avevano speso gli ultimi tre mesi dell’anno provando alla perfezione uno speciale concerto di Christmas Carols, al fine di intrattenere la Famiglia Reale.
Nel vederli, Alberto sussurrò alla sua famiglia di spegnere le luci e di nascondersi. Sir Sterndale-Bennett trascorse circa venti minuti bussando insistentemente alla porta e osservando attraverso le finestre, mentre Vittoria, Alberto e i loro diciassette figli rimasero rannicchiati dietro i divani facendosi beffe del coro. Il fallimento di questa esibizione costrinse il coro ad abbandonare il palazzo reale e a tornare in Chiesa, ove per la prima volta fu eseguito il Carol Service. Da questo singolare evento nacque il detto “hiding from carol singers“, ossia nascondersi alla vista dei suonatori di carol in segno di ironico sberleffo e di disinteresse.

 

Christmas Card: il trionfo del buonismo ipocrita.

La Christmas card rappresenta senza alcuna ombra di dubbio il trionfo di quel buonismo ipocrita, che sovente si incarna nello spirito del Natale inglese. Parola quasi magica per tutti i paesi anglosassoni, la carta degli auguri christmas-cardsnatalizi è una tradizione consolidata a Londra, una sorta di vera e propria istituzione sociale che sfocia in un dovere intimo di augurare Buon Natale anche al peggiore e più antipatico dei colleghi e degli amici con frasi solenni come questa May your Christmas be merry, happy and bright!
La card 
che ha una funzione quasi spirituale (tirare su il morale, ritessere la trama delle relazioni interpersonali) spesso viene consegnata a mano oppure spedita nella settimana precedente il Natale. Essa è più importante del regalo stesso, che a volte può anche non esserci. Ma la card sì! Questa rende memorabile e more polite (più raffinato) il Natale inglese, e a cagione di ciò esiste una incredibile varietà di Christmas Card, dalle più eleganti e costose di Liberty o Fortnum & Mason alle più economiche e divertenti di Paperchase o Waterstone. E’ una tradizione talmente sentita quella di inviare o consegnare a mano una card a chiunque (colleghi, vicini di casa, amici, parenti) che si usa mettere in mostra le cards che si ricevono. C’è anche chi le mette in fila su qualche mensola, sul camino, e chi usa un card holder, pannelli che si appendono o appoggiano in casa e che possono contenere un certo numero di cards.
E’ un evento 
così importante che persino la Royal Mail (le poste britanniche) ogni anno annuncia una data entro la quale garantisce che le cards inviate arriveranno a destinazione prima di Natale. Normalmente è intorno alla prima settimana di Dicembre.
Anche sulla tradizione della Christmas card grava l’ombra del Principe Alberto di Sassonia.Christmas-cards-natale-Londra
Antichi racconti popolari londinesi dal sapore quasi boccaccesco narrano che la prima Christmas card fu inviata dal Principe Alberto alla sua consorte Vittoria nel Natale del 1858. Secondo queste fonti orali pare che il Principe avesse perso la sua voce dopo avere contratto una pesante infezione alla gola a seguito di una performance sessuale con una prostituta di basso rango a Whitechapel. Essendo impossibilitato dall’augurare alla consorte Buon Natale con la propria voce, scrisse su un cartoncino “Merry Christmas” e pose sopra di esso un fiocco di neve.
La Regina Vittoria fu talmente felice di quell’inaspettato dono che 
decise di chiamarlo Christmas card, inaugurando così dalla sede reale di Buckingham Palace l’inizio di questa gloriosa tradizione nazionale. Questo irriverente racconto riferisce infine che da allora in poi, fino alla sua morte, il Principe Alberto all’inizio di dicembre era solito uscire alla ricerca di prostitute in Whitechapel e che contraeva sempre la stessa infezione alla gola, prima di inviare la speciale Christmas card all’amata consorte e a chiunque conoscesse corredandola della significativa frase “Love from Vic, Al and the kids!” (Con amore da Vittoria, Alberto e i bambini).

L’Albero di Natale

Fu il Principe Alberto che tra il 1849 e il 1850 trasferì dalla nativa Sassonia l’antichissima usanza germanica del Tannenbaum o Albero di Natale (Christmas Tree) a Londra e conseguentemente nell’Inghilterra.
Si tratta in genere di un abete, o altra conifera sempreverde, addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, Christmas-Trees-tradizione natalizia-inglesedolciumi e piccoli regali. Alla base dell’albero natalizio ci sono gli antichissimi usi, tipici di varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, e la credenza che le luci, che li illuminavano, corrispondessero ad altrettante anime. Allo stesso modo venivano ornati anche i vari Alberi cosmici con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle. In particolare l’abete era sacro a Odino, potente dio dei Germani.
E’ ancora un altro gustoso e ironico apologo della tradizione popolare del Natale londinese a raccontare le
origini di questa radicata usanza natalizia. Il 24 dicembre 1849 la famiglia reale si ritirò nell’Isola di Wight, in East Cowes, per trascorrere il Natale presso la Osborne House. Non appena arrivati, il Principe Alberto si affrettò a preparare, con l’aiuto dei suoi nove figli, le decorazioni natalizie che egli aveva sistemato in un cumulo a forma di montagnetta, come era tradizione nell’Inghilterra vittoriana. Tuttavia, quando egli osservò attentamente quella enorme pila di decorazioni, gli parve che mancasse qualcosa che potesse rendere più solenne e festiva l’atmosfera del palazzo. A cagione di ciò fu convocato in salotto un lacchè della corte regale, e gli fu riferito di stare con le braccia allargate mentre la Regina Vittoria, il Principe Alberto e i loro nove bambini appesero sul suo corpo ogni sorta di palle, perline e candele, lo avvolsero di orpelli e posero sul suo capo la statua di una fatina danzante. Quel lacchè rimase così in piedi ed immobile in un angolo del salotto per dodici giorni, fino a quando non morì di fame, sete e atrofizzazione delle ossa. Fu trascinato fuori e abbandonato dietro un capannone.
L’anno seguente, ossia nel 1850, la coppia reale decise di decorare un albero invece di un lacchè, un grande abete simile a quelli di cui sono pieni i boschi della Germania. Da allora l’albero di Natale divenne una tradizione nazionale!

Christmas Jumpers: il perfetto regalo del Natale londinese

Dall’ albero di Natale passiamo ai doni, altro importante elemento che compone il quadro delle tradizioni natalizie inglesi. Essi vengono tradizionalmente riposti sotto l’albero e consegnati dal vecchio e simpatico Sancta Klaus, reincarnazione pagana del vescovo cristiano San Nicola di Bari, che la notte o alle prime ore del giorno di christmas-jumpersNatale giunge puntuale alla porta di ogni casa solcando i cieli di ogni nazione con la sua enorme slitta trascinata dai cani del Polo Artico o dalle renne. Fare o richiedere un regalo a Babbo Natale significa anche esprimere un desiderio, e per questo l’albero di Natale nell’immaginario collettivo è l’albero dei desideri, da quelli più semplici e innocenti dei bambini a quelli più sofisticati degli adulti. Ogni desiderio sarà di certo esaudito dal generoso e simpaticone Babbo Natale. A Londra, fino a qualche decennio fa, era tradizione regalare a Natale un maglione o felpa di lana (Christmas jumper) interamente intessuta a mano da un’anziana e abile componente della famiglia. Di solito questo maglione recava al centro il disegno del famoso pupazzo di neve, detto snowman. Gli strati popolari più bassi e disagiati della città che non potevano certo permettersi il lusso di comprare o ricevere regali, tantomeno nuovi maglioni che potessero sostituire gli stracci rattoppati di cui si rivestivano, erano soliti definire questo tradizionale dono natalizio “Fucking Awful Christmas Jumpers” (orribili fottutissimi maglioni di Natale!).
Un altro racconto popolare londinese riferisce l’origine di questa usanza raccordandola sempre alla figura del Principe Alberto, eletto quasi a innocente capro “espiatorio” e immolato sull’altare delle più strane, bizzarre e impudiche storie di popolo. Pare appunto che il primo maglione natalizio o jumper fu donato al Principe Alberto nel Natale del 1854 dalla zia, la Principessa Luisa di Orleans, moglie dello zio Leopoldo, Re del Belgio.Christmas-jumpers-tradizione-natalizia-inglese
Il maglione dai vivaci e splendenti colori, che sua zia aveva tessuto amorevolmente a mano, risultò però essere molto grande per Alberto, giacché aveva una manica più lunga e una più corta e il motivo del pupazzo di neve, tessuto al centro, non sortì il giusto effetto ed essendo sacrificato dalla parte più lunga del maglione, non era facilmente visibile. Pur tuttavia Alberto lo indossò con grande soddisfazione e mostrandosi così alla famiglia reale disse: “Pur essendo un orribile fottutissimo maglione di Natale, rimane il mio preferito!”.
Si racconta anche che quando nel 1858 la Famiglia reale del Belgio venne in visita a Londra, Alberto indossò il maglione dicendo all’amata zia, la Principessa Luisa d’Orleans, che era il suo abito preferito. Dopo la morte di Alberto, si narra che questo famoso maglione venne usato come materasso per la cuccia del cane della Regina Vittoria, e che andò perduto poco prima della morte della Regina, avvenuta nel 1901. Da questo aneddoto si può capire come sia ancora viva e popolare, anche se sfalsata, la memoria del Principe Alberto nell’immaginario collettivo
della low class londinese, che forse ancor oggi non potendo ricevere alcun regalo a Natale impreca dicendo
Fucking Awful Christmas Jumpers!

Il Natale a tavola: i Christmas Crackers e i piatti tipici

La vigilia di Natale, il giorno più magico dell’anno denominato dagli inglesi Christmas Eve, è interamente dedicato alla preparazione della cena e del pranzo di Natale, nonché all’addobbo della tavola.
A differenza di molte tavole natalizie, quelle inglesi hanno un elemento curioso che ne abbellisce ulteriormente christmas-crackers-natale-inglesel’aspetto estetico e conferisce ad esse anche un tocco di leggero divertissement.
Si tratta dei cosiddetti Christmas Crackers, che vengono posti accanto al tovagliolo e che sicuramente rappresentano l’elemento più caratteristico della tavola natalizia inglese. A chi per la prima volta li osserva nelle vetrine di negozi e negli scaffali dei supermercati i Christmas Crackers appaiono come dei caramelloni rivestiti di
carta argentata e dorata con decorazioni luccicanti. Il nome farebbe pensare ai croccanti e sottili cracker di farina, invece si tratta di veri e propri petardi che contengono coriandoli e stelle filanti. All’inizio della cena di Natale il padrone di casa, o Landlord, invita tutti i partecipanti a fare esplodere i crackers tirandoli come se si dovesse spacchettare una caramella. Può avere così inizio la cena della vigilia di Natale. Ove le circostanze lo richiedano, è anche usanza indossare sul capo una corona di carta rivestita di finto argento e oro, a ricordo dei Tre Re Magi (Three Wise Men) che si recarono presso la grotta di Betlemme per adorare il Bambino Gesù.
Sebbene la cucina inglese goda di una pessima reputazione, dobbiamo anche dire che un’eccellente cucina locale però esiste davvero, anche se è un’impresa ardua scovarla e gustarla.
Gli inglesi, infatuati delle cucine altrui, si sono pericolosamente allontanati dal loro glorioso passato gastronomico, che ora appare sempre più come un miraggio. Sono pochi i piatti tradizionali inglesi che godono di buona salute, moltissimi quelli che rischiano l’oblio. Il Natale non sfugge a queste considerazioni generali, anche se in realtà molti piatti tradizionali resistono al mutare dei tempi. In questo particolare contesto vorrei illustrare una serie di piatti storici che imbandivano annualmente le mense natalizie della classe medio-alta, conferendo alla cena della Vigilia e al pranzo di Natale un carattere sontuoso e allo stesso tempo ridanciano, tale da generare un’innumerevole serie di apologhi e narrazioni popolari.Christmas-lunch-tradizione-inglese
Principe della tavola natalizia inglese è il plum pudding o Christmas pudding che rappresenta per gli
inglesi ciò che per gli Italiani è il pandoro e il panettone, o per i Tedeschi lo Stollen, insomma il vero, tipico
dolce natalizio, senza il quale Natale non sarebbe Natale. Molto simile al Christmas cake la sua preparazione non richiede molto tempo e a volte, quando non si fa uso del pudding comperato al supermarket, può essere cucinato la mattina stessa della vigilia di Natale. Dal sapore intenso e deciso, questa sorta di budino dalla forma di palla è un concentrato di frutta (uva sultanina, noci, ciliegie, uva passa, mele) spezie, canditi, il tutto impastato con farina, latte e uova e archristmas-puddingomatizzato con birra. In genere viene servito con una soffiata di zucchero a velo e un piumino di panna. Non ci sono menù standardizzati o uniformi per la Vigilia o il giorno di Natale, ma in genere nelle tavole natalizie inglesi non mancano mai i seguenti piatti tradizionali:
a) Fagottini della Cornovaglia, fatti con pasta sfoglia e riempiti di carne bovina;
b) Timballini di salmone affumicato Sissi;
c) Zuppa fredda di pomodori, con peperone rosso, cetrioli e menta;
d) Salmone bollito e crocchette di salmone fritto con menta;
e) Uova fritte alla scozzese;
f) Manzo alla moda del pastore;
g) Coronation chicken;
h) Spezzatino alla birra;
i) Roast beef servito con baby potatoes al forno e burro;
j) Cosciotto di agnello alla salsa di menta;
k) Roast Turkey, tacchino arrosto ripieno di spezie;
l) Insalata di pollo “Diamond Jubilee”;
m) Budino dello Yorkshire;
n) Apple pie;
o) Crumble di frutta;
p) Eton mess;
q) Christmas pudding;
r) Yule log, molto simile al “salame turco” italiano.

Natale a Londra: giorno di pace e di bellezza…

E’ oltremodo noto come gli inglesi più ortodossi cerchino di osservare nel modo più preciso possibile le tradizioni natalizie, dalla cena della Vigilia alla Messa della Mezzanotte, dagli intelligenti giochi da tavola (parlour games) fino allo scambio dei regali. Dal momento che la corretta esecuzione di questi “riti” comporta un certo dispendio di A-Christmas-Carol-a-londraforze, il giorno di Natale è il giorno più sacro dell’anno per un inglese ligio alla tradizione, e dunque giorno a-lavorativo per eccellenza! Ragion per cui, al fine di godere un profondo ed intimo senso di relax familiare, da tempo immemorabile il 25 dicembre a Londra non circolano mezzi di trasporto, fatta eccezione per i taxi che assicurano solo certe fasce orarie. Tutto tace nella convulsa metropoli all’alba del Natale. Non ci sono le code e le folle che in genere rendono la city un groviglio inestricabile di turisti, lavoratori, uomini d’affari, passanti e semplici curiosi. I musei sono chiusi, così come molti ristoranti e pub. Chi avesse la fortuna di visitare Londra il giorno di Natale
potrebbe imbattersi in una città quasi muta, sorprendentemente tranquilla e a dimensione d’uomo, in cui gli unici suoni udibili a distanza sono i canti corali delle Messe anglicane, cattoliche, battiste, metodiste, provenienti dalle Chiese addobbate a festa e anche alquanto affollate. Solenni liturgie in old English conformi all’antica tradizione della Riforma anglicana vengono cantate in tutte le chiese di Londra, e con speciale pompa nell’Abbazia di Westminster, nella Southwark Cathedral e nella Cattedrale di San Paolo, ove il Vescovo della diocesi di Londra, al pari del Papa a Roma, impartisce una speciale benedizione al popolo al termine del solenne pontificale delle 11. Altre solenni Messe vengono cantate nelle principali Chiese cattoliche della Città: dalla Westminster Cathedral, sede cardinalizia e Madre Chiesa di tutte le chiese cattoliche d’Inghilterra, ove le raffinatezze musicali del Coro cattolico più prestigioso del mondo si uniscono alla linda bellezza del tempio, al Brompton Oratory in Knightsbridge, autentico tempio barocco del revival cattolico tridentino, ove la sublime Messa delle 11 viene rigorosamente cantata in latino con il concorso di Coro ed Orchestra, fino alla Chiesa italiana di Saint Peter in Farringdon, più nota a Londra come Little Italy, ove i solenni motivi quasi da opera lirica del prestigioso Coro si fondono alla lieve dolcezza della Messa cantata in lingua italiana. Completa il quadro sacro-liturgico del giorno di Natale il tradizionale Canto del Vespro tra le 4 e le 5 del pomeriggio che nelle Chiese anglicane viene denominato Evening Song ed assume tutte le caratteristiche di un concerto sacro a tema natalizio, specie nella Cattedrale di San Paolo e nell’Abbazia di Westminster.

Alcuni aneddoti popolari sul giorno del Natale

Il quadro del Natale a Londra sarebbe incompleto o mutilo se ignorassimo alcuni aneddoti popolari sempre legati alla figura del monumentale Principe Alberto di Sassonia. In genere questi apologhi o storielle popolari a metà tra il sarcastico e il fiabesco sono in realtà un pretesto per spiegare alcune espressioni, idiomi o comportamenti tipici del periodo natalizio in Inghilterra. Ci sono infatti due espressioni idiomatiche quasi intraducibili che rimandano ad alcuni eventi che, seppur non realmente verificatisi, offrono una chiave di lettura alquanto convincente di questo interessante quadro storico-folklorico sulle tradizioni natalizie londinesi.
Il primo idioma è “Falling Asleep in Front of the Bond Film“, che pressappoco significa: addormentarsi di fronte ad un Film di Bond. L’espressione è legata ad un fatto che sarebbe accaduto nel pomeriggio del Natale del 1852, quando a Buckingham Palace arrivò l’esploratore Sir Augustus Pitt-Rivers con la speciale intenzione di intrattenere la Corte Reale con uno show di lanterne magiche intitolato “Le meraviglie dell’Impero”. In soli 20 minuti l’intera Corte reale, la quale aveva mangiato un grande tacchino con tutti gli abbondanti contorni, cadde subito in sonno profondo. L’anno seguente, il Principe Alberto decise che sarebbe stato tempo di cambiare, e così invece del borioso avventuriero incaricò un assassino e una spia, un certo Sir Richard Burton, di raccontare qualcuna delle sue eccitanti avventure erotiche ambientate nei luoghi più esotici e lussureggianti del pianeta. Ma l’effetto fu sempre lo stesso, perché l’audience reale, che aveva ancora una volta mangiato della grossa rimpinzandosi con tacchini e maiali, dopo 20 minuti dall’inizio dell’eccitante racconto di Burton cadde ingloriosamente tra le braccia di Morfeo.
Questa tradizione continua ancora nei nostri giorni, dal momento che gli inglesi cominciano a chiudere i loro
occhi per un minuto durante la prima avvisaglia di un break nel pomeriggio di Natale, consacrato alla visione di un film di James Bond, e li riaprono in tempo giusto per vedere i titoli di chiusura del film. Da questo episodio è nata appunto l’espressione proverbiale “Falling Asleep in Front of the Bond Film“.

babbo-natale-a-LondraL’altro idioma, un po’ più licenzioso, dedicato al conflittuale rapporto tra cognati dice “Pain in the Arse Brother in Law“, ossia provare dolore alla vista dei “fottuti” cognati, che è tutto un programma, ove Arse sta per deretano o fondoschiena! Non tutti gli usi e le tradizioni festive del Natale sono così piacevoli come il budino, i Carols, i regali sotto l’albero. Uno di questi che è appunto provare dolore alla vista di quella faccia di deretano di un cognato potrebbe rovinare e compromettere inesorabilmente l’atmosfera gioiosa del giorno di Natale. Anche questa tradizione, secondo l’aneddotica popolare, è legata alla figura del Principe Alberto.
Pare che nel giorno di Natale del 1851, la sorella della Regina Vittoria, la Principessa Alessandra di Sassonia, fosse venuta a Londra per festeggiare il Natale a Buckingham Palace in compagnia del marito Dennis, un venditore di candele del Leicester il quale era solito calzare scarpe scivolose. Per l’intero pomeriggio Dennis sedette sulla poltrona di Alberto, raccontando una serie infinita di boriosi aneddoti auto-esaltanti sulla sua carriera nel mercato delle candele, vantandosi dei prezzi concorrenziali di trasporto del suo brand industriale, ridendo ad alta voce sui suoi giochi di parole e bevendo tutte le bottiglie di birra tedesca di Alberto. Intorno alle 9 della sera, Alberto aveva iniziato ripetutamente a controllare le sue tasche e a sbadigliare in maniera quasi teatrale, ma Dennis non capì per nulla le avvisaglie del cognato e si lanciò senza alcun ritegno in un interminabile racconto dello speciale premio che aveva
vinto la sua Azienda per avere venduto moltissime candele in un solo mese. Era quasi mezzanotte quando la Principessa Alessandra e il marito Dennis decisero finalmente di andare via, dicendo che sarebbero ritornati il prossimo anno. Inorridito da questa prospettiva, Albert promise solennemente che se avesse dovuto soffrire, allora il resto delle sue sofferenze sarebbe stato parimenti simile a soggetti di tal fatta.
Nella prima seduta del Parlamento dopo le feste natalizie del 1851, il primo ministro Lord Melbourne, facendosi portavoce di questa istanza del Principe Alberto, fece passare una nuova legge che prevedeva che qualsiasi cittadino inglese che provasse sofferenza alla presenza dei rispettivi cognati li avrebbe avuti come ospiti fissi il giorno di Natale. Sebbene la legge ai nostri giorni non sia mai stata applicata, pur tuttavia 165 anni dopo la sua istituzione questa venerabile tradizione rimane ancora viva.

Il Boxing Day come epilogo delle feste natalizie

Le festività natalizie londinesi si concludono il 26 dicembre con il cosiddetto Boxing Day, ossia il giorno di Santo Stefano, che nella tradizione inglese assume questo nome perché era il giorno in cui ci si scambiava i regali di Natale e i Lords, per un solo giorno all’anno, regalavano ai loro più fidati servitori un box, una scatola piena di dolciumi e leccornie varie. Pare che l’istituzione di questo giorno festivo e alavorativo, inizialmente di tradizione inglese, fosse stato poi estesa a tutta l’Europa. Esso fu anchedenominato Bank Holiday in quanto a-lavorativo e quindi giorno di vacanze delle banche. E’ oltremodo curioso notare come a Londra e in Inghilterra molti altri giorni di vacanza, distribuiti nel corso dell’anno, dipendano dalla chiusura delle banche. Oggigiorno il Boxing Day è il giorno d’inizio dei saldi post-natalizi e seppure i negozi osservino orari ridotti, è un’occasione propizia per pianificare i prossimi acquisti prima
della fine dell’anno.
Ancora un altro aneddoto popolare che ha come protagonista il “povero” Principe Alberto spiega l’origine dell’idioma A 3 hour Boxing Day Toilet Visit: una doverosa visita di tre ore al bagno nel Boxing Day per smaltire tutte le pesantezze dei pasti natalizi. Pare che nel giorno di Natale del 1850 la Regina Vittoria avesse regalato al marito un solido ed elegantissimo orinatoio d’argento.
Il Principe deliziato di questo prezioso dono, volle subito installarlo facendo un grande buco sul muro della sua stanza e impiantando una lunga catena per lo scarico dell’acqua posta su un apposito vaso appeso alla parete. Alberto dichiarò soddisfatto alla moglie che quello era il più piacevole e utile regalo che avesse mai ricevuto. Tuttavia, il giorno seguente, appunto il Boxing Day, quando egli andò in bagno per collaudare il suo orinatoio, il suo deretano rimase incastrato sulla stretta tazza, lasciando il povero Alberto immobilizzato per la maggior parte del pomeriggio. Fu convocato infine l’ingegnere Sir Isambard Kingdom Brunel, il quale riuscì a liberare il Principe dall’orinatoio solo nel tardo pomeriggio. La notizia che Alberto aveva trascorso 3 ore in bagno nel giorno di Santo Stefano (Boxing Day) si diffuse subito a Londra, e piuttosto che spiegare la reale ragione dell’accaduto, Buckingham Palace inventò la storia che sedere in bagno tutto il pomeriggio del Boxing Day fosse un’antica tradizione germanica che il Principe voleva mantenere anche in Inghilterra. L’usanza continua ancora oggi, sicché dopo circa 200 anni tutti gli inglesi onorano questa tradizione seguendo l’esempio del Principe Alberto.

 

Epilogo: Eternal London haunts us still!

Potrà sembrare alquanto irriverente aver riportato aneddoti di tal fatta, ma la creazione di ogni tradizione, e specialmente quella natalizia, vive solo nella feconda interazione tra le varie componenti
culturali delle cosiddette classi egemoniche, o elites, e le narrazioni aneddotiche delle classi subalterne, le quali prendendosi gioco dell’ordine stabilito e della razionalità imposta e livellatrice, trovano spesso la giustificazione di fatti ed eventi fuori della loro portata mistificandone profondamente il significato, se non addirittura creandone uno nuovo che aggiunge colore, ritmo e carnalità a storie altrimenti votate ad una asfittica comprensione intellettuale priva di gusto, senso e passione.
In tal senso le tradizioni del Natale inglese offrono ancora innumerevoli spunti di riflessione al turista, allo studioso, al curioso o a chiunque voglia ritrovare il gusto di una ermeneusi profonda delle storie e dei costumi umani, la quale, lungi dal nutrirsi di sterili dibattiti accademici, vive nella forza primordiale e sanguigna del racconto, della farsa, dell’apologo e della tremenda trasposizione quasi mitica e sfalsata di fatti e persone. Londra come macrocosmo e microcosmo di umanità variegata conserva gelosamente ancora un cuore antico, verace e quasi selvaggio, sebbene l’ingentilirsi dei costumi, l’addolcimento della lingua per i continui influssi degli stranieri e il proliferare di mastodontici grattacieli che sfidano le leggi della fisica la facciano apparire come una metropoli modernissima e dal passo inarrestabile. Londra è anche questo, ma non solo questo. Piuttosto oserei dire che la vera Londra, soprattutto la Londra natalizia delle luci, degli addobbi, dei colori sgargianti e dei divertimenti più perversi, lungi dal mostrarsi interamente pare voglia nascondere qualche messaggio più intimo, segreto e subliminale che giace forse nelle torbide e oscure profondità del suo grande fiume, il divino Tamigi, che riesce ancora a plasmare la storia di questa città unica al mondo.
Non trovo altra logica conclusione di questo breve itinerario storico se non nelle parole tremende e pur vere del martire Tommaso Moro, il quale contemplando la sua Londra dall’alto di quella orribile Torre in cui fu rinchiuso per essersi proclamato fedele al credo cattolico, ebbe a scrivere prima della sua condanna a morte uno dei più grandi atti d’amore nei confronti di questa città.
Go where we may, rest where we will
Eternal London haunts us still!”
Andiamo ovunque lo riteniamo opportuno, arrestiamoci pure ovunque lo vogliamo
Londra eterna sarà ancora e per sempre la nostra ossessione!
Gaetano Algozino London, South Norwood, 16 dicembre 2015

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